ANTONIO CIANCIULLO , la Repubblica 16/10/2011 ; MARINA CAVALLIERI , la Repubblica 16/10/2011, 16 ottobre 2011
2 articoli - L´ULTIMA SFIDA DEI PASTORI SARDI "GIÙ LE MANI DALLE NOSTRE FATTORIE" - ROMA - Hanno dispiegato un cordone di sicurezza impenetrabile
2 articoli - L´ULTIMA SFIDA DEI PASTORI SARDI "GIÙ LE MANI DALLE NOSTRE FATTORIE" - ROMA - Hanno dispiegato un cordone di sicurezza impenetrabile. Hanno assediato la zona con camionette, elicotteri, poliziotti, guardia di finanza. Hanno fatto irruzione e li hanno catturati. A essere trascinati via dalla loro casa, a Terra Segada, nel Sulcis Iglesiente, non sono stati i capi di una cellula terroristica ma la famiglia di Angelo Sairu, agricoltori colpevoli di non conoscere le trappole della finanza internazionale e di essersi fidati degli amministratori locali. Più di 10 mila coltivatori e pastori si trovano nelle stesse condizioni a causa dei debiti contratti con le banche: rischiano di perdere tutto, di dover lasciare le loro terre agli speculatori che, sostenuti dalle promesse di condono, già pianificano il sacco di intere aree della Sardegna. Il conto presentato dalle banche nel 2011 si riferisce a una vicenda antica. Nel 1988 la Regione Sardegna promosse, con la legge 44, prestiti agevolati per rilanciare l´economia interna, per permettere a chi faticava nei campi di comprare una mungitrice o di rifare il tetto alla stalla. Un´intenzione buona, ma incompiuta: i funzionari dimenticarono che l´Italia fa parte dell´Europa e che bisognava verificare la compatibilità della norma con il quadro legislativo comunitario. Nel 1994 l´Unione europea ha bocciato la legge considerando illegittimi gli aiuti economici. Da allora è cominciato il calvario che ha spinto i pastori allo sciopero della fame, al «movimento dei forconi», agli scontri del dicembre scorso con la polizia a Civitavecchia. «L´errore commesso dalla Regione nel 1988 ha portato a quadruplicare i tassi di interesse, con debiti cresciuti in maniera drammatica», precisa Paolo De Castro presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo. «Tra il 2007 e il 2008, quando ero ministro delle Politiche agricole, assieme all´ex presidente della Regione Sardegna Renato Soru eravamo arrivati a delineare un´intesa con le banche per superare il problema. Cambiati governo centrale e regionale, la possibilità è sfumata». «Noi non ci arrendiamo: la militarizzazione della Sardegna è inaccettabile», accusa Felice Floris, leader del Movimento dei pastori. «Sono stati i funzionari della Regione a sbagliare, non noi: perché non chiedono i soldi a loro? È una vergogna assediare le fattorie con gli eserciti. Magari per poi girarle, con vendite pilotate, agli speculatori che vogliono massacrare l´isola». Mentre le campagne sarde rischiano di essere svendute all´asta, la tensione continua a crescere anche perché ai vecchi debiti se ne aggiungono di nuovi. Quelli derivanti dall´offensiva lanciata da Equitalia: un´ondata di contestazioni fiscali, in molti casi discutibili, che portano a sequestri anche di prime case condotti a tempo di record, nell´arco di poche settimane, prima che un giudice riesca a pronunciarsi su un eventuale ricorso. «I cannoni di Equitalia sono puntati su 80 mila aziende e partite Iva: credo che molto presto la rabbia esploderà con forza perché la situazione è insostenibile e già sette persone si sono impiccate per la vergogna di assistere alla distruzione di quel piccolo benessere che avevano ereditato dai padri e dai nonni», spiega Gavino Sale, presidente di Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna. «E la minaccia va oltre il rischio dei singoli. Ci sono vicende bancarie molto oscure e migliaia di ettari che fanno gola agli speculatori: proprietà anche sulla costa che possono essere comprate a 1 e rivendute a 10 o 20». «La Sardegna possiede un patrimonio straordinario non solo in termini di bellezza ma anche di potenzialità economiche legate al cibo di eccellenza, alla qualità dell´artigianato, all´espansione di un turismo soft», osserva il presidente onorario del Fai Giulia Maria Mozzoni Crespi. «Non si può utilizzare la vicenda dei debiti per far saltare gli equilibri sociali e ambientali dell´intera isola». ANTONIO CIANCIULLO , la Repubblica 16/10/2011 "CASE ESPROPRIATE E PRODOTTI A RISCHIO LA MINACCIA È UN NUOVO IMPERIALISMO" - ROMA - «Quando ho visto la polizia caricare i pastori mi è venuta la pelle d´oca, e poi le case espropriate, messe all´asta, ma questa è gente che ha famiglia, è gravissimo. Siamo di fronte al nuovo imperialismo. È un imperialismo senza cannoni ma molto più subdolo. O paghi o muori». Salvatore Niffoi, scrittore, osserva con amarezza la ribellione degli agricoltori e i tormenti della sua terra. Chi sono oggi i pastori? «Non sono quelli di una volta, è gente preparata che fa grandissimi sacrifici e che nello stesso tempo deve fare attenzione a tutte le regole dell´Unione europea, alla fine però si ritrova senza la possibilità di sostenersi perché i conti non tornano. I prezzi delle sementi sono altissimi, il latte viene pagato 60 centesimi al litro. L´agricoltura è una delle gambe su cui si regge la regione insieme alla cultura, al turismo, l´artigianato. I pastori fanno un prodotto d´eccellenza, bisogna tutelarne l´identità ma ci ritroviamo che il globale schiaccia il locale e trasforma il territorio e la gente. Ci sono anche sardi che remano contro, quelli che io chiamo "parzialmente scremati" ». Come è nato questo conflitto? «C´è stato un errore di valutazione ma ci sono anche interessi molto poco chiari, tutto è nato nelle stanze della malapolitica, non solo quella attuale, la peggiore, ma anche quelle che l´hanno preceduta». Lei parla di imperialismo. «Sì, è un colonialismo spietato, subdolo, ti mette la corda al collo perché poi non riesci a disimpegnarti con le banche, la cosa più triste è che lo Stato viene qui solo per reprimere, caricare i pastori. Si parla di Sardegna solo d´estate quando l´isola si riempie di gente "famosa", spesso gentaccia, che non vive del proprio lavoro. Per il resto c´è un disinteresse assoluto mentre cresce la disoccupazione, la dispersione scolastica e scompaiono i servizi». I pastori possono ancora vincere la loro battaglia? «È un braccio di ferro, hanno anche molta solidarietà. Devono stare attenti a non cadere nel trappolone mediatico che ti rende visibile ma poi non ti lascia incidere. La visibilità non basta, alla fine passi dall´immagine al necrologio». MARINA CAVALLIERI , la Repubblica 16/10/2011