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 2007  maggio 10 Giovedì calendario

Il prezzo del barile solletica gli ingegni. Nova Il Sole 24 Ore 10 maggio 2007. Le cose buone possono avere una faccia cattiva

Il prezzo del barile solletica gli ingegni. Nova Il Sole 24 Ore 10 maggio 2007. Le cose buone possono avere una faccia cattiva. Il concetto è un po’ naïf, è vero. Eppure dà da riflettere. Il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici, nel rapporto presentato venerdì a Bangkok, ha sollevato qualche ira ambientalista. Non perché abbia messo il nucleare fra le opzioni di un mondo a basso tasso di carbonio. Ma perché ha espresso dubbi sulla fattibilità di un mondo che viaggi interamente a biocarburanti: «L’espansione delle monoculture – si legge – sta accelerando la distruzione delle foreste pluviali, accelerando i cambiamenti climatici». «La verità – commenta Robert Schock, direttore degli studi al World Energy Council e co-autore del rapporto – è che non abbiamo la soluzione al problema energetico: solo un bouquet di piccole soluzioni. Ma il futuro è aperto». aperto, nel senso che – mai come oggi – un grande numero di intelligenze ha voltato lo sguardo verso le praterie dell’energia. Un gruppo di studenti dell’Università del North Carolina ha appena brevettato una tecnologia per produrre l’etanolo dal legno, e un’altra per catturare da questo processo il metano (un potente gas-serra) e convertirlo in metanolo. All’Università di Copenaghen, la professoressa Birgitte Ahring ha brevettato un sistema per ricavare etanolo dalla paglia, o da qualsiasi scarto agricolo. Ha bioingegnerizzato un batterio capace di velocizzare enormemente il processo di fermentazione. La lista potrebbe essere interminabile. Nelle pagine di «Science» e di «Nature», due celeberrime pubblicazioni scientifiche, cresce a vista d’occhio il numero di articoli dedicati ai nanotubi di carbonio per migliorare l’efficienza dei pannelli solari, alle capacità delle piante tropicali di catturare l’azoto da qualsiasi fonte aumentando così le opportunità di crescita di piante ”da carburante”, o alle perlustrazioni nei meandri della fisica dove si celano gli ultimi segreti delle energia subatomica, cresce a vista d’occhio. Nelle pagine di «Forbes» e «Fortune», due storiche pubblicazioni della business community, cresce a vista d’occhio il numero di articoli dedicati al boom in Borsa delle aziende che producono pannelli solari, o ai biocarburanti che fanno la gioia dei brasiliani (che nei serbatoi mettono l’etanolo fatto in casa con la canna da zucchero) e la disperazione dei messicani (che hanno visto salire i prezzi del cibo perché gli americani comprano mais per fare l’etanolo). Insomma, solo nell’ultimo anno, tanto gli occhi della ricerca quanto il borsellino dell’innovazione si sono riversati all’improvviso sulla grande sfida del Ventunesimo secolo: l’abbandono dei combustibili fossili. la più lampante dimostrazione di dove possa arrivare l’ingegno umano. Ma cos’è che avrà acceso tutto questo entusiasmo? Il rischio imminente che le emissioni di anidride carbonica danneggino per sempre l’equilibrio climatico? O il rischio pendente che il petrolio arrivi presto a 100 dollari il barile, come profetizza T. Boone Pickens, guru texano del greggio? Il prezzo del petrolio che cresce è una cosa cattiva per i portafogli delle famiglie e per gli equilibri geopolitici (arricchisce certi regimi dittatoriali). Ma ha il gran merito di aver acceso la ricerca sul futuro dell’energia. Certe cose cattive, hanno anche una faccia buona. Marco Magrini