Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Parlavamo ieri di corruzione, ed ecco proprio oggi il Direttore ci chiede di occuparci del San Raffaele di Milano, grande ospedale che i magistrati vorrebbero far fallire, con un buco colossale nei bilanci (un miliardo e mezzo) e la brutta storia del suicidio dell’uomo che sapeva tutto sui suoi conti. I giornali accusano, ma don Verzè, il patron di tutto fino a che non è intervenuto il cardinale Bertone, sostiene di non leggerli da qualche mesi. Almeno fino a ieri: ieri li ha letti e, colpito dai commenti dei cronisti (in particolare dalle sferzate di Francesco Merlo su “Repubblica”, che lo ha senz’altro assimilato a Mammona), ha scritto una lettera accorata ai suoi giudici.
• Si difende?
«Mi offro al giudizio di tutti – scrive - dei signori
pubblici ministeri, del consiglio di amministrazione, dell’opinione pubblica e
rivendico l’intera responsabilità morale e giuridica di quanto avvenuto per il
San Raffaele, ne rivendico peraltro anche la fondamentale importanza del suo
esistere e del suo perpetuarsi nella panoramica della cultura e della sanita
[…] Ho pensato di fare come Gesù Cristo, che dopo aver guarito tanti ammalati e
dopo averci donato una dottrina salvatrice fu arrestato, calunniato e condannato
alla croce: non si è difeso. […] Sono sacerdote di 91 anni…» e ricorda che il
San Raffaele venne costruito per soddisfare una richiesta di Montini e del
cardinale Schuster, perché anche i poveri fossero curati. Paolo VI, cioè
Montini, viveva in realtà l’attivismo frenetico di don Verzè con notevole
sospetto.
• Che cosa ci dice di nuovo questa lettera?
Niente di nuovo in particolare, se non che don Verzè
si assume tutte le responsabilità e chiede che il San Raffaele non crolli sotto
il peso dei debiti e delle inchieste giudiziarie.
• Chiede anche di non essere calunniato, si
paragona a Gesù Cristo… È stato calunniato?
Non so. Il San Raffaele ha due storie, che, usando
lo stesso linguaggio profetico del suo fondatore, potremmo chiamare: una storia
di luce e una storia di tenebra. La storia di luce è quella meglio nota: nel
1971 questo prete di 51 anni, nato a Illasi in provincia di Verona, fonda il
San Raffaele, tra Milano e Segrate. Quarant’anni dopo, il San Raffaele appare a
chi lo visita come una vera e propria città della salute, tutta proiettata sul
futuro. Una Divisione di Neuroscienze, una Divisione di Ematologia che fa cento
trapianti di midollo l’anno (tra le prime tre in Italia, tra le prime quindici
in Europa), i dipartimenti di Chirurgia, Malattie infettive, Materno-Infantile,
Medicina Interna, Oncologia eccetera. Alla Fondazione Monte Tabor fanno capo, oltre
al San Raffaele propriamente detto, ospedali in Lombardia, Veneto, Puglia,
Sicilia, Sardegna, India, Brasile (a San Salvador de Bahia), l’università
Vita-Salute, società di servizi, di edilizia, di biotecnologie, laboratori di
ricerca, aziende agricole, alberghi di lusso, una casa editrice.
• Credo di aver capito che proprio questo
gigantismo ha provocato la crisi in cui si trova l’ospedale.
La storia di tenebra è uscita fuori al momento del
suicidio di Mario Cal, il braccio destro di don Verzè. Cal, 71 anni, s’è tirato
un colpo di pistola alla tempia nell’ultimo giorno di lavoro, lo scorso luglio.
Abitava a Milano in via della Spiga, vicino alla casa di Dolce e Gabbana. Ma
aveva anche una villetta a Bernareggio in Brianza, dove teneva le carte
dell’attività occulta di don Verzè, attività che resta piuttosto oscura anche
adesso. Non se ne capisce fino in fondo la natura, non è chiara neanche la
finalità: perché caricare di debiti l’ospedale per l’acquisto di un aeroplano
Challenger CL 604, assolutamente non necessario e acquisito con un giro
pazzesco di soldi e di società? Come mai, per gestire i contenziosi all’estero,
don Verzè s’affidò a un Piero Daccò, privo di una qualifica specifica,
pagandolo mezzo milione l’anno? Che cosa si nasconde dietro l’attività
dell’EdilRaf, attraverso la quale il San Raffaele partecipò ai lavori delle
strutture di Olbia e dell’ospedale in Brasile? Ha avuto senso che a un certo
punto don Verzè abbia investito nell’energia fondando una società che gli ha
fatto lievitare i costi dell’elettricità da 11 a 41 milioni? Le risparmio
l’elenco delle figure losche che stanno emergendo a margine di queste
iniziative. La magistratura sta indagando.
• Ruolo di Berlusconi in tutto questo?
Don Verzè lo considerava «un dono di Dio
all’Italia». Il Cav. voleva salvare il San Raffaele dalla bancarotta, ma la
magistratura e la Chiesa sono intervenute prima. Don Verzè ha avuto rapporti
con tutti: non solo Berlusconi, anche Craxi e Formigoni, anche Massimo Cacciari
e Nichi Vendola, con cui ha realizzato la filiale del San Raffaele in Puglia.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello sport 3 dicembre 2011]
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