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 2011  ottobre 16 Domenica calendario

Nasce a Todi il non-partito cattolico (2 articoli) - I politici cattolici del Pd come quelli del Pdl non ne parlano volentieri, definendo «velleitario» il tentativo di costruire qualcosa di nuovo nel panorama politico italiano

Nasce a Todi il non-partito cattolico (2 articoli) - I politici cattolici del Pd come quelli del Pdl non ne parlano volentieri, definendo «velleitario» il tentativo di costruire qualcosa di nuovo nel panorama politico italiano. I politologi si sono accorti di loro, e ora fanno a gara per indirizzarli. I vescovi italiani li seguono con attenzione, come dimostrano le parole usate lunedì 26 settembre dal cardinale Angelo Bagnasco, che aprendo i lavori del «parlamentino» della Cei, pur senza mai nominare il Forum delle associazioni del mondo del lavoro d’ispirazione cristiana, aveva parlato di loro osservando: «Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni». Parole che hanno provocato varie reazioni: c’è chi ha concluso che i vescovi vogliono «farsi un partito», costringendo il segretario della Cei Mariano Crociata a smentire perché la Chiesa non dà vita a partiti né fa o disfa i governi. C’è chi ha voluto leggere tra le righe dell’attenzione dimostrata da Bagnasco verso il tentativo del Forum quasi una sconfessione della diaspora cattolica nei vari partiti sancita all’epoca di Ruini. E chi ripete come un mantra che «la Dc non può rinascere», mostrando di temere anche solo la possibilità che il tramonto di Berlusconi rimescoli le carte negli schieramenti offrendo nuovi spazi di impegno. Fino a due mesi fa erano in pochi a conoscere la rete delle associazioni del mondo del lavoro che negli ultimi tre anni, senza «benedizioni» dall’alto, vincendo anzi reciproche diffidenze, si sono messe attorno a un tavolo e hanno cominciato a discutere dei problemi del Paese. Dal confronto che si terrà a Todi domani, a porte chiuse e senza politici, usciranno le prime proposte concrete, condivise da un mondo che conta milioni di iscritti sul territorio. La Stampa ha intervistato tre dei protagonisti dell’iniziativa. ANDREA TORNIELLI *** Ruini resta scettico “L’esperienza della Dc? Uno schema irripetibile” - Il partito unico dei cattolici? Un’esperienza «irripetibile». Le riforme? «Bisogna farle, non parlarne». Le politiche di sostegno alla famiglia? L’Italia ha un «grave ritardo» accumulato nel corso di decenni. A un manciata di ore dall’inizio del convegno di Todi previsto per domani, torna a parlare il cardinale Camillo Ruini. Lo ha fatto ieri mattina a Torino, durante un incontro dedicato al ruolo dei cattolici nella storia italiana organizzato dall’arcivescovo della città, Monsignor Cesare Nosiglia. Intervistato da Mario Calabresi, direttore de La Stampa, di fronte a un’affollatissima platea composta soprattutto da studenti (ma c’erano anche le autorità cittadine, in seconda fila il sindaco Piero Fassino), il presule ha risposto alle domande del giornalista e del pubblico. E il «vecchietto-che-buca-ancoralo-schermo" (copyright dell’ottantenne cardinale) non si è risparmiato. Sulla questione della rinascita della Dc Ruini è stato netto: «Ho difeso - ha detto con un sorriso - l’unità politica dei cattolici finché gli stessi ex-democristiani hanno detto che era finita. Allora, e solo allora, ho gettato la spugna... ma si tratta di un’esperienza irripetibile». Perché? «Quando è maturata quell’unità la Chiesa aveva un influsso che oggi, in una società decisamente pluralista, non ha più. È uno schema superato». Allora, i cattolici, come possono tornare a influire sulla cultura e sulla politica italiana? La non inedita ricetta ruiniana parla di convergenza sui «valori non negoziabili»: difesa della famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna, difesa della vita dal concepimento alla fine naturale, libertà di educazione. «Valori - ha chiarito il presule - che non vanno imposti alle istituzioni, bensì proposti alle persone. Sono criteri ai quali il cattolico in politica non può rinunciare se vuole essere coerente con la propria fede. Poi, la loro attuazione concreta, dipenderà anche dalle circostanze». Il cardinale ha quindi insistito sul calo demografico che ferisce il nostro Paese. «I figli - ha spiegato - sono un bene pubblico. E la diminuzione delle nascite non è un problema dei cattolici, ma un’urgenza che riguarda tutta la nazione». «L’Italia - ha proseguito - quanto a provvedimenti in grado di eliminare le difficoltà economiche e sociali che ostacolano l’obiettivo di avere figli è ormai da decenni in grave ritardo». Anche sul tema delle riforme Ruini è stato chiaro: «Bisogna farle, non solo parlarne. E le deve realizzare qualcuno che abbia la forza per attuarle superando gli inevitabili veti incrociati». Davvero, ha incalzato Calabresi parlando dei giovani, hanno rubato il loro futuro? «In parte è così perché quei debiti qualcuno li dovrà pur pagare. Adesso occorre spostare risorse dagli anziani ai giovani. I ragazzi, dal canto loro, possono cambiare l’atteggiamento con il quale affrontano il problema del lavoro: devono aggredire la questione da subito puntando su una formazione che privilegi la capacità critica, la capacità di ragionare». Ma allora, ha insistito Calabresi, su cosa può scommettere il Belpaese? «Sulla creatività, sulla nostra grande capacità innovativa. Ciò presuppone una certa fiducia nel futuro. Ma il cristiano è un portatore di fiducia e sa che la vicenda storica è sempre aperta». Parola del «vecchietto» che per molti continua ad essere un «Grande Vecchio». MAURO PIANTA