Marco Ludovico, Il Sole 24 Ore 16/10/2011, 16 ottobre 2011
BASI E UOMINI, LA «MAPPA» ITALIANA
L’obiettivo è «lo scontro sociale». Se per i gruppi più violenti quella di ieri doveva essere una manifestazione di forza, lo scopo è stato raggiunto. La componente più agguerrita, già analizzata più volte nei giorni dai nostri servizi d’intelligence, ha confermato la sua minaccia. Una sigla che unisce varie anime eversive è, peraltro, abbastanza recente: Roma Bene Comune, nata nel dicembre dell’anno scorso. Vi aderiscono unioni pseudo-sindacaliste di base, alcune liste di Cobas, i movimenti di lotta per la casa, comitati per i precari.
Un movimento tutto romano, potremmo definirlo «antagonista», che parla di «conflitto metropolitano» come annota l’intelligence. C’è un balletto di cifre, in realtà, sul numero dei violenti di ieri: tra le fonti della sicurezza c’è chi parla di 4-500 persone al massimo, altri si spingono fino a 3mila. Sarà necessario attendere oggi, forse domani, per avere idee più chiare sui diretti responsabili dei danni. Ma resta, soprattutto, l’allarme sullo «scontro sociale».
Non è più solo un annuncio. È la seconda volta, infatti, dopo gli scontri a piazza del Popolo del 14 dicembre scorso, che antagonisti, anarco-insurrezionalisti, centri sociali più o meno agguerriti e altri soggetti si riuniscono e trasformano le piazze della capitale in un campo di battaglia. I servizi di informazione e sicurezza stanno controllando da tempo i segnali di minaccia che circolano nel mondo sovversivo. I toni sono diventati sempre più preoccupanti, benchè siano rimasti sempre in un livello sfuggente e parcellizzato. Il loro vero obiettivo di oggi, evitato a tutti i costi dai responsabili dell’ordine pubblico a Roma – il prefetto Giuseppe Pecoraro e il questore Francesco Tagliente - era di arrivare in centro storico, ai palazzi del potere. Lì l’inferno della protesta violenta si sarebbe scatenato feroce e incontrollabile, anche a causa il dedalo di vie attorno a Camera, Senato e Palazzo Chigi.
Così le forze dell’ordine sono state costrette a una vera e propria battaglia in piazza San Giovanni e poi in un’area che andava dal Circo Massimo a Stazione Termini: 3mila unità tra carabinieri, poliziotti e finanzieri, che per la prima volta dopo forse 40 anni sono stati costretti a usare anche gli idranti. L’analisi dell’intelligence ha rivelato la profonda spaccatura all’interno delle varie anime dell’eversione e della protesta violenta. Ma le divisioni non sono soltanto segno di relativa debolezza: incitano anche al protagonismo, al tentativo di affermazione e di conquista della leadership: quello che è accaduto ieri. E ora sorgono gli interrogativi più inquietanti: quali saranno le conseguenze sul clima del mondo eversivo, dopo una scena conquistata in prima pagina e il successo pieno di azioni di elevata visibilità e impatto? La prima e più inquietante ipotesi è che possano seguire altre iniziative in base a un «effetto imitazione» che è possibile attendersi.
Potrebbe invece non esserci un seguito immediato, come accadde dopo gli scontri di Roma il 14 dicembre. Ma allora non c’erano ancora gli "indignados" e non c’era, soprattutto, un clima politico così esasperato come quello attuale. L’intelligence, per esempio, ha notato che ieri le proteste iniziali, le prime che davano i segnali di degenerazione, urlavano contro le nomine dei viceministri decise nella riunione di governo di venerdì. In programma, per dicembre - su cui si è già acceso un faro - sembra esserci un cosiddetto «sciopero precario» che nelle intenzioni del «cartello» di Roma Bene Comune non sarà una singola giornata ma una campagna di lotta articolata nel tempo. Con blocchi della circolazione, espropri di merci, interruzioni di servizi e attacchi informatici.