Libero 2/12/2011, 2 dicembre 2011
IL BOSS IMPONE IL LOOK AGLI AFFILIATI: HOGAN E BARBA CURATA
I fedelissimi di Michele Zagaria indossano solo scarpe Samsonite, quelli di Francesco Schiavone le Hogan: all’interno del clan dei Casalesi gli affiliati si distinguono dal look. Lo racconta il collaboratore di giustizia Nicola Cangiano, le cui dichiarazioni sono contenute nell’ordinanza di custodia cautelare notificata ieri a sette persone. «Nell’ambiente – afferma Cangiano – certe cose si capiscono subito ed il gruppo Zagaria anche nel carcere ha un modo di comportarsi e di stare insieme che si nota subito ed è diverso da tutto il resto della platea dei detenuti. Peraltro è anche un gruppo all’interno del quale anche per noi alleati è difficile entrare». «Stanno sempre fra di loro – continua Cangiano – e tendono a non aprirsi con gli altri. Addirittura nel vestiario si distinguono. Vestono tutti scarpe Samsonite, vestiti di marca e finanche calzini di cachemire. Si vede in sostanza che continuano a percepire cospicui stipendi da parte del clan. Le Hogan sono prerogativa degli Schiavone come la barba curata e i capelli senza gelatina, come imposto da Schiavone Nicola (il figlio di «Sandokan», ndr)».
Intanto le indagini continuano ed hanno portato a scoprire che il clan dei casalesi progettava attentati contro rappresentanti delle istituzioni, in particolare magistrati e un ufficiale dei carabinieri. Gli attentati, poi mai avvenuti anche perché il boss Giuseppe Setola fu arrestato, avrebbero dovuto rappresentare una ritorsione contro gli arresti e i sequestri attuati nei confronti degli affiliati. È sempre Nicola Cangiano, che parla di «propositi omicidiari» da parte di Setola «nei confronti del dott. Sirignano, del Dott. Maresca, del colonnello Fabio Cagnazzo, del dott. Roberti Franco ma anche genericamente nei confronti di qualunque pubblico ministero che in quel periodo lo colpiva come ad esempio il dott. Milita». «Le devo rappresentare – aggiunge Cangiano – come che Setola è un vero e proprio sanguinario. Le azioni omicidiarie in genere venivano eseguite improvvisamente o comunque lui ordinava di partire per andare a compiere omicidi ed attentati anche all’improvviso. Avevamo quindi alcuni obiettivi programmati e, comunque, poiché viaggiavamo sempre armati, se avessimo incrociato uno dei soggetti che lui aveva indicato come da eliminare avremmo sicuramente sparato. Spesso ad esempio nei viaggi al Vomero (dove il killer trascorse una parte della latitanza, ndr) lui si rammaricava di non incontrare qualche vostra autovettura così almeno avrebbe dato un altro segnale». Ma l’attentato ai magistrati non era solo l’idea di un killer folle: il progetto era condiviso dai vertici del clan dei casalesi. Cangiano infatti racconta di una riunione cui presero parte Setola, Antonio Iovine (a sua volta arrestato di lì a poco) e Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco: «L’incontro di Setola con Iovine Antonio e Schiavone Nicola da cui era uscito anche riportando il loro appoggio, aveva reso, come già detto, Setola ancora più forte e deciso nell’attuare la sua strategia anche alzando il tiro nei confronti di rappresentanti delle istituzioni. Peraltro, quella stessa sera andai su suo incarico a San Cipriano d’Aversa a prendere un Kalashnikov».