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 2011  ottobre 16 Domenica calendario

«PULIREMO GLI OCEANI CON UNA SPUGNA»

«Peschiamo dal Max Planck Institute, dal Mit di Boston ma anche da Harvard. E recentemente siamo riusciti ad arrivare anche in India al Tata Institute of Fundamental Research». Quelli "presi all’amo" da Alberto Diaspro, direttore del dipartimento di Nanofisica dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova non sono evidentemente pesci ma cervelli. Ricercatori italiani ma anche stranieri, professori di fisica e chimica, scienziati ed esperti di nuovi materiali: nanotecnologi, insomma. Diaspro non fatica ad ammettere quanto sia strategico aver saputo creare un luogo capace di attrarre talenti. Di questi tempi poi, con giganti come India e Cina che si stanno muovendo sempre più velocemente, competere per la ricerca a livello internazionale è diventato davvero complicato. Sopratutto in un settore sempre più strategico per l’industria come quello delle nanotecnologie. Dallo studio dei nuovi materiali può dipendere la longevità di un macchinario come anche il consumo energetico di un dispositivo elettronico. In una parola, dalle nanotecnologie può dipendere il vantaggio innovativo di un prodotto.

«Nel mio dipartimento – spiega Diaspro, "pescato" al volo in partenza per il Canada dove firmerà un progetto di ricerca internazionale – lavoriamo su tre filoni: il principale studia le nanoparticelle di oro e silicio». La ricerca ha un duplice fine. Produrre nuove particelle con tecnologia pulita, ovvero usando la luce (il laser) anziché processi chimici, per poi trasformarle in veicoli di farmaci o agenti diagnostici. Ma anche studiare i potenziali effetti tossici delle nanoparticelle impiegate da parte dell’industria alimentare e della cosmesi. «Sappiamo – spiega – che da oltre dieci anni si usano queste particelle che possono accumularsi in varie zone dell’organismo. In alcuni casi sono smaltite ma in altri possono avere effetti tossici». Su questi effetti si hanno ancora pochissimi dati. L’utilizzo di nanomateriali è giovane - racconta lo scienziato che lunedì terrà una lezione online sul sito del Sole 24ore - e occorre tempo per rilevare e studiare le interazioni biologiche di queste nanoparticelle. Proprio per questo non solo l’Iit ma anche numerosi laboratori europei stanno lavorando insieme per definire i parametri per uno studio condiviso della materia.

Un’altro filone di ricerca è legato allo studio di dispositivi di tipo plastico nanocompositi. Tradotto vuol dire produrre materiali che mostrano determinate qualità in determinate condizioni. «Stiamo tentando di inglobare questi elementi speciali in modo da formare dei polimeri», spiega Diaspro. Più nel concreto, in collaborazione con l’Università di Lecce stanno studiando spugne superfidrofobiche: «messe in una bacinella assorbono l’olio e respingono l’acqua». All’orizzonte si possono per ora solo immaginare applicazioni in caso di incidenti come quello del Golfo del Messico. Più vicino invece pare essere l’impiego dei materiali idrofobici per la realizzazione di superfici autopulenti. Il terzo filone è quello che vede più coinvolto il dipartimento di nanofisica ed è legato allo sviluppo di strumentazione avanzata. «Siamo in grado di realizzare in Italia un nuovo microscopio in grado di inseguire singole molecole "dentro" oggetti relativamente grossi. In altre parole, senza violare le leggi della fisica riusciamo a ottenere un dettaglio da cinque a 20 nanometri. E questo grazie un duplice trucco: concentriamo lo sguardo in piccole zone e strizziamo la luce».

Su queste tecnologie ottiche lavorano nel mondo una decina di laboratori. Quello italiano però è il primo a sperimentare questa strumento non solo su un vetrino ma anche su aggregati tumorali "grossi". «Un domani possiamo immaginare di portare questi microscopi sull’uomo, magari montando queste tecnologie su un endoscopio e in futuro su una pillola. Perché no?». Per ora si accontentano di aver strappato due grossi contratti con Nikon e Leika. Due giganti con i quali svilupperanno lenti innovative.