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 2011  ottobre 16 Domenica calendario

COME PRODURRE PIÙ LATTE E MEGLIO

Si può produrre di più e meglio con minore impatto sull’ambiente grazie alle nuove tecnologie: è questo il filo conduttore di Summilk 2011, il convegno mondiale del latte, che, dopo 55 anni, torna in Italia, a Parma. Questa mattina via ai lavori che si chiuderanno mercoledì prossimo.

All’evento sono presenti oltre 1.500 partecipanti provenienti da 80 Paesi per discutere di produzione sostenibile per l’ambiente, di politiche lattiere, di nutrizione e benessere. Interverranno 160 speaker distribuiti in dieci conferenze tematiche. Summilk è promosso da International dairy federation (un istituto ufficiale d’informazione scientifica), con Assolatte promotrice e sponsor tecnico delle conferenze. Partecipa anche la Fao che ha concesso il patrocinio.

Si parte con il "World dairy leaders forum" al quale partecipano alcuni rappresentanti istituzionali e i vertici delle grandi multinazionali: Richard Doyle, presidente di Idf, Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura del parlamento europeo, i manager di Parmalat-Lactalis, Tetra Pak, Cargill e vari altri.

In Italia il lattiero caseario è molto sviluppato: secondo Assolatte, si lavorano 13 milioni di tonnellate di latte che generano, tra l’altro, un milione di tonnellate di formaggio e tre di latte alimentare fresco e Uht. Il fatturato 2010 è stato di 14,2 miliardi.

Summilk si incrocia con la manifestazione “Cibus Tec” che si tiene alle Fiere di Parma dal 18 al 21 ottobre: l’evento è legato alle tecnologie e ai macchinari per la lavorazione e il confezionamento alimentare ma, in questa edizione, sarà aperta a tutti i comparti del food.

Il primo banco di prova della sostenibilità aziendale è l’efficienza nella trasformazione industriale. Entrano così in ballo la riduzione di energia, l’utilizzo di quelle tecnologie capaci di ridurre il consumo di acqua, il reimpiego dei rifiuti e il riciclo del materiale di confezionamento. «Un’area che stiamo esplorando – spiega Doyle – è il miglioramento dell’efficienza nel trasporto del latte dagli allevamenti alle imprese di trasformazione, con la riduzione del consumo di carburanti e l’ottimizzazione della raccolta e della distribuzione dei prodotti. Tutti gli anelli della filiera possono contribuire alla sfida del miglioramento ambientale».

Possiamo dunque produrre di più e meglio, ma come? «Produrre di più è compatibile con la tutela ambientale – risponde il presidente di Idf –. Con la Global dairy agenda for action on climate change lavoriamo in tutte le direzione per aumentare l’efficienza del settore, ridurre le emissioni gassose e il fabbisogno energetico. Seguendo standard internazionali sia nei protocolli utilizzati sia nella misurazione dei risultati».

E i risultati? Doyle invita gli interessati a visitare il portale ad hoc di Idf per conoscere il progetto e i risultati ottenuti. Tuttavia Summilk è l’occasione migliore per saperne di più su tutto il fronte operativo.

Doyle però diventa diplomatico quando si sfiora il tema dei biocarburanti. La Fao sostiene che la domanda di energia nel mondo è fornita per un terzo dall’agricoltura attraverso i biocarburanti: un tragico errore o il male minore? Doyle premette che come presidente di un’organizzazione internazionale limita i commenti all’uso della bioenergia negli allevamenti e nell’industria. «Allevatori e trasformatori – spiega – stanno investendo nella nuova generazione di energia rinnovabile, soprattutto biogas, che viene prodotto dalle deiezioni animali e dai liquami. E alcuni progetti mirano addirittura a produrre latte a costo energetico vicino allo zero. Questa bioenergia non solo è totalmente sostenibile dal punto di vista ambientale, ma permette di ridurre le emissioni gassose».