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 2011  ottobre 16 Domenica calendario

«Questi giovani hanno ragione» Draghi perdona gli anti-banchieri - Gli indignados trovano nella grande finanza la solidarietà più inattesa

«Questi giovani hanno ragione» Draghi perdona gli anti-banchieri - Gli indignados trovano nella grande finanza la solidarietà più inattesa. Quella del governatore della Banca d’Italia e, tra 15 gior­ni, presidente della Bce Mario Dra­ghi; insieme con quella del segre­tario di Stato al Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, an­ch’egli come Draghi a Parigi per le riunioni del G20. E a loro ha fatto eco il numero uno di Intesa, pri­ma banca italiana, Corrado Passe­ra. Con sfuma­ture molto di­verse, i tre gi­ganti del mon­do finanziario internazionale (un banchiere centrale, un mi­n­istro del Teso­ro e un top ma­nager banca­rio) hanno tro­vato ieri un de­nominatore co­mune nel «comprendere le ragioni dei giovani per in­dignarsi ». Si può pensarla come si vuole. E nelle differenti sfumature va colta - e lo faremo- ogni possibile argo­mentazione. Ma certo un po’ di stupore ci sta tutto. Perché anche a rischio di cavalcare qualche cli­ché che, per definizione, porta a es­sere superficiali, nel sentire Dra­ghi, Geithner o Passera affermare che gli indignati fanno bene a es­serlo, si sente subito un po’ di ama­ro retrogusto: con chi ce l’hanno le migliaia di giovani che ieri in Ita­lia e nei giorni scorsi a New York, a Chicago, a Tel Aviv, ad Atene han­no manifestato davanti a luoghi simbolo del capitalismo?Ce l’han­no con la grande finanza, ritenuta fonte primaria della crisi economi­ca mondiale. Quindi - sarà un cli­ché­ma ce l’hanno anche con Dra­ghi, Geithner, Passera. Si pensi a cosa è successo a Mila­no venerdì scorso: una ventina di esagitati hanno imbrattato la se­de della Goldman Sachs. Non una banca a caso, ma uno dei santuari dell’investment banking più spin­to, quello che ha fatto crescere a di­smisura la finanza di carta, costru­ita sui debiti, arrivando a contagia­re nel tempo l’intero sistema pri­ma finanziario, poi economico. E a fronte di stipendi milionari per i suoi manager. Ebbene, in Gold­man Sachs ha lavorato anche Dra­ghi, vicepresidente e membro del management Committee World­wide dal 2002 al 2005, dopo che per il ministero del Tesoro era sta­to presidente del Comitato priva­tizzazioni, dal ’98 al 2001,alle qua­li aveva partecipato attivamente la stessa Goldman Sachs. Geith­ner, invece, doveva andare a Citi­group quando Obama lo ha chia­mato con sé, forse proprio per po­ter contare su chi conosceva bene certi meccanismi finanziari. Per questo la difesa strenua del politi­ca­mente corretto in alcuni casi an­drebbe soppesata con ragioni di opportunità anche spicciola. Naturalmente il prossimo nu­mero uno della Bce non si è limita­to a una solidarietà tout court . E qui iniziano le sfumature impor­tanti. «I giovani hanno ragione a essere indignati» ma «a patto che non degeneri la protesta»: queste sono state le parole del governato­re. Che non a caso, informato de­gli incidenti di Roma, ha detto: «È un gran peccato, la violenza è inac­cettabile ». Per questo, al di là degli stereotipi della grande finanza, vanno scritte chiaramente due co­se: la prima è che non c’è stata da parte di Draghi nessuna accondi­scendenza verso i comportamen­ti violenti. Anzi: c’è stata una con­danna preventiva. La seconda è che l’attenzione al disagio giovani­le non è certo un tema nuovo per Draghi, che ripete da tempo il con­cetto di una generazione in diffi­coltà, che non ha avuto le stesse opportunità di quella che l’ha pre­ceduta. Per questo i giovani «se la prendono con la finanza come ca­pro espiatorio, li capisco, hanno aspettato tanto: noi all’età loro non l’abbiamo fatto». Va infine ri­cordato che fin dall’inizio della cri­si, nel Financial Stability Board, Draghi si è battuto per regole più severe per la grande finanza. Diverso il ragionamento di Pas­sera, che ha posto un distinguo tra il sistema finanziario anglosasso­ne e quello latino: nel primo «ci so­no tante ragioni di reazione, per in­dignarsi ». Ma attenzione a dare colpe generiche alla finanza: «Ci sono Paesi dove il mondo del cre­dito ha saputo reagire rimanendo legato all’economia reale» e tra questi l’Italia.Nessuna generaliz­zazione dunque. Anche se l’im­pressione è che gli indignados, al­meno quelli di ieri, tante distinzio­ni non le abbiano fatte.