Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 16/10/2011, 16 ottobre 2011
GASSMAN E LA NUOVA «N»: L’HO AGGIUNTA AL COGNOME
«Ho ripristinato il vecchio cognome di famiglia. Mi sono aggiunto una enne alla fine: ora sul passaporto sono Alessandro Gassmann. Non per recidere il legame con mio padre, che è sempre stato fortissimo. Ma per recuperare la storia familiare. Noi siamo ebrei. Io a metà, mio padre per intero. Nel ’34 la nonna, che era rimasta vedova con due figli e intuiva la bufera che incombeva, tolse la "enne" al cognome dei figli e cambiò il suo da Ambroon ad Ambrosi. Mio padre Vittorio aveva tutte le caratteristiche che si attribuiscono agli ebrei, compresa la parsimonia: uomo generosissimo — non gli ho mai visto lasciar pagare un pranzo o una cena al suo commensale —, in casa spegneva di continuo le luci, staccava l’interruttore centrale, svitava le lampadine. Era ossessionato dal consumo elettrico. Aveva il senso della provvisorietà delle cose, della caducità della vita. Anche l’ultima cosa che mi disse fu: "Spengi la luce"».
Alessandro Gassman (il nome d’arte è rimasto quello) è nel bar sulla terrazza del Raphael. Ha motivo di festeggiare: è in testa alla classifica dei film più visti con Ex dei Vanzina, sta per uscire in dvd l’opera che l’ha rivelato, Hammam di Ozpetek, e a febbraio inizia a Latina le riprese del suo primo film da regista, Roman e il suo cucciolo, tratto dallo spettacolo teatrale che in questi anni ha portato in giro per l’Italia. Una volta, qui in cima al Raphael, abitava Bettino Craxi. «Craxi e mio padre erano amici. Papà è sempre stato socialista, ha creduto in Craxi, ha partecipato a qualche meeting del Psi, sia pure senza accettare mai una carica, e alla fine è rimasto deluso. Credo che noi artisti dobbiamo tenerci a distanza dalla politica. Seguo con interesse l’occupazione del teatro Valle, considero Elio Germano il migliore tra i giovani attori italiani, insieme con Pierfrancesco Favino, bravissimo. Ma, da fratello maggiore, gli consiglio di mantenere una misura. Se urli, trovi sempre qualcuno disposto a urlare più di te. Non è utile alla causa; che è una causa giusta, da me totalmente condivisa. Allo stesso modo, noi attori non dobbiamo vergognarci di fare film di successo popolare. Io mi riconosco nelle idee della sinistra, non nella sua spocchia; che è poi il motivo per cui la sinistra è così odiata dall’altra metà del Paese. Ex ha avuto miracolosamente critiche positive, compresa l’attrice che per me è una rivelazione, Natasha Stefanenko. Ma io ho fatto anche un cinepanettone, Natale a Beverly Hills, e non me ne vergogno certo. Anche perché i 24 milioni di euro che De Laurentiis ha incassato sono serviti a fare altri film. Dopo Roman e il suo cucciolo voglio continuare a fare il regista. Magari senza recitare, restando dietro la macchina da presa. E portando sullo schermo i lavori degli scrittori contemporanei. Come è stato fatto per De Cataldo e Ammaniti».
«L’Italia così com’è non mi piace. Dobbiamo cambiarla. Purtroppo nei partiti mancano i quarantenni, quelli della mia età — sono nato nel ’65 —, perché la nostra generazione è stata la prima a non credere più alla politica, alla possibilità di cambiare le cose». Alessandro ha diretto il teatro stabile dell’Aquila, vivendo il dramma del terremoto: «L’Aquila è una città morta, non è stato fatto nulla tranne una gigantesca operazione mediatica, per cui molti italiani pensano che sia tutto a posto». Ora dirige lo stabile del Veneto. «Abbiamo fatto meno classici e più drammaturgia contemporanea, abbiamo coinvolto i 40 mila studenti universitari di Padova e Venezia. Risultato: 30% in più di presenze. Ora porto al Goldoni Pippo Delbono. Sono molto curioso di vedere come reagiranno gli abbonati veneziani».
Sex symbol da calendario — «mi ci sono comprato casa» —, Gassman racconta di essere però sorprendentemente monogamo. «Sto con Sabrina da 18 anni, siamo sposati dal ’98, abbiamo un figlio, Leo, ormai adolescente. Sono molto fortunato, perché ho trovato la donna giusta. Ma anche mio padre era un uomo sentimentalmente tranquillo. Sì, ha avuto quattro mogli. Ma ogni volta che trovava una donna la sposava e ci faceva un figlio. Con mia madre francese è durata poco. Ora lei fa la pittrice in Messico. Anche Mastroianni con le donne non era certo indiavolato. Sordi — uomo di impressionante cultura, grande collezionista d’arte — e Tognazzi invece si sono goduti di più la vita. Con i Tognazzi eravamo vicini di casa, a Velletri. Da loro cibi prelibati e dolcezze sibaritiche. Da noi sveglia all’alba, jogging, ginnastica, bistecca e insalata. Tutti andavano sempre dai Tognazzi. Però la severità di mio padre mi ha giovato, negli anni in cui rischiavo di perdermi. Al resto ha provveduto il pugilato, che ha moderato la mia aggressività, e l’analisi, che mi ha guarito dalle crisi di panico. Poi, a 18 anni, partii per una vacanza in Grecia. Papà mi diede 700 mila lire. A metà mese erano già finite. Gli amici erano disperati. Mi sacrificai per la causa e sedussi una tardona greca. Era una bella donna e non aveva più di 38 anni; ma all’epoca mi sembravano tantissimi. Rimasi per il resto della vacanza in un hotel a cinque stelle, e passavo agli amici gli avanzi delle colazioni. Al ritorno raccontai tutto a casa. La donna di mio padre mi rimproverò; lui invece era molto soddisfatto del figlio».
Aldo Cazzullo