Corriere della Sera 11/05/2007, pagg.1-11 Bill Emmott, 11 maggio 2007
Serio e goffo, ecco Mr. Brown. Corriere della Sera 11 maggio 2007. La Gran Bretagna si appresta ad attraversare un periodo di transizione molto insolito, con un cambiamento del tutto prevedibile a capo del governo
Serio e goffo, ecco Mr. Brown. Corriere della Sera 11 maggio 2007. La Gran Bretagna si appresta ad attraversare un periodo di transizione molto insolito, con un cambiamento del tutto prevedibile a capo del governo. il passaggio da un leader laburista, Tony Blair, a un altro politico laburista, Gordon Brown, l’uomo che è stato il più stretto collaboratore del premier durante il decennio al potere. Adesso che Tony Blair ha annunciato le sue dimissioni, il successore verrà eletto alla guida del partito senza nessuna vera opposizione. Brown è stato ministro del Tesoro per gli ultimi dieci anni e ha guidato un’economia in ottima salute, che ha registrato una crescita stabile e un calo della disoccupazione. Eppure la cosa strana è questa: né il Paese, né il partito laburista stesso, si sentono davvero rassicurati dall’idea di vedere Brown nella poltrona di primo ministro. Questo premier inevitabile è anche un premier poco amato e, per molti, non voluto. Questa stranezza nasce in parte dal fatto che in Gran Bretagna il primo ministro viene sostituito senza elezioni generali, un fenomeno che mette sempre in imbarazzo gli inglesi. Dopo le elezioni del 2005, in cui i laburisti sono usciti con una maggioranza molto ridotta, la costituzione non prevede un’altra tornata elettorale fino al 2010. In pratica, è probabile che le elezioni si svolgeranno entro il 2009 al più tardi, perché pochi primi ministri intendono aspettare fino all’ultimo momento consentito prima di indire le successive elezioni. Sono in molti a ipotizzare addirittura che Brown potrebbe indire le elezioni in anticipo, nel 2008, perché vorrebbe vedersi confermare il mandato direttamente dall’elettorato. In questo momento, tuttavia, i conservatori dell’opposizione sono in vantaggio, nei sondaggi di opinione, rispetto ai laburisti, di otto o nove punti percentuali. Mr Brown si aspetta di vedere i sondaggi mutare in suo favore prima di arrischiarsi a indire elezioni anticipate. Maquesti sondaggi cambieranno? La difficoltà di Gordon Brown, in un certo senso, è di essere fin troppo conosciuto dagli elettori. Brown sarà il nuovo primo ministro, ma essendo stato un protagonista di spicco del governo Blair per un decennio, non può proprio vantarsi di rappresentare un cambiamento radicale. Dopo un così lungo periodo di governo laburista, i semplici ritmi della politica suggeriscono che quando si indicono le elezioni, gli elettori sono propensi a votare per il cambiamento. E questo è particolarmente vero dopo la grande innovazione di Tony Blair, ovvero che i due principali partiti oggi competono essenzialmente per la medesima posizione centrista. Tony Blair ha rubato molte idee ai suoi predecessori conservatori, Margaret Thatcher e John Major, distruggendo così l’idea che il partito laburista possa incarnare qualcosa di completamente diverso, un’ alternativa socialista basata su una forte tassazione e un’elevata spesa sociale. E il leader dei conservatori di oggi, David Cameron, si rifà proprio al personaggio di Tony Blair, sia per lo stile che per il programma centrista. Gordon Brown non sarà proprio il nuovo che avanza, ma cercherà di ribadire le sue differenze da Tony Blair. Con ogni probabilità, farà entrare nel governo un buon numero di giovani ministri, proprio per suggerire che i laburisti sono capaci di rinnovamento. pronto a lanciare una vasta gamma di nuove iniziative politiche, che prepara già da almeno un paio d’anni, per dimostrare di avere idee fresche e una nuova carica di energia. Il guaio è che gli sarà difficile modificare l’immagine pubblica sua e del partito, già radicata tra gli elettori. L’immagine pubblica dei laburisti è quella di un governo che ha messo a segno molti successi ma che oggi si presenta corrotto e arrogante. A Brown non si imputano accuse personali di corruzione, anzi, è un personaggio di grande integrità. riuscito a prendere le distanze dal peggiore scandalo degli ultimi anni, la presunta vendita dei seggi della Camera dei Lord in cambio di generose donazioni alle casse del partito laburista. sfuggito inoltre alle accuse per la partecipazione della Gran Bretagna all’invasione americana dell’Iraq. Eppure, pur essendo considerato un personaggio pulito, la sua immagine non è interamente positiva. Gordon Brown è nato in Scozia, figlio di un predicatore protestante, il che gli conferisce un’immagine di uomo onesto, ma anche una certa qual arcigna, o scostante, austerità, perché questa viene comunemente associata al protestantesimo scozzese. Tutti vedono benissimo che è una persona molto intelligente e di grandi ambizioni, eppure queste caratteristiche non appaiono del tutto positive, nella valutazione del pubblico. Non si tratta della solita diffidenza tradizionale degli inglesi verso gli intellettuali, anche se questa rientra indubbiamente nel quadro complessivo. Più importante è il fatto che Brown venga considerato un uomo ambiguo e senza scrupoli. Come ministro del Tesoro, un incarico che gli inglesi designano tuttora con l’appellativo medievale di Cancelliere dello Scacchiere, non ci si poteva aspettare che dieci anni trascorsi ad aumentare le imposte avrebbero giovato alla sua popolarità. Ma la frase che gli è rimasta appiccicata addosso, con grave danno di immagine, è stata l’«imposta di sotterfugio»: il far finta di ridurre le tasse mentre in realtà queste venivano aumentate con sistemi subdoli o nascosti. Per di più, il suo più stretto collaboratore nel governo lo ha accusato di recente di aver gestito il suo ministero con metodi «stalinisti». Pertanto Gordon Brown resta un uomo pulito, integerrimo, ma assai poco amato. Ha guadagnato qualche punto di umanità convolando a nozze durante il suo mandato, e successivamente per una tragedia personale, la morte della prima figlia alla nascita cinque anni fa. La sua reazione a quella tragedia personale è stata intensamente privata e così pure il suo utilizzo (ovvero, «non utilizzo») dei figli che gli sono nati successivamente per scopi politici, specie in confronto con Tony Blair, che ha sfruttato nel modo più sfacciato la nascita del suo ultimo. Ma il principale problema politico di Gordon Brown non è come gestire la sua vita personale, quanto piuttosto il suo scarso «appeal» agli occhi del pubblico. Per chiunque l’abbia conosciuto o gli abbia parlato, questo è davvero sorprendente, perché Gordon Brown sa essere una persona interessante e divertente in occasione di un pranzo o di una cena. Conosce un’infinità di fatti, sa raccontare come pochi le migliori battute politiche, sa spiegare con chiarezza i suoi obiettivi politici. E in più ha un dono particolare, cruciale in politica: un’ottima memoria per le facce e le persone. Ricordo di essere rimasto colpito da questa sua capacità la seconda o terza volta che l’ho incontrato, quando ci siamo imbattuti casualmente a una mostra d’arte a Londra e si è subito ricordato dei miei anni trascorsi in Giappone (ricollegandosi anche alla mostra, che esponeva dei dipinti di Claude Monet di chiara ispirazione giapponese). Malgrado queste virtù personali, Mr Brown non si presenta bene in pubblico. In televisione è goffo e impacciato, le sue risposte alle domande si trasformano presto in noiosi monologhi, quasi fosse uno scialbo professore universitario. Durante le interviste, la mascella gli si contrae inavvertitamente, un tic facciale assai poco telegenico del tutto assente nelle conversazioni faccia a faccia. In ultima analisi, la verità è che Gordon Brown non è una creatura politica naturale, di questi tempi dominati dal video: è più un Al Gore che un Bill Clinton, e non può certo paragonarsi a Tony Blair. La domanda che oggi assilla tanto lui quanto gli elettori inglesi è: «che cosa può fare per superare questi ostacoli?» La tentazione, e certamente quella dei suoi collaboratori, sarà di far finta che sia cambiato: il nuovo primo ministro è un uomo nuovo, che si è sacrificato per un intero decennio a far da spalla a Tony Blair, mentre oggi è contentissimo di baciare i bambini e di mostrare un volto più popolare, meno severo e intellettuale. Gordon Brown ha già messo in atto le nuove tattiche. Una volta insediato a capo del governo, però, un comportamento del genere rischia di trasformarsi in un errore. La sua immagine è troppo radicata per consentirgli spazi di manovra. Se cerca di dimostrarsi popolare, sarà sempre sconfitto dal leader conservatore David Cameron, di dieci anni più giovane e un uomo politico spontaneo, sullo stile di Blair e Clinton. Una tattica migliore sarebbe dar risalto ai suoi veri punti di forza: l’esperienza, l’integrità morale, l’impegno per una società equa, un bagaglio che David Cameron non può ancora vantarsi di possedere. Dopo tutto, Gordon Brown ha gestito un decennio di successi economici, dei quali può andare giustamente fiero. Quello che il governo laburista non è riuscito ancora a realizzare è un vero miglioramento nei servizi pubblici, quali istruzione, salute e trasporti, servizi finanziati in gran parte dai contribuenti. Pur essendo stato ministro del Tesoro, nessuno sembra sapere davvero quello che Brown pensa del servizio pubblico, perché è sempre parso un alleato poco convinto delle riforme di Tony Blair. Se vorrà vincere le prossime elezioni generali, e assumere un incarico che non sia semplicemente di primo ministro provvisorio, quasi di supplente, dovrà dimostrare al pubblico qual è la sua posizione su questi temi scottanti. E dovrà convincere gli elettori che i servizi pubblici saranno più al sicuro nelle sue mani che non in quelle di David Cameron. Brown dovrà superare un paio d’anni assai difficili e controversi prima di affrontare il vero test elettorale. Bill Emmott