Maurizio Bono, la Repubblica 10/5/2007, pagina 39., 10 maggio 2007
Anche su Second Life, la città virtuale con sei milioni di utenti sparsi in tutto il mondo, esistono i criminali
Anche su Second Life, la città virtuale con sei milioni di utenti sparsi in tutto il mondo, esistono i criminali. C’è per esempio il racket: un ragazzo che in Second Life aveva aperto un negozio di tatuaggi ha ricevuto la richiesta di pagamento di un ”pizzo” in Lindendollar (la moneta locale) pena l’allontanamento dei clienti. Gli hacker, grazie a un software, scaraventavano lontano tutti quelli che volevano entrare nel negozio. Altri crimini consumati su Second Life hanno già provocato inchieste: in Belgio si parla di stupro virtuale per un’avatar (il pupazzo che agisce nel mondo virtuale per conto dell’utente) d’aspetto femminile molestato da altri avatar. In Germania è stata aperta un’inchiesta per pedofilia, dopo che una trasmissione tv aveva denunciato incontri tra avatar per scambiarsi materiale pedopornografico, oltre alla creazione di avatar con sembianze di bambini. Qualche mese fa c’è stato il clamoroso boicottaggio di una presentazione dell’immobiliarista virtuale cinese Anshe Chung, famosa per aver fatto il primo milione di dollari veri nella vita finta: sul palco ha iniziato a svolazzare uno stormo di falli rosa.