First 11/05/2007, pag.92 Francesco Bonami, 11 maggio 2007
Il Grande bluff. First 11 maggio 2007. Domanda: quale di queste tre opere d’arte ha più valore? 1) L’annunciazione di Leonardo, quella recentemente mandata a mangiare sushi a Tokyo e per la quale c’è chi si è incatenato ai pilastri degli Uffizi
Il Grande bluff. First 11 maggio 2007. Domanda: quale di queste tre opere d’arte ha più valore? 1) L’annunciazione di Leonardo, quella recentemente mandata a mangiare sushi a Tokyo e per la quale c’è chi si è incatenato ai pilastri degli Uffizi. 2) Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt. 3) Le sbrodolate di colore, ”dripping” in gergo, N. 5 di Jackson Pollock. Attenzione: quando parlo di valore in questo caso non intendo valore storico o artistico ma banalmente valore economico, quindi prima di rispondere pensateci bene. La risposta giusta è: la sbrodolatura di Pollock del 1948, recentemente aquistata da un collezionista messicano per una somma di 140 milioni di dollari. Secondo Klimt, venduto a 135 milioni di dollari, terzo Leonardo, fatto partire dall’Italia con un valore assicurativo di circa 133 milioni di dollari. L’oligarca Roman Abramovich, che si è comprato la squadra di calcio del Chelsea per 233 milioni di dollari, potrebbe benissimo permettersi il nostro Leonardo. Paradossalmente, le opere d’arte che hanno un maggior valore storico e artistico, quelle nei musei, essendo rimaste fuori dal mercato per così tanto tempo oggi valgono meno delle opere meno importanti degli stessi artisti, che alcuni privati riescono ancora a portarsi a casa. Si potrebbe dire quindi che il mercato sopravvaluta le opere d’arte, mentre la storia dell’arte le sottovaluta. Guardiamo allora le dieci opere che, per qualche motivo, sono state sopravvalutate o sottovalutate dal punto di vista economico o da quello storico, o magari da entrambi i punti di vista. Il Jackson Pollock N. 5 è un bel quadro, ma certo più bello è Lucifer del 1947, che sta appeso da sempre alle pareti del Moma di New York. Se venisse venduto costerebbe ben più dei 140 milioni pagati per il N.5. Allora, il signore messicano non si è comprato il miglior Pollock possibile ma si è accontentato di acquistare il più costoso, anzi è lui che lo ha fatto probabilmente diventare il più caro, mostrandosi disponibile a pagare qualsiasi cifra pur di poterlo possedere. Il Pollock N. 5 quindi non potrà mai diventare il Pollock più bello e neppure il più importante, a meno che una catastrofe distrugga tutti quelli conservati nei musei del mondo. Un po’ lo stesso vale per il Ritratto di Adele Bloch-Bauer realizzato da Gustav Klimt nel 1907. Chiaramente il Klimt più bello, famoso e importante, il suo capolavoro, Il Bacio, non è disponibile sul mercato ma lo si può andare a vedere a Vienna nella Galleria Belvedere. Il bilionario americano Lauder, non accontentandosi di andare a Vienna a vedere il capolavoro, ha deciso di fare pazzie per riuscire almeno a mettere le mani su un semi-capolavoro pagandolo 135 milioni e piazzandolo nel suo museo di arte tedesca e austriaca a New York, la Neue Galerie. Il pubblico non bada a sottigliezze e la sola idea di andare a vedere uno dei quadri con il prezzo di listino più alto del mondo è stata sufficiente a creare delle file lunghe un intero isolato. La qualità non può essere sempre acquistata, ma la quantità e la pubblicità sì. Oggi la parola ”capolavoro” è stata sostituita da ”carolavoro”. Ci sono opere d’arte che costano care e hanno un valore storico importante anche senza essere particolarmente famose. Solo pochi specialisti conoscono la tela False Start che l’artista pop americano Jasper Johns dipinse nel 1959. Di dimensioni modeste e molto colorato è stato pagato, da un collezionista privato di Chicago che lo ha appesso in salotto, 80 milioni di dollari. Come mai? Da una parte perché questo dipinto è molto importante nella storia dello stile di questo famoso pittore, da un’altra perché la sua rarità e il fatto che non tanti lo conoscono, e ancora meno lo hanno visto, lo rende estremamente desiderabile per un collezionista. Se l’opera è Forse sopravvalutata non si deve sottovalutare mai il desiderio di un ricco di poter comprare da un altro ricco qualcosa che quest’ultimo ricco non può più permettersi di avere senza rischiare di passare da idiota. Ma uno che ha 80 milioni da buttare in un quadro è veramente idiota? Non ci giurerei: chi crede che l’arte non ha prezzo di solito finisce per guadagnarci. Considerare un’opera sopravvalutata a volte significa sottovalutare la popolarità di certa arte e la mediocrità del gusto comune. Se un tempo il gusto mediocre aveva anche mezzi economici medi oggi esiste una nuova fascia di ricchi che possiede lo stesso gusto dei poveri e può permettersi di comprare quello che gli piace senza badare a spese. stato il caso di due signori russi, guarda caso, che a una recente asta da Sotheby’s a Londra si sono ”litigati” a colpi di sterlina una grande tela del 1998 di Peter Doig, nome ignoto ai più e anche ai meno, raggiungendo la cifra assurda di 10,5 milioni di dollari, cinque volte la stima iniziale del dipinto che già di partenza era folle. Why? Pourquoi? Perché? Perché il quadro di Peter Doig rappresenta una canoa su un lago (Canoa-lago è difatti il titolo) ed è dipinto in stile semi-impressionista, rappresenta la storia dell’arte più famosa, l’impressionismo appunto, e al tempo stesso le vacanze ideali dell’uomo qualunque. Il Doig non è certamente un capolavoro ma dà tranquillità e la tranquillità, come la salute, non ha prezzo. Il collezionista russo quando avrà ospiti a casa non correrà mai il rischio di non saper spiegare cosa vuol dire l’opera d’arte che ha sulla parete. Una canoa è, e sempre sarà, una canoa, anche se costa dieci milioni. Ci sono Poi opere d’arte che hanno valore perché sono uniche, speciali e non sembrano nemmeno opere d’arte. Famoso esempio: lo squalo sotto formaldeide (ovvero L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo) dell’artista inglese Damien Hirst. Pur essendo stata pagata molto, non è questo che la rende famosa o a suo modo importante. Lo squalo è un’opera d’arte importante perché nella sua deperibilità ci fa ricordare che nulla è eterno, nemmeno l’arte. Il valore di questa opera sta proprio nel sottolineare che il vero valore sta fuori dalle cose, nella memoria, nello spirito e nelle idee. Vale più la cacca o la piscia? Non è una riposta semplice. L’orinatoio, che Marcel Duchamp espose nel 1917 come se fosse stata una scultura, intitolandola Fontana, è una delle opere d’arte più importanti del ventesimo secolo e di tutta la storia dell’arte. Molto importante anche la Merda d’artista dell’italiano Piero Manzoni, che però non è un pezzo unico. Ovvero è un pezzo unico, immagino, dentro ogni scatoletta, ma di scatolette ce ne sono in giro parecchie, quindi il valore della cacca diminuisce. Il valore, eccessivo o meno, di queste due opere d’arte non è dovuto comunque alla consistenza dei materiali ma all’idea che a volte gli artisti diventano più importanti di quello che fanno, e questo non è un bene. Il valore lo hanno, se sono fatte bene, la pipì e la pupù, non chi le fa. Ci sono poi opere che hanno valore per la loro pura e semplice, bellissima banalità. Come Puppy di Jeff Koons, un cucciolone gigante fatto di fiori, davanti al quale non si può dire altre che "Che bello!". L’arte, a volte, è anche solo, per fortuna, questo. Esistono inoltre opere d’arte una volta sottovalutate e poi sopravvalutate, come la La Grande Jatte del puntillista (una sottomarca dell’impressionismo) Georges Seurat, oggi uno dei capolavori dell’Art Institute di Chicago. Quando però l’opera arrivò in America alla fine dell’800, comprata da alcuni collezionisti che erano andati a Parigi, nessuno voleva vederla. Oggi, pur essendo un’opera storicamente importante e bella, questo lavoro è sopravvalutato, essendo considerato addirittura la ”Gioconda” di Chicago. Finiamo proprio con la Mona Lisa, forse la più sopravvalutata delle opere d’arte, eppure ancora la più famosa. La prima volta che la gente fece la fila per vederla fu quando la rubarono. Davanti allo spazio lasciato vuoto dal ladro si formò una folla. Da allora la fama non del ”capo-lavoro” ma del ”logo-lavoro” di Leonardo è sempre cresciuta. Il suo valore oggi appartiene sì alla storia dell’arte, ma ancora di più al mondo più volgare e pratico del marketing. Sarebbe inutile provare ancora una volta a rubare la Mona Lisa perché la famosa Gioconda non è più un quadro ma una divinità. Quindi non appartiene più alla realtà delle cose ma all’immaginazione collettiva del mondo. Il vero valore delle opere d’arte allora è forse questo: riuscire a diventare di tutti, come Dio, senza mai dover appartenere a nessuno. Francesco Bonami