Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 03 Sabato calendario

VOLANO AL RECORD I DEPOSITI BCE DELLE BANCHE UE

Oltre 300 miliardi di euro. Sembra un controsenso, ma le banche di quel sistema finanziario europeo che rischia il collasso siedono in realtà su una montagna di liquidità. Il problema è che il denaro non circola per la questione, ben nota, della mancanza di fiducia fra gli istituti di credito: si preferisce restare cauti e tenere parcheggiati i fondi, anche a costo di rimetterci.
L’azione congiunta delle principali Banche centrali mondiali di mercoledì scorso ha provato a smuovere le acque, ma ha avuto come obiettivo i soli finanziamenti in dollari. In realtà le difficoltà più evidenti, dalle nostre parti, si riscontrano sulla raccolta in euro ed è un paradosso perché, appunto, di denaro in giro ce ne sarebbe sufficienza. Un dato più di ogni altro balza all’occhio: due giorni fa il denaro che le banche dell’Eurosistema hanno depositato presso i forzieri della Banca centrale europea (Bce) ha raggiunto la ragguardevole cifra di 313,8 miliardi di euro. Non si tratta un record (nel giugno del 2010, poco dopo lo scoppio della crisi di Atene aveva raggiunto vette ancora più elevate), ma poco ci manca.
Cosa spinge le banche a impiegare i soldi a un tasso molto basso (0,5%) invece di rimetterli in circolo? Senza dubbio esistono motivazioni tecniche, in qualche modo legate con le riserve che ciascun istituto deve obbligatoriamente mantenere presso la Banca nazionale del proprio Paese (nel complesso poco più di 207 miliardi). Osservando il grafico in basso si nota infatti che l’ammontare dei depositi presso la Bce ha un andamento ciclico: parte da un livello relativamente basso e cresce giorno dopo giorno fino a toccare l’apice un giorno prima della chiusura del periodo di mantenimento.
È però altrettanto evidente che da qualche tempo il denaro lasciato a giacere presso la Bce cresce mese dopo mese, indipendentemente dall’ammontare complessivo delle riserve obbligatorie: a ogni ciclo sale sempre più e questo mese (si chiude il 13 dicembre) potrebbe anche toccare i 350 miliardi secondo le stime di Barclays Capital. Il valore dei depositi può essere infatti un indicatore molto utile perché è in grado di approssimare un altro dato molto importante, l’eccesso di liquidità.
Questo valore rappresenta la differenza fra il denaro che staziona fra le banche europee e quello che sarebbe necessario al funzionamento del sistema stesso e al momento (anche questo) viaggia verso i 314 miliardi, cioè ai massimi dell’anno. La ragione di questa eccedenza, ancora una volta, è soprattutto l’enorme prudenza di ciascuna banca ed è quindi di per sé un segnale di tensione: non a caso il valore della liquidità extra del sistema ha iniziato a salire dopo metà luglio, quando cioè si sono avute le prime avvisaglie della crisi nella quale tuttora siamo immersi.
Il problema, ovviamente, è convincere le banche ricche (e prudenti) a rimettere in circolo i fondi, concedendo finanziamenti a famiglie e imprese. Oppure prestare a quegli istituti di credito che sono invece in difficoltà, non riescono a raccogliere denaro attraverso i canali più tradizionali del mercato dei capitali e devono affidarsi alla Bce come prestatore di ultima istanza, magari attraverso la marginal lending facility (il «Bancomat» che eroga denaro per una sola notte a caro prezzo e che ieri ha prestato 8,6 miliardi, massimi da marzo). Secondo il parere di molti analisti l’istituto di Francoforte potrebbe decidere di abbassare ulteriormente il tasso di remunerazione dei depositi (dovrebbe già scendere fino allo 0,25% giovedì prossimo) fino ad azzerarlo del tutto. L’impressione è che per riallacciare i fili della fiducia, e convincere le banche a liberare il denaro in eccesso, serva ben altro che un semplice disincentivo finanziario.