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 2007  maggio 10 Giovedì calendario

La strana lingua del Family day. La Stampa 10 Maggio 2007. Siamo alla vigilia di quel Family Day che diventa un simbolo delle molte tensioni sia politiche che ecclesiali che stanno attraversando il Paese

La strana lingua del Family day. La Stampa 10 Maggio 2007. Siamo alla vigilia di quel Family Day che diventa un simbolo delle molte tensioni sia politiche che ecclesiali che stanno attraversando il Paese. Ancora una volta religione e politica sembrano strettamente intrecciate nella vita italiana. Anche se i diretti organizzatori (a nome delle principali associazioni cattoliche) assicurano che l’evento non ha finalità politiche, che scenderanno in piazza col sorriso, più per affermare dei valori che per manifestare contro qualcuno o qualcosa, è evidente che il Family Day viene associato alla battaglia sui Dico e alle intenzioni del governo Prodi di legalizzare forme di famiglia diverse da quella centrata sul matrimonio. Di qui l’idea che la manifestazione possa trasformarsi in un referendum contro il centrosinistra e in un assist invidiabile per la Casa delle Libertà, da sempre sensibile - almeno idealmente - ai valori dei cattolici.  all’interno di queste dinamiche che si comprende sia la bufera che sta vivendo il governo, sia il disagio dei cattolici della Margherita, sia ancora il malessere che accompagna la nascita del Partito democratico. Da un lato i cattolici del centro-sinistra non vogliono lasciare alla destra il monopolio sui temi della vita e della famiglia; e ciò sia per specifiche convinzioni sia per evitare la frattura con la base cattolica. Dall’altro lato, la questione dei Dico e della famiglia è il primo vero banco di prova del matrimonio tra la componente cattolica della Margherita e i Ds, avvenuto col varo del Partito democratico. Il nuovo partito rischia di abortire sul nascere o di partire fragile se le sue componenti sono subito chiamate a dividersi su una questione etica e sociale di rilievo come quella dei Dico. Le tensioni intorno alla posta in gioco del Family Day non mancano nemmeno nel mondo ecclesiale. Molte associazioni cattoliche parteciperanno all’incontro più per convinzioni positive in tema di famiglia che per mostrare i muscoli su una questione che sta spaccando il Paese. In tal modo cercheranno di temperare gli eccessi dei gruppi ecclesiali che per primi hanno lanciato l’iniziativa, mossi dall’idea di irrobustire la lobby cattolica nella società e di dar più risalto all’espressione pubblica della fede. Contrariamente a quanto per lo più si pensa, la gerarchia cattolica non ha promosso questo evento, anche se non l’ha subìto. Piuttosto l’ha pilotato e supportato, per farne un segno del radicamento della famiglia nella società italiana. Il vero braccio di ferro è nei confronti di una politica della famiglia da sempre carente nel nostro Paese, che investe in questo campo la metà delle risorse destinate dalle nazioni europee di pari sviluppo. Da questo punto di vista, il Family Day (come il dibattito sollevato dai Dico) ha già ottenuto un risultato inatteso. Quello di far mettere al centro dell’agenda pubblica l’attenzione sui temi della famiglia e del supporto che lo Stato deve garantire a questa fondamentale istituzione sociale. Al di là delle diverse sensibilità con cui il variegato mondo cattolico vivrà questo evento, è presumibile che l’insieme dei gruppi e movimenti protagonisti del Family Day saranno accomunati dall’idea di celebrare il valore di una famiglia caratterizzata - come ha ricordato il cardinal Scola in una recente intervista - dalla differenza sessuale, dal vincolo nel matrimonio, dall’apertura alla vita. Questo richiamo ideale è tipico di un cattolicesimo impegnato che tiene alto il senso della proposta ma che ha difficoltà a raccordarsi a quanti ormai su questi temi la pensano e vivono diversamente. Molti indizi ci dicono che su varie questioni etiche e sociali si sta allargando il solco tra i cattolici più attivi e convinti e il resto della popolazione, che pure in larga parte continua a definirsi come cattolica. Ciò vale soprattutto per le nuove generazioni, che sono sempre più propense a far nascere i figli fuori dal matrimonio e a riconoscere alla convivenza un valore che non trovano più in un legame sancito pubblicamente. Una recente indagine, promossa dalla Regione Piemonte su un campione rappresentativo di popolazione dai 18 ai 29 anni, attesta che oltre un terzo dei giovani vive (o sceglierebbe) un rapporto di convivenza, a fronte della metà dei casi che è per il matrimonio religioso e del 15 per cento circa che è per il matrimonio civile. Quanto e come il Family Day è in grado di parlare all’ormai larga quota di giovani che in tema di famiglia fanno scelte diverse da quelle che stanno a cuore al cattolicesimo più impegnato, e che non sono necessariamente prive di significato? Franco Garelli