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 2007  maggio 10 Giovedì calendario

L’ultima eredità? la devolution. Il Sole 24 Ore 10 maggio 2007. Londra. Education, education, education, fu il mantra con cui Blair giunse al potere nel 1997 per sottolineare l’importanza che avrebbe avuto il futuro dell’istruzione in un Paese che avrebbe dovuto confrontarsi nell’arena globale dell’economia della conoscenza

L’ultima eredità? la devolution. Il Sole 24 Ore 10 maggio 2007. Londra. Education, education, education, fu il mantra con cui Blair giunse al potere nel 1997 per sottolineare l’importanza che avrebbe avuto il futuro dell’istruzione in un Paese che avrebbe dovuto confrontarsi nell’arena globale dell’economia della conoscenza. Dieci anni dopo, a giudicare dai risultati raggiunti, la vera parola d’ordine dovrebbe essere devolution, devolution e ancora devolution. Se c’è stato infatti un indubbio risultato di successo nell’era Blair, questo riguarda la trasformazione radicale del Regno Unito da Stato super-centralizzato a uno Stato con crescente autonomia regionale. Le foto storiche di martedì della riapertura del Parlamento dell’Irlanda del Nord, dove i protestanti unionisti e i cattolici repubblicani hanno cominciato a lavorare assieme nel Palazzo di Stormont a Belfast, ne sono l’ultimo simbolico esempio. Pochi giorni prima, in seguito alle elezioni amministrative del 3 maggio, il nuovo Parlamento scozzese di Edimburgo, finora docile e filo-laburista, ha premiato, come primo partito, i nazionalisti del Snp di Alex Salmond, aprendo una serie di incognite sul futuro della regione, attraversata da pulsioni indipendentiste. Lo stesso schema si è replicato in Galles, dove i laburisti sono usciti ridimensionati, pur rimanendo il primo partito. Le varie regioni hanno insomma avuto la loro parola con un impatto immediato sugli equilibri politici locali. A completare il quadro di un processo di autonomie regionali lanciato con una legge di portata costituzionale nel 1999 è stata la creazione dell’Assemblea della Grande Londra, che ha eletto due volte di fila come sindaco il controverso Ken Livingstone, il laburista radicale che ha ingaggiato una serie di battaglie con il Governo centrale per avere maggiore autonomia nella gestione e tassazione dei trasporti urbani. Con una popolazione di oltre 8 milioni di abitanti, quanto il totale di Scozia e Galles, la grande metropoli britannica era destinata ad avere una gestione autonoma. Dal quadro della devolution è rimasta fuori l’Inghilterra. A ondate ricorrono le polemiche sulla necessità di creare regioni indipendenti. Ma l’Inghilterra, con 50 milioni di abitanti su un totale di 60 milioni del Regno Unito, è un blocco omogeneo e la stessa all’origine della decisione di dare maggiori autonomie a Scozia, Galles e Irlanda del Nord. L’arrivo dell’autonomia regionale ha portato una seconda rivoluzione, quella del voto proporzionale, con cui sono eletti i parlamenti locali. Il che, in un Paese in cui il sistema maggioritario l’ha fatta da padrone per decenni, ha introdotto un potente elemento di novità nella cultura politica inglese, con la nascita di Governi locali di coalizione. Secondo gli esperti, il trend in atto è che la devolution creerà ulteriore devolution. Come prova la Scozia, dove un terzo della popolazione ora carezza idee indipendentiste. E ciò porrà inevitabilmente problemi al Governo centrale. Se ministri e deputati scozzesi possono legiferare da Westminster sugli affari inglesi, non è vero il contrario in molte materie in cui la Scozia è autonoma. Tra gli inglesi cresce il malcontento. La devolution ha un suo punto debole. Marco Niada