La Stampa 10/05/2007, pag.9 Fabrizio Rondolino, 10 maggio 2007
Le vacanze pericolose dei politici sotto l’ombrellone. La Stampa 10 Maggio 2007. La vacanza dovrebbe essere anche, e forse soprattutto, vacatio, sparizione, assenza
Le vacanze pericolose dei politici sotto l’ombrellone. La Stampa 10 Maggio 2007. La vacanza dovrebbe essere anche, e forse soprattutto, vacatio, sparizione, assenza. Un tempo oramai lontano era così anche per gli uomini politici, e delle passeggiate di Togliatti in Val d’Aosta o di quelle di De Gasperi per i monti del suo Trentino non si sapeva, all’epoca, pressoché nulla. Del resto, la prima foto di Berlinguer in barca fu pubblicata dall’«Unità» in occasione dei suoi funerali. Altri tempi, altri giornali. Gli anni Ottanta si aprono invece con le camminate di Pertini e con gli sci di Wojtyla: la vacanza-spettacolo, da allora, non ci ha mai lasciato. Così, nel corso degli anni è venuta distillandosi una specialità politico-giornalistica, l’«intervista sotto l’ombrellone», prediletta nella Prima repubblica da molti leader dc e socialisti (non da Craxi, però, che cominciò a ricevere i giornalisti ad Hammamet soltanto quando vi si trasferì stabilmente), e riesumata negli anni scorsi, in versione montanara, da Umberto Bossi a Ponte di Legno. La caratteristica principale dell’"intervista sotto l’ombrellone", nonché la condizione per venir pubblicata, è che contenga almeno uno sproposito, un’esagerazione, una scemenza. Sdegnosamente, un giorno Massimo D’Alema, quand’era segretario del Pds, dichiarò che in vacanza non si fanno dichiarazioni: anche per questo sceglieva la barca. Si possono però scattare fotografie, su una barca: e di certo le più famose sono quelle che ritraggono il nudo integrale di Pierferdinando Casini. E proprio la barca - o meglio: il panfilo da sessanta metri di uno degli uomini più ricchi del mondo - è stata la prima buccia di banana del neoeletto presidente dei francesi: persino al moderato «Parisien» è parso eccessivo vedere Sarkozy sullo yacht di Bolloré mentre in due giorni nelle banlieues sono andate a fuoco 1095 automobili. La vacanza-gaffe, tuttavia, è consustanziale alla vacanza-spettacolo, e dunque non c’è di che stupirsi: proprio come nei reality, anche in politica a forza di tenere le telecamere accese prima o poi ci scappa la parolaccia, o peggio. Il primo incidente vacanziero di rilievo, in tempi recenti, capitò all’allora vicesegretario del Psi, Claudio Martelli, che fu sorpreso all’aeroporto di Nairobi con (pare) «alcuni spinelli già confezionati». Era il Capodanno del 1989, Craxi sosteneva una legge molto restrittiva sugli stupefacenti e il caso, scoppiato a febbraio, fece molto rumore. In quello stesso anno un’altra vacanza - pasquale, questa volta, e campagnola - segnò una piccola rivoluzione politico-mediatica: Achille Occhetto si fece fotografare a Capalbio mentre baciava la moglie Aureliana. Era ancora il segretario del Pci, il servizio (pubblicato dal «Venerdì di Repubblica») suscitò l’indignazione appena trattenuta di molti dirigenti e, nei fatti, preannunciò la «svolta» di novembre. Altre vacanze sono state (o sono sembrate) politicamente inopportune, o semplicemente ridicole: ne è un esempio il Capodanno di Giovanna Melandri da Briatore, a Malindi. La notiziola uscì sull’«Espresso», e lì sarebbe rimasta, se il ministro non avesse sdegnosamente smentito, autodefinendosi una «turista consapevole» (sic!) e aggiungendo che in Kenya partecipa da tempo a ben due iniziative umanitarie. Dopodiché «Chi» pubblicò le foto che la ritraggono in kaffetano, impegnata in una danza scatenata… «Non capisco perché la Melandri si vergogna di Flavio», commentò Simona Ventura. Più inquietanti, per quel sapore un poco decadente che stona con l’immagine ottimistica e prestante del Cavaliere, le foto che lo mostrano in Sardegna, durante le vacanze di Pasqua, con alcune ragazze in jeans e maglietta («militanti di Forza Italia», rivelerà più tardi il portavoce Bonaiuti). Ma su Berlusconi in vacanza gli aneddoti, le gaffes, gli imbarazzi e le foto sono pressoché infiniti, e fanno parte a pieno titolo dell’esondazione mediatica permanente cui l’uomo ci ha abituato. Basterà ricordare - ma qui siamo alle foto iconiche, alle immagini che lanciano un messaggio e segnano un’epoca - la foto che lo ritraeva alle Bahamas, intento nel jogging quotidiano, due passi avanti al gruppo (Confalonieri, Letta, Galliani…), lui in maglioncino ad aprire la via e tutti gli altri dietro, in calzoncini e maglietta bianca. Gianfranco Fini che si fa fotografare nell’hotel-igloo finlandese, o ai tropici subito dopo un’immersione, o sotto la neve fra i grattacieli di New York, appartiene invece ad un’altra categoria, più casereccia e innocua, e somiglia piuttosto a Totò e Peppino in gita a Milano. Già, perché i politici nostrani, alla fin fine, sono dei simpatici provinciali, le vacanze le chiamano ancora «ferie» e quando possono corrono al paesello, dove di norma hanno provveduto ad edificare una villa sontuosa, prova tangibile del successo nonché ritrovo permamente di amici, parenti e clientes. Paragonati alla Ceppaloni di Mastella, il «Chiantishire» prediletto da Blair o la Costiera amalfitana di Schroeder appaiono scelte snob, elitarie: e come tali sono state severamente giudicate dai giornali dei rispettivi paesi. Ma qui entra in campo un altro elemento: quel moralismo un po’ invidioso che vorrebbe i politici monaci, e tutti gli altri a farsi gli affari loro. Meglio allora concludere con il principe dei gaffeurs, Filippo d’Inghilterra, che in Kenya accolse un regalo chiedendo incuriosito: «Ma lei è una donna, vero?», e in Cina disse ad un gruppo di studenti inglesi: «Se state qui ancora un po’ vi verranno gli occhi a mandorla...». Fabrizio Rondolino