Caterina Maniaci, Libero 16/10/2011, 16 ottobre 2011
RUINI BOCCIA LA NUOVA DC
L’unità politica dei cattolici che ha caratterizzato l’esperienza della Democrazia Cristiana oggi è irripetibile, ma i credenti devono fare valere i propri valori all’interno dei partiti. Da Torino il cardinale Camillo Ruini, intervenendo al convegno “I cattolici e il ruolo dell’Italia nella storia”, lancia un chiaro messaggio, alla vigilia del forum di Todi che tanto ha alzato la temperatura e le fibrillazioni nella politica nostrana, fiducia a Berlusconi e scempi degli indignados a parte, si capisce. Tanto per sgombrare il campo da equivoci e illazioni, il cardinale, ex presidente della Cei, precisa di aver «difeso l’unità politica dei cattolici finché gli stessi ex democristiani hanno detto che era finita. Poi a quel punto ho gettato la spugna. Ma già allora avevo chiarissima l’idea, che ho tuttora, che quella fosse un’esperienza irripetibile, che se fosse finita non si sarebbe potuta riprodurre per una serie di fattori». «L’unità politica dei cattolici», argomenta il cardinale, «è nata in un preciso contesto storico, con una chiesa che aveva una presenza capillare e un’unità interna che oggi non c’è per nulla. In secondo luogo, è chiaro che la società italiana oggi è molto più pluralista di allora».
Secondo il cardinale, però, l’impegno politico dei cattolici non deve finire. «Per avere rilevanza pubblica», spiega, «ora la via è la convergenza dei cattolici sui valori fondamentali. Questo è stato il nostro tentativo dal 1994 e ha avuto anche successo, ma è una cosa diversa da un partito politico, non ha l’ambizione di esserne un surrogato. Questo tentativo ha però una difficoltà intrinseca che è ineliminabile: ciascuna forza politica tende ad avere una propria coesione interna e può generarsi un conflitto tra l’appartenenza al partito e i punti essenziali per i cattolici. Allora sta al singolo cattolico essere capace di farli valere all’interno della forza politica stessa».
Perciò: nessuna Dc in vista – almeno per quel che ne pensano le gerarchie ecclesiali – ma anche nessuna abdicazione di forza e «di rilevanza». Chi pensa, andando a Todi, di gettare le fondamenta per un nuovo soggetto targato “cattolico” è avvisato.
La pensano così anche i convenuti agli incontri di Norcia, edizione 2011, a cura della fondazione Magna Charta, causalmente organizzati un giorno prima dell’appuntamento di Todi, che avverrà domani. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dichiara: «È proprio vero, i cattolici in politica non sono affatto irrilevanti. Tutt’altro. E i valori fondamentali sono un “pavimento comune” su cui edificare la politica». Ma, rileva Sacconi, non c’è bisogno di una nuova “casa comune” per i cattolici e per chi si riconosce questi valori fondanti: «Io voglio rimanere dove sono. Il mio posto è dove mi trovo ora», il Pdl, evidentemente. Pensiero condiviso da Gaetano Quagliariello, a Norcia soprattutto nella sua veste di presidente d’onore della fondazione Magna Charta: «Ben vengano tutte queste iniziative che sono la dimostrazione di una vitalità del mondo cattolico, delle sue sempre rinnovate energie. Ma si evitino le contrapposizioni o, peggio, gli appelli “identitari” che tendono all’esclusione, non al dialogo e al confronto». Quanto al ritorno della Dc, per Quagliariello «non sarebbe un buon affare. La Chiesa ha acquistato vigore quando è passata a un progetto culturale».
Ma certo nel vasto parterre che si preannuncia nelle austere e suggestive sale del convento di Montesanto più di un pensierino, ad una riedizione Balena Bianca, sia pure riveduta e corretta, dovrà pure continuare a circolare. Anche se da giorni e giorni tutti si affannano a giurare che no, mai pensato ad una Dc. Si parla di “aria nuova” che serve in Italia, ricalcando le parole del cardinale Angelo Bagnasco, attuale presidente della Cei che aprirà i lavori a Todi domani. L’idea più pragmatica e, forse, condivisa, è quella di rinserrare le fila del vasto mondo dell’associazionismo, di far riemergere, anche sulla scena politica, questa presenza e, almeno per qualcuno, fare in modo che il Pdl – magari finalmente “libero” dall’ingombrante presenza del Cavaliere – sia sottoposto ad una cura “democristiana”. Tenendo presente un dato interessante: secondo la fondazione Acli per il bene comune, che ha commissionato un sondaggio ad hoc all’Ipsos, se si andasse a votare oggi l’astensione dei cattolici arriverebbe al 48%.
Caterina Maniaci