Fabio Pavesi, Il Sole 24 Ore 2/12/2011, 2 dicembre 2011
LA STRETTA? NON È SOLO RESPONSABILITÀ DELLE BANCHE
La stretta creditizia è già qui. Tra di noi. Mutui più cari, prestiti alle imprese con tassi alle stelle. Eppure i tassi ufficiali, quelli dettati dalla politica monetaria, sono bassi. Poco sopra l’1% in tutta Europa e destinati con ogni probabilità a scendere ancora. Allora, si penserà, è tutta colpa delle banche. Dei banchieri esosi e delle banche strozzine. Ma non è così. Sarebbe puro populismo pensarla in questo modo. Anche perchè tassi troppo alti inducono molte imprese a rinunciare al credito (ecco la stretta più da domanda che da offerta) e in fondo il margine d’interesse per le banche è fatto sì dal valore del tasso, ma anche e molto dai volumi. Se applichi tassi così alti da indurre a non chiedere quattrini il monte-volumi si riduce e il gioco per le stesse banche, diventa a somma zero se non negativa. Un atto di puro masochismo, dunque. No, la realtà è più complessa e non si può liquidare con facili stereotipi. Gli interessi richiesti a famiglie e imprese salgono e saliranno ancora per un motivo molto semplice. Le banche italiane, ma non solo, hanno sempre più difficoltà a finanziarsi. In particolare sui mercati internazionali. Si pensi solo che in questi giorni ai due grandi istituti del paese, Intesa Sanpaolo e UniCredit, verrebbero chiesti, se si presentassero sul mercato istituzionale, dai 700 agli 800 punti base di spread sull’Euribor. Una cifra impressionante. Ed è chiaro che più costa alle banche il denaro, più questo costo inevitabilmente viene trasferito sui clienti. Del resto le banche non sono enti di beneficenza. Quel mercato, quello delle banche che finanziano le banche, è di fatto, oggi chiuso, inaccessibile. Per fortuna, e davvero per fortuna, le banche italiane hanno un mix di raccolta, gran parte della quale proviene dalla clientela retail. Correntisti, risparmiatori remunerati assai meno di quanto chiederebbero oggi i prestatori internazionali. Il tasso medio di remunerazione per i depositi retail viaggia, secondo gli ultimi dati Abi, all’1,9 per cento. Si direbbe che c’è spazio per fornire prestiti a tassi più bassi. Ma anche qui il gioco è più sofisticato. Vero è che la raccolta retail costa per le banche ancora poco, ma c’è il rischio che vada incontro a una diminuzione. Alcuni dati. Lungo la fine del 2009 e l’intero 2010 i depositi degli italiani presso le banche salivano a un tasso annuo di oltre il 7% con punte a oltre il 9% nell’estate del 2010. Poi dalla primavera di quest’anno la battuta d’arresto. Con crescita annua precipitata poco sopra l’1% degli ultimi mesi. I depositi sono fermi. Non solo. Gli stranieri e gli istituzionali stanno fuggendo dalle banche italiane. La fuoriuscita di fondi, tra giugno e settembre secondo le stime di Citigroup, è stata di ben 23 miliardi per Intesa Sanpaolo e di 14 miliardi per UniCredit. E se si comincia ad erodere il monte-depositi delle banche, allora la situazione si fa critica perchè costringe le banche a emettere bond o chiedere finanziamenti alle altre banche a tassi come abbiamo visto sempre più elevati. Le banche hanno esortato al BTp-day nei giorni scorsi. Domani dovrebbero forse mettere in campo il Deposito-day.