Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 16 Domenica calendario

Bertolaso: «Attaccano me solo per colpire il premier» - Basta con il gioco al massa­cro. Guido Bertolaso non ne può più di essere impallinato da giorna­li e Tv e, prima di essere processato dalla Procura di Perugia che ha ot­tenuto il suo rinvio a giudizio nel­l’inchiesta sugli appalti del G8, vuo­le che si­a l’opinione pubblica a giu­dicare l’uomo che per quasi un de­cennio ha gestito le emergenze del nostro Paese

Bertolaso: «Attaccano me solo per colpire il premier» - Basta con il gioco al massa­cro. Guido Bertolaso non ne può più di essere impallinato da giorna­li e Tv e, prima di essere processato dalla Procura di Perugia che ha ot­tenuto il suo rinvio a giudizio nel­l’inchiesta sugli appalti del G8, vuo­le che si­a l’opinione pubblica a giu­dicare l’uomo che per quasi un de­cennio ha gestito le emergenze del nostro Paese. Per questo sceglie di mettersi a nudo davanti alle teleca­mere di Matrix : «Preferisco essere accusato di pedofilia piuttosto che tacciato di essere venuto meno ai miei doveri di funzionario dello Stato: io non sono mai stato e non sono ricattabile». L’ex capo della Protezione civile parla per la prima volta a ruota libera della sua vicen­da­e sembra farlo senza paura di es­sere smentito. Anche quando tira in ballo Ferruccio De Bortoli rac­contando di una visita che il diretto­re del Corriere della Sera gli avreb­be fatto lo scorso anno prima delle sue dimissioni: «Venne nel mio uffi­cio e mi disse: “Bertolaso, con lei siamo stati molto cattivi. Però cosa potevamo fare? Si temeva che lei prendesse il posto di Berlusconi”». E ancora più spavaldo: «De Bortoli può benissimo smentire e quere­larmi. Oppure vogliamo sentire la registrazione?». Attacare Bertolaso per attaccare il premier, dunque. Questo il so­spetto di mister emergenza, «mas­sac­rato per due anni dai mezzi d’in­formazione che si sono inventati di tutto»: le ville a Montecarlo, in Co­sta Azzurra, a Positano, i conti al­l’estero, le consulenze alla fami­glia, la cittadinanza greca. Bertola­so sperava che tutto si chiarisse pri­ma della chiusura dell’inchiesta. Invece il processo si farà («si sono arrampicati sugli specchi pur di tro­vare il modo di rinviarmi a giudi­zio »). Si farà, ma quando? La prima udienza è stata fissata il 23 aprile. Con il pericolo che cada tutto in pre­scrizione. E questo proprio non gli va giù. Lui vuole una sentenza, an­che tra 20 anni ma vuole una sen­tenza. Aspetta che un Tribunale cancelli tutte le accuse e gli restitui­sca l’onore. «Io non faccio parte di nessuna casta, di nessuna cricca». E questo deve essere riconosciuto da un giudice. «Se mi fossi voluto di­fendere (grettamente, ndr) - dice ­avrei evitato di dare le dimissioni, sarei rimasto al mio posto, come hanno fatto in molti. Come il co­mandante dei Ros condannato per traffico di stupefacenti, tanto per ci­tare un caso emblematico». Non vuole fare la fine del suo predeces­sore, Franco Barberi, inquisito per la Missione Arcobaleno: «Sono pas­sati 11 anni e ancora non hanno fat­to il processo. È questo che volete fare a me? Perché questo faranno, perché nel momento in cui mi rinvi­ano a giudizio e decid­ono che la pri­ma udienza sarà il 26 aprile 2012 si­gnifica che i magistrati vogliono la prescrizione perché sanno che non c’è nulla contro di me.Ma non ci riusciranno perché io mi oppor­­rò alla prescrizione, questo deve es­sere chiaro a tutti. Sono colpevole, ma solo di essermi preso tutte le re­sponsabilità che mi sono preso». Appalti in cambio di soldi o ses­so. Questo gli contestano i magi­strati. Ma Bertolaso è sicuro di riu­scire a dimostrare che le accuse non reggono, che i suoi rapporti con il costruttore Diego Anemone sono sempre stati limpidi: «Ane­mone dalla protezione civile non ha mai avuto un contratto, un ap­palto, mai una trattativa privata con me». È un fiume in piena an­che quando entra nel merito delle contestazioni: «I soldi da Anemo­ne per i pm li avrei presi davanti ad un ispettore della pubblica sicurez­za, un uomo che ha fatto per 20 an­ni la lotta alla mafia e che è stato mio capo scorta quando ero sotto­segretario. Ma malgrado lui abbia testimoniato che è venuto con me e che non è successo niente, anco­ra in questi giorni hanno scritto che avrei preso la mazzetta da don Bancomat. E io avrei incontrato Anemone in un ufficio davanti al mio caposcorta con Anemone che mi dice “sai, i costi sono aumenta­ti” e avrei preso non so che mazzet­te ». Ci sono invece conversazioni tra lui e l’imprenditore che sui gior­nali non hanno mai trovato spazio, come l’intercettazione in cui Ane­mone si lamenta del fatto che «Ber­tolaso gli aveva tagliato 50 milioni di euro». Litri di inchiostro sono stati spe­si per parlare della casa di via Giu­lia pagata da Anemone dove Berto­laso soggiornò per un periodo. «Quando ho avuto problemi con mia moglie e sono uscito di casa- è la spiegazione - non volevo che lei pensasse che mi volessi rifare una vita altrove, allora mi rivolsi al car­din­ale Sepe che mi mise in un colle­gio di Propaganda Fide con i semi­naristi. Il problema è che venivo chiamato ad ogni ora della notte per le emergenze e questo portava scompiglio. Così, dopo due mesi, Sepe mi consegnò le chiavi di via Giulia dicendomi che la casa era di Francesco Silvano, presidente del Bambin Gesù».Il capitolo dei mas­sa­ggi a luci rosse l’ex capo della Pro­tezione Civile lo liquida ricordan­do che gli stessi magistrati - che mai hanno interrogato la massag­giatrice in questione, quella che gli avrebbe fatto«vedere le stelle»allu­dendo al suo mal di schiena non ad altro - sul punto hanno fatto retro­marcia.