Antonella Olivieri, Il Sole 24 Ore 16/10/2011, 16 ottobre 2011
AL FANTACALCIO DI PIAZZA AFFARI NESSUNA SQUADRA VINCE LO SCUDETTO
Un derby sul campo: Lazio-Roma che si gioca stasera. Un’Opa in corso: quella di Thomas Di Benedetto partita giovedì sui titoli giallorossi. Un controverso aumento di capitale in arrivo: quello della Juventus, che martedì riunisce l’assemblea per ricostituire il capitale abbattuto dalle svalutazioni. Solo tre team del calcio quotati a Piazza Affari, ma non si può dire che manchino le emozioni. Però in Borsa il piatto piange. Da quando hanno fatto il salto al listino, le società del pallone hanno regalato solo delusioni ai loro fan sul mercato. La Lazio, in quotazione dal ’98, ha registrato una performance media annua negativa del 22,6%, la Roma, presente in listino dal 2000, è scesa al ritmo del 14,5% all’anno, la Juve del 14,1 per cento.
Aleatori gli utili – ma questo si sa, fa parte del business – le società di calcio non hanno mai staccato un dividendo, se si eccettua quello pagato dai bianconeri nel 2002, che ha offerto la consolazione di un rendimento dello 0,6% una tantum. In compenso, soprattutto la Lazio pre-Lotito ha usato la Borsa come un Bancomat, chiamando aumenti di capitale a ripetizione. Ciononostante nessuna delle tre società è riuscita a evitare di finire, almeno una volta, col patrimonio netto in territorio negativo. È capitato anche ai migliori, persino alla strutturata Juventus che oggi si trova costretta a ricapitalizzare per 120 milioni per compensare una perdita di 95 milioni che nell’ultimo esercizio le ha mandato in fumo il capitale. In Piazza Affari lo scudetto non riesce a vincerlo proprio nessuno. • Il calcio è un gioco. E allora giochiamo. Al campionato di Piazza Affari si sono iscritti solo tre team: la Lazio nel ’98, la Roma nel 2000, la Juventus a fine 2001. Vediamo come è andata.
Ipo
La Lazio rompe il ghiaccio, sfruttando l’effetto novità. Dei 68,5 milioni dell’offerta, la società ne incassa 30,5 (il 44,5%) con l’aumento di capitale, il resto va alla proprietà, la Cirio di Sergio Cragnotti. Ai prezzi dell’Ipo – 5900 lire, 3,047 euro – il team biancoceleste vale 141 milioni, al termine della prima seduta, il 6 maggio 1998, l’11,8% in più. Per non essere da meno, in Piazza Affari arriva anche la Roma. Prezzo d’offerta 5,5 euro per una capitalizzazione iniziale di 286 milioni, il doppio rispetto alla rivale laziale. Solo il 20,7% dell’offerta da 79,68 milioni è fatto di titoli di nuova emissione: alle casse della società giallorossa solo 16,5 milioni, il resto lo incassa la proprietà, già allora la famiglia Sensi. Il primo giorno in negoziazione, il 23 maggio 2000, la risposta della Borsa è tiepida: "solo" +3,25% per la matricola capitolina. Infine, la regina bianconera. La Juventus si presenta al mercato con un piano "industriale", focalizzato a sfruttare al meglio gli introiti da stadio. Per questo chiede alla Borsa 62,6 milioni con l’aumento di capitale (42,6% dell’Ipo); 82,5 milioni sono per l’azionista Ifi e Antonio Giraudo che mettono a disposizione il resto delle azioni per un’offerta complessiva da 147 milioni. Al prezzo dell’Ipo di 3,7 euro, la Juve vale 447 milioni, ma Piazza Affari la ridimensiona del 5,8% già alla prima seduta, il 21 dicembre 2001.
Schedina: 1 per la Lazio, X per la Roma, 2 per la Juve
Ricapitalizzazioni
A cosa serve la Borsa, nella pratica, lo si capisce subito dalla Lazio, che la utilizza come Bancomat. A due anni dall’esordio raddoppia il numero delle azioni con un aumento gratuito del capitale. Non è un regalo perchè un paio di mesi dopo, ottobre 2000, piazza una richiesta d’aumento e riesce a raccoglie 74 milioni a 3,2 euro per azione. Nel 2002 altri 55 milioni, nel 2003 110, nel 2004 raccimola a fatica gli ultimi 44 milioni in tre riprese perchè il primo tentativo va quasi a vuoto. Poi, col passaggio della proprietà a Claudio Lotito, per fortuna più nulla. Totale post-Ipo: 283 milioni. In Borsa oggi vale 50 milioni. La Roma ci prova davvero una sola volta, nel 2004: chiede 146 milioni, ma ne arrivano meno di 65. Se si aggiungono i mezzi freschi dell’Ipo, si sale a un’ottantina di milioni. Capitalizzazione attuale, con l’Opa Di Benedetto in corso: 91 milioni. La Juve batte cassa nel 2007: un’iniezione da 105 milioni. Se si aggiungono i proventi dell’Ipo il totale è di 167,5 milioni, superiore alla capitalizzazione attuale di 124 milioni. In pendenza c’è un’ulteriore ricapitalizzazione da 120 milioni.
Schedina: in termini relativi, Roma 1, Juve X, Lazio 2
Dividendi
Qui non c’è partita. L’unica a staccare dividendo è la Juve. Ma è un lontano ricordo che non lascia il segno: cedola di 1,2 centesimi per un rendimento dello 0,6% una tantum, montedividendi di 1,45 milioni. Le squadre capitoline non hanno mai messo mano al portafoglio. In compenso, a cavallo tra il 2006 e il 2007, un’Opa obbligatoria sulla Lazio restituisce al mercato 2,9 milioni, poca cosa comunque. Oggi in corso c’è l’Opa sulla Roma: facesse il pieno, non arriverebbe a 30 milioni
Schedina: 1 Juve, 2 Lazio, 2 Roma
Utili
L’equilibrio non è cosa. Comunque, dai conti pre-Ipo al bilancio al 30 giugno 2010, la Lazio ha portato a casa un risultato positivo in sette esercizi su 13, la Roma in 7 su 11, la Juve in 4 su 10. Le perdite sono però sempre superiori all’utile: per i biancocelesti al massimo i profitti annui sono arrivati a 13,76 milioni, le perdite a 122; per i giallorossi a 19,2 contro 104,8; per i bianconeri (fino all’anno scorso) a 6,6 contro 46. Tant’è che tutte e tre negli anni – da ultima la Juve – hanno dovuto fare i conti con patrimoni netti finiti in territorio negativo.
Schedina: Roma 1, Lazio X, Juve 2
Scambi
Da inizio 2011 il controvalore giornaliero degli scambi è stato di 675mila euro sulla Roma, di poco più di 400mila sulla Lazio, di 176mila sulla Juve. Volumi comunque poco significativi: nel 2009 la Lazio scambiava solo 19mila euro al giorno.
Schedina: Roma 1, Lazio X, Juve 2
Analisti
C’è poco da dire. Fino a settembre solo la Juve era seguita. Il 19 del mese scorso, l’analista di Banca Imi azzarda un add (aggiungere) a 0,98 euro, il 21 settembre ritira la copertura, perchè la società abbandona il segmento Star. Per la cronaca il titolo venerdì era sceso a 0,62 euro.
Classifica
Inutile farla: il risultato è truccato. Lo scudetto in Piazza Affari non lo vince nessuno. Da quando sono in listino, la Lazio ha segnato una performance media annua negativa per il 22,6%, la Roma per il 14,5%, la Juve per il 14,1%. Nessun titolo ha fatto meglio dell’indice del football europeo e tanto meno dell’indice di Borsa.