Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Esiste un’organizzazione internazionale che si chiama “Transparency International”, qualcosa come “Trasparenza Internazionale”. Si occupa di corruzione nei vari paesi del mondo e ieri, raccogliendo dati raccolti da 13 organismi (tra cui la Banca Mondiale), ha presentato a Berlino il CPI 2011 (pronuncia si pi ai), cioè il “Corruption Perception Index” annuale. Vale a dire: l’”Indice di corruzione percepita”. C’è una differenza tra corruzione percepita e corruzione reale? Abbiamo la sensazione di no: molti di noi sanno che l’Italia è un paese corrotto, anche se non gli è mai capitato di rifilare a qualcuno una bustarella, perché sentono che il paese vive di raccomandazioni, piccole truffe, mance per farsi accelerare una pratica, parenti potenti, insomma percepiscono che il Paese è tante volte ingiusto, nonostante le molte persone che corrotte non sono, fanno il loro dovere eccetera. Relativamente all’Italia questo CPI ci dice tristemente quello che già sappiamo di percepire: siamo 69esimi su 182, quartultimi in Europa, precediamo solo Grecia, Romania e Bulgaria.
• Questo quanto ci costa?
Il CPI non lo dice, ma lo sappiamo da altre fonti: 60
miliardi l’anno. Che devono essere aggiunti ai 250 del lavoro nero e
dell’evasione fiscale. La Commissione europea ha però quantificato il peso
della corruzione in tutta l’Unione: l’1 per cento del Pil, cioè 120 miliardi
l’anno. Ma vediamo ancora: il paese più corrotto ha indice 0, quello meno
corrotto indice 10. L’Italia ha ricevuto un 3,9, un voto francamente brutto.
Francia e Germania sono 25° e 14°. I peggiori (centottantaduesimo posto) sono
somali e coreani. La più virtuosa è la Nuova Zelanda, rating di 9,5 e primo
posto, seguita da Danimarca e Finlandia (9,4) dalla Svezia (9,3) e da Singapore
(9,2). Cina 75esima, Russia pessima al 143esimo posto, paesi arabi quasi tutti
sotto il 4. Gli Stati Uniti sono venticinquesimi. È grave che due terzi dei
Paesi abbiano un punteggio inferiore a 5. La presidentessa di Transparency,
Huguette Labelle, pensa che la corruzione sia una delle molle che hanno spinto
gli indignati in piazza.
• Per l’Italia non sarei così sicuro. Intanto gli
indignati restano una sparuta minoranza. In secondo luogo mi ricordo il caso di
Arzignano (Vicenza): si scopre che un’azienda di pelli, la Mastroto, 800
operai, ha evaso da sempre le tasse e la gente commenta: «Hanno fatto bene,
hanno dato lavoro a tanta gente, se avessero versato quei soldi allo Stato chi
sa dove sarebbero andati a finire…». Gli arzignanesi decidono addirittura di
erigere un monumento agli evasori-perseguitati.
Lo so. La corruzione comincia dalla testa, ed è endemica, a
quello che si capisce, nella pubblica amministrazione. Cristina Bassi, per
esempio, ha fatto di recente le lista dei casi in cui è rimasta coinvolta
proprio la Guardia di Finanza: «Varese, febbraio 2010: due funzionari arrestati
per aver chiesto 50mila euro a un imprenditore. Vicenza, dicembre 2010: nove
ispettori del Fisco incastrati, prendevano mazzette in cambio di favori.
Trapani, marzo 2011: in cella un funzionario 52enne, informava in anticipo dei
controlli i gestori dei night club e si faceva pagare con prestazioni sessuali
delle loro ballerine. Torino, giugno 2011: ai domiciliari un dipendente
infedele delle Entrate, si faceva consegnare gratis pane e pasticcini dai
commercianti, minacciando verifiche fiscali. Potenza, luglio 2011: arrestata
una funzionaria dell’ente a Potenza che interferiva sugli accertamenti e
riceveva come compenso vacanze gratuite e sconti sull’acquisto di immobili.
Cagliari, dieci giorni fa: un commerciante cinese denuncia un impiegato che gli
estorceva denaro da quattro anni». Gli ultimi casi sono di pochi giorni: otto
finanzieri di Barletta e Bari che, secondo l’accusa, si facevano pagare, oltre
che in tangenti, anche in orologi e posti di lavoro; il direttore provinciale
delle finanze torinesi che pigliava mazzette da un ristoratore.
• Noto quello che già s’era capito dal altre
inchieste: la tangente in denaro è solo una delle tante possibilità: adesso si
paga in prestazioni sessuali, orologi, l’idraulico gratis o la ristrutturazione
di casa. La corruzione ha rimesso in auge il baratto.
Il che fa credere che non servirà troppo imporre la
segnalazione di tutti i movimenti superiori ai 300 euro.
• Ci sono però gli onesti.
Quasi tutti. Ha fatto notizia, nell’inchiesta sulle
tangenti Enav, il caso di Fausto Simoni, che non accettava mazzette e che per
questo era diventato un problema. Persino il corruttore ha ammesso che le
ragioni dell’onesto erano valide. E l’onesto, intervistato, ha detto: «Questo
stupore non lo capisco. Proprio questo stupore segnala il punto di degrado a
cui siamo arrivati».
• Colpa di Berlusconi?
Ma figuriamoci. Le tangenti ci sono sempre state. E
secondo un democristiano che se ne intendeva – Ettore Bernabei – sempre ci
saranno.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 2 dicembre 2011]
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