Claudio Del Frate, Corriere della Sera 16/10/2011, 16 ottobre 2011
«CLAUDIA UCCISA PER UNA LETTERA» —
«Non sono stato io, non c’entro niente con la morte di Claudia e Livia»: dal carcere di Cremona Maurizio Iori, il primario oculista arrestato con l’accusa di aver ucciso l’ex amante Claudia Ornesi e la figlia di due anni avuta dalla donna, affida questo messaggio al suo avvocato difensore Marco Giusto. Iori ha deciso di affrontare la montagna di indizi che la Procura di Crema e la polizia hanno raccolto nei suoi confronti dal 20 luglio scorso, data della tragedia, a ieri. Banco di prova sarà l’interrogatorio che il medico dovrà affrontare prima di martedì.
Il gip di Crema Antonio Ferrari, che ha emesso l’ordinanza contro Iori, definisce «terrificante» la personalità dell’indagato e a proposito del duplice omicidio arriva a scrivere «è un diabolico piano di morte degno di un horror thriller che nemmeno il più sofisticato degli scrittori di romanzi gialli poteva concepire nella sua complessa brutalità». La polizia ci mette molto del suo a ricostruire il piano aggrappandosi agli oggetti nella stanza del delitto (le bombole di gas, le confezioni di Xanax, il cibo) arrivando alla certezza che tutti sono stati portati lì da Iori.
L’inciampo principale nel piano è il ritrovamento della lettera che Claudia il 30 giugno spedisce al medico reclamando per la piccola Livia pari dignità con i figli avuti da Iori dalle due mogli. «Non trovo giusto che nostra figlia viva senza un padre» è il messaggio che fa perdere la testa al professionista: Claudia chiede ad esempio che Livia possa vedere fratellini e sorelline, cosa che le è stata sempre impedita, Maurizio è preoccupato che questo danneggi la sua reputazione e il precario equilibrio della sua vita.
Iori è convinto di essere l’unico a conoscenza di quella lettera, ma non è così. Claudia l’ha mostrata a sua madre Pasqua che la trascrive e la mostra alla polizia. Ma gli inquirenti sono già venuti a conoscenza della missiva in modo rocambolesco: ne parla loro Agostino Milanesi, il vicino di casa di Iori chiamato la sera del 20 luglio da Laura, la moglie di quest’ultimo, preoccupata perché il marito non risponde al cellulare. «Ho chiamato il 113 — mette a verbale Milanesi — e siamo entrati in casa con gli agenti... mentre ero lì la mia attenzione è stata attirata da un foglio manoscritto». È la lettera che Iori ha dimenticato su un tavolino e da lì in avanti la vita del primario va in pezzi.
Difficile d’altro canto tenere assieme tre famiglie (moglie, ex moglie ed ex amante) tre lavori (l’ospedale, lo studio privato e un centro diagnostico). Quanto fosse ingarbugliata e frenetica l’esistenza di Iori lo dimostra la testimonianza che lui stesso rilascia alla polizia raccontando le giornate precedenti la morte di Claudia e Livia: «Ho lavorato alla medicina del lavoro dalle 8 alle 12, poi sono andato ad Annicco a prendere il figlio di mia moglie nato da un precedente matrimonio, che si trovava in vacanza col padre e l’ho accompagnato a Rimini dalla madre. Ho passato la notte a Rimini e la mattina dopo alle 9 sono ripartito per l’ospedale di Crema ove ho preso servizio alle 14. Alle 17 mi sono recato presso Medicina Domani per alcune visite oculistiche; rientrato a casa sono andato alla stazione di Pavia a prendere la persona che si prende cura di mia madre e l’ho accompagnata a casa». E poi si è presentato a casa di Claudia.
Claudio Del Frate