La Gazzetta dello Sport, 2 dicembre 2011
Esiste un’organizzazione internazionale che si chiama “Transparency International”, qualcosa come “Trasparenza Internazionale”
Esiste un’organizzazione internazionale che si chiama “Transparency International”, qualcosa come “Trasparenza Internazionale”. Si occupa di corruzione nei vari paesi del mondo e ieri, raccogliendo dati raccolti da 13 organismi (tra cui la Banca Mondiale), ha presentato a Berlino il CPI 2011 (pronuncia si pi ai), cioè il “Corruption Perception Index” annuale. Vale a dire: l’”Indice di corruzione percepita”. C’è una differenza tra corruzione percepita e corruzione reale? Abbiamo la sensazione di no: molti di noi sanno che l’Italia è un paese corrotto, anche se non gli è mai capitato di rifilare a qualcuno una bustarella, perché sentono che il paese vive di raccomandazioni, piccole truffe, mance per farsi accelerare una pratica, parenti potenti, insomma percepiscono che il Paese è tante volte ingiusto, nonostante le molte persone che corrotte non sono, fanno il loro dovere eccetera. Relativamente all’Italia questo CPI ci dice tristemente quello che già sappiamo di percepire: siamo 69esimi su 182, quartultimi in Europa, precediamo solo Grecia, Romania e Bulgaria.
• Questo quanto ci costa?
Il CPI non lo dice, ma lo sappiamo da altre fonti: 60
miliardi l’anno. Che devono essere aggiunti ai 250 del lavoro nero e
dell’evasione fiscale. La Commissione europea ha però quantificato il peso
della corruzione in tutta l’Unione: l’1 per cento del Pil, cioè 120 miliardi
l’anno. Ma vediamo ancora: il paese più corrotto ha indice 0, quello meno
corrotto indice 10. L’Italia ha ricevuto un 3,9, un voto francamente brutto.
Francia e Germania sono 25° e 14°. I peggiori (centottantaduesimo posto) sono
somali e coreani. La più virtuosa è la Nuova Zelanda, rating di 9,5 e primo
posto, seguita da Danimarca e Finlandia (9,4) dalla Svezia (9,3) e da Singapore
(9,2). Cina 75esima, Russia pessima al 143esimo posto, paesi arabi quasi tutti
sotto il 4. Gli Stati Uniti sono venticinquesimi. È grave che due terzi dei
Paesi abbiano un punteggio inferiore a 5. La presidentessa di Transparency,
Huguette Labelle, pensa che la corruzione sia una delle molle che hanno spinto
gli indignati in piazza.
• Per l’Italia non sarei così sicuro. Intanto gli
indignati restano una sparuta minoranza. In secondo luogo mi ricordo il caso di
Arzignano (Vicenza): si scopre che un’azienda di pelli, la Mastroto, 800
operai, ha evaso da sempre le tasse e la gente commenta: «Hanno fatto bene,
hanno dato lavoro a tanta gente, se avessero versato quei soldi allo Stato chi
sa dove sarebbero andati a finire…». Gli arzignanesi decidono addirittura di
erigere un monumento agli evasori-perseguitati.
Lo so. La corruzione comincia dalla testa, ed è endemica, a
quello che si capisce, nella pubblica amministrazione. Cristina Bassi, per
esempio, ha fatto di recente le lista dei casi in cui è rimasta coinvolta
proprio la Guardia di Finanza: «Varese, febbraio 2010: due funzionari arrestati
per aver chiesto 50mila euro a un imprenditore. Vicenza, dicembre 2010: nove
ispettori del Fisco incastrati, prendevano mazzette in cambio di favori.
Trapani, marzo 2011: in cella un funzionario 52enne, informava in anticipo dei
controlli i gestori dei night club e si faceva pagare con prestazioni sessuali
delle loro ballerine. Torino, giugno 2011: ai domiciliari un dipendente
infedele delle Entrate, si faceva consegnare gratis pane e pasticcini dai
commercianti, minacciando verifiche fiscali. Potenza, luglio 2011: arrestata
una funzionaria dell’ente a Potenza che interferiva sugli accertamenti e
riceveva come compenso vacanze gratuite e sconti sull’acquisto di immobili.
Cagliari, dieci giorni fa: un commerciante cinese denuncia un impiegato che gli
estorceva denaro da quattro anni». Gli ultimi casi sono di pochi giorni: otto
finanzieri di Barletta e Bari che, secondo l’accusa, si facevano pagare, oltre
che in tangenti, anche in orologi e posti di lavoro; il direttore provinciale
delle finanze torinesi che pigliava mazzette da un ristoratore.
• Noto quello che già s’era capito dal altre
inchieste: la tangente in denaro è solo una delle tante possibilità: adesso si
paga in prestazioni sessuali, orologi, l’idraulico gratis o la ristrutturazione
di casa. La corruzione ha rimesso in auge il baratto.
Il che fa credere che non servirà troppo imporre la
segnalazione di tutti i movimenti superiori ai 300 euro.
• Ci sono però gli onesti.
Quasi tutti. Ha fatto notizia, nell’inchiesta sulle
tangenti Enav, il caso di Fausto Simoni, che non accettava mazzette e che per
questo era diventato un problema. Persino il corruttore ha ammesso che le
ragioni dell’onesto erano valide. E l’onesto, intervistato, ha detto: «Questo
stupore non lo capisco. Proprio questo stupore segnala il punto di degrado a
cui siamo arrivati».
• Colpa di Berlusconi?
Ma figuriamoci. Le tangenti ci sono sempre state. E
secondo un democristiano che se ne intendeva – Ettore Bernabei – sempre ci
saranno.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 2 dicembre 2011]