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 2007  maggio 10 Giovedì calendario

Giochi per un Papa sudamericano. La Stampa 10 Maggio 2007. La maggioranza dell’episcopato brasiliano e latinoamericano condivide una visione del mondo vicina all’antropologia marxista

Giochi per un Papa sudamericano. La Stampa 10 Maggio 2007. La maggioranza dell’episcopato brasiliano e latinoamericano condivide una visione del mondo vicina all’antropologia marxista. E su questa base, posta a fondamento della cosiddetta ”opzione preferenziale per i poveri”, si muovono sia la Teologia della liberazione sia il ”piano per la pastorale d’insieme” dell’episcopato brasiliano». La tassativa analisi, contenuta nel press book che i giornalisti hanno ricevuto dagli organizzatori ecclesiastici della visita di Benedetto XVI a San Paolo, sembra fatta apposta per giustificare ”il fine” che gli analisti brasiliani stanno adombrando da giorni sulle intenzioni del Pontefice. Il suo primo viaggio in America Latina sarebbe motivato dalla volontà di riprendere in mano il controllo della gerarchia cattolica in un Continente dove già vive il 40% della cattolicità globale. E dove le proiezioni situano, tra un paio di decenni, la tappa finale dell’esodo che la denatalità e la secolarizzazione dell’Occidente stanno imponendo al cristianesimo di tutte le confessioni. Quella brasiliana è stata la prima Chiesa (citiamo ancora il testo della scheda) ad aver iniziato, già a metà degli anni ”60, «politicizzando la sua presenza, a fomentare la divisione del clero e della Chiesa». L’appoggio dato ieri dal Pontefice all’opinione dell’episcopato messicano sulle pene in cui incorrerebbero i legislatori che votano leggi non conformi alla morale cattolica rischia quindi di superare l’inevitabile, e magari persino involontario, ”corollario” politico di ogni viaggio papale: in Brasile, il mese prossimo, il cattolico Lula farà legiferare sulla materia. E sembra riportare il dibattito ecclesiale alla fine degli anni Settanta, quando Giovanni Paolo II andò in Messico per ”normalizzare” l’episcopato messicano e colombiano che, con la conferenza di Medellin, avevano iniziato a mutare radicalmente l’immagine e l’azione delle loro Chiese. Il ”clube de Roma”, il gruppo di cardinali ai quali la stampa ispanica ha attribuito per anni un’azione lobbystica per una successione latinoamericana al pontificato wojtylano, era composto dagli ex vertici del Celam, l’organo di rappresentanza dell’episcopato continentale che, dopo aver sostenuto le indicazioni di Giovanni Paolo II, erano stati chiamati in posti importanti della curia romana. Al loro candidato, l’arcivescovo di Città del Messico Rivera y Carrera, il massimo rappresentante del «romanocentrismo» contestato dalla teologia della liberazione, l’episcopato latinoamericano aveva opposto il nome dell’honduregno Maradiaga, molto amato nel suo Paese e molto stimato daí suoi confratelli. E sono stati proprio Maradiaga e il brasiliano Hummes, ex arcivescovo di San Paolo e da poco chiamato a Roma come prefetto della congregazione del Clero, ad ottenere da Giovanni Paolo II prima e da Benedetto XVI poi la celebrazione di questa V conferenza generale del Celam dove, come ha dichiarato Maradiaga, che tra le sue tante qualità possiede anche quella di essere un conoscitore oggettivo delle cose economiche, i vescovi latinoamericani devono essere lasciati liberi di discutere su «come evangelizzare la politica e i politici, come poter dialogare con il mondo dell’economia. Perchè le vere armi di distruzione di massa restano la povertà, l’ingiustizia sociale e la corruzione». E questo, partendo da una somma di dati esperienziali che vede il primate del Perù, il cardinale opusdeista Cipriani, sospettare ogni opzione pastorale che pretenda di proiettarsi anche nel sociale come «uno sconvolgimento della dottrina mediante un’opzione marxista». Ma vede anche il primate dell’Argentina Bergoglio impegnarsi in prima persona, sostenendo i politici d’opposizione e il vescovo locale, perchè con un referendun popolare venisse cacciato il governatore corrotto inviato nella regione dal presidente Kirchner. Se a Cuba il nuovo vescovo di Pinar del Rio, opusdeista anche lui, taglia i fondi alla rivista pro diritti umani Vitral perchè manca spesso di rispetto al governo castrista, in Paraguay il vescovo Lugo abbandona il sacerdozio per candidarsi alle presidenziali: una specie di suicidio religioso per tentare di evitare al proprio Paese un suicidio politico e sociale. Filippo Di Giacomo