Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il raduno degli indignati a Roma si è trasformato in guerriglia, con auto incendiate, negozi distrutti, assalti a banche e ministeri, e quindi feriti, arresti, esplosioni provocati dalla tenace opera distruttiva di qualche migliaio di uomini venuti evidentemente nella Capitale col solo obiettivo di metterla a ferro e a fuoco. È sconcertante soprattutto il fatto che i disordini fossero ampiamente attesi da tutti, non solo per quello che nei giorni scorsi s’è potuto leggere su internet, ma anche perché venerdì, a Milano, dietro la Scala, un gruppetto s’era staccato da un altro corteo di indignati e per pochi minuti aveva devastato Goldman Sachs in piazzetta Bossi. Un avvertimento chiaro. Si accingevano infatti a partire per Roma 750 pullman, 20 dei quali da Milano, per un raduno di almeno 100 mila persone: una tentazione straordinaria per questa feroce parodia di una sommossa. Il raduno di Roma era uno dei 952 indetti in altrettante città di 82 paesi sotto lo slogan “United for global changes”. Raduni organizzati da chi? Pullman pagati da chi? Nessuno sa rispondere a queste domande. Organizzati dalla rete, si dovrebbe rispondere, quindi autoconvocati, autogenerati da elementi pronti a farsi inghiottire subito dopo dall’indistinto del web. A Roma, nel dicembre dell’anno scorso, c’erano stati incidenti analoghi, dai quali evidentemente non si è tratto alcun insegnamento.
• Bisogna prima di tutto fare un po’ di cronaca.
L’appuntamento era per le due del pomeriggio in
piazza della Repubblica (detta anche piazza Esedra). Da lì un corteo avrebbe
raggiunto piazza San Giovanni. Dove forse si sarebbero accampati, dove forse
avrebbero pronunciato dei discorsi. Niente di tutto questo è avvenuto, perché i
black-bloc – ammesso che questo nome rappresenti davvero qualcosa – hanno
subito dato inizio alla battaglia, che ieri sera alle otto non era ancora
domata (si temeva anzi che i guerriglieri sarebbero andati a occupare la
stazione Termini e i binari, come già era accaduto per pochi minuti durante le
manifestazioni di pochi giorni fa).
• In quali punti, in particolare, i teppisti si sono dati
da fare?
In via Boiardo sono state incendiate diverse
automobili. Rovesciati i cassonetti, frantumate le vetrine della filiale di
Unicredit, assaltata e devastata la sede del Pdl in via Etruria. I cittadini
che prima avevano applaudito il passaggio degli indignati, hanno preso a tirare
oggetti in testa ai black bloc mentre si cominciava a manifestare una qualche
reazione anche da chi aveva aderito al corteo con intenzioni assolutamente
pacifiche (quasi tutti). Piazza Tuscolo, via Magna Grecia, via Etruria (siamo
già oltre piazza San Giovanni, dove intanto la polizia aveva caricato) erano
coperte da cumuli di detriti fumanti. Un blindato dei carabinieri è stato
bruciato, e i due occupanti sono riusciti miracolosamente a mettersi in salvo,
mentre esplodevano intorno fumogeni e bombe carta. Gli agenti sono stati
continuamente bersagliati dai sampietrini.
• Bilancio? Feriti?
C’è un militante del Sel ricoverato al Policlinico Umberto I
con due dita amputate perché in mano gli è esploso un ordigno (forse solo un
petardo), un ufficiale dei carabinieri è stato colpito da una pietra, un
ragazzo, con ogni probabilità protagonista delle violenze a piazza san
Giovanni, sarebbe stato investito da un blindato della polizia, impegnato nelle
manovre per sgomberare la piazza (il Tg3 lo ha mostrato esanime, sul prato di
un’aiuola). Molti hanno trovato rifugio nel Vicariato, mentre i violenti non hanno
esistato a dar l’assalto anche alle chiese, per esempio è stata presa di mira
la parrocchia di San Marcellino e Pietro, tra via Labicana e via Merulana,
hanno divelto la porta della sala utilizzata per il catechismo, sono entrati,
hanno affisso un manifesto e distrutto gli arredi, portando in strada una
stuatua della Madonna di Lourdes e un crocefisso, e poi frantumandoli. Ci sono
un mucchio di fermati, in un bollettino che per il momento è estremamente
confuso e incompleto.
• Le forze dell’ordine non sono in qualche modo
responsabili?
Alla vigilia s’era parlato di città divisa in
quindici zone, ogni zona sotto la responsabilità di un funzionario, il capo
della polizia Giorgio Manganelli aveva fatto la più democratica delle
dichiarazioni: «Siamo in piazza non per contrastare i manifestanti, ma per
assicurare loro la libertà di espressione garantita dalla Costituzione». Ieri
sera, con le devastazioni in atto, queste parole sono sembrate tremendamente al
di sotto degli eventi. La violenza ha impedito all’indignazione di manifestarsi
davvero. Noi stessi stiamo facendo la cronaca degli scontri, invece di
occuparci, discutendo, di ciò che i cosiddetti indignati di Roma e del resto
del mondo tentano di farci capire.
• Come è stata giudicata questa ennesima giornata nera da
chi ha responsabilità pubbliche?
Unanime condanna da parte di tutti, a destra e a sinistra,
tentativo da parte di alcuni (Vendola) di sostenere che è la colpa è di
Berlusconi, tentativo da parte di altri (Cicchitto) che questo è il risultato
del clima di contrapposizione creato dalla sinistra. Le associazioni dei
commercianti sono furiose. Maroni ha detto che quanto è accaduto è
inaccettabile, sostenendo che le violenze sono opera di infiltrati. Alemanno,
che sugli infiltratti è d’accordo, ha ricordato però che «erano due mesi che
dal web si davanto appuntamento a Roma»
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 16 ottobre 2011]
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