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 2011  dicembre 02 Venerdì calendario

DA INQUIRENTI A INQUISITI: QUELLE TOGHE FINITE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

Ancora uno scandalo. C’è una questione morale nella magistratura. Apriamo un dibattito tra noi giudici. Dobbiamo chiedere azioni disciplinari più severe, piantarla con i pareri sempre favorevoli nei consigli giudiziari. Gli anni del berlusconismo, ma non solo, hanno lasciato tracce tra noi. Eravamo visti come nemici della politica e del potere e hanno cercato di conquistarci. Le inchieste, però, dimostrano che ci sono gli anticorpi. La maggioranza di noi vuole affrontare la questione”. È lo sfogo di un noto magistrato milanese alla notizia dell’arresto di Giuseppe Vincenzo Giglio, presidente di Corte d’Assise di Reggio Calabria, esponente di “Magistratura democratica” (corrente di sinistra). È accusato di corruzione e favoreggiamento di un esponente del clan Lampada. Poi c’è Carlo Giusti, gip di Palmi, in un anno è salito nove volte a Milano. Il conto da 27 mila euro della sua suite sarebbe stato saldato dal clan Lampada. Il giudice avrebbe ricevuto ragazze dell’Est. Diceva: “Dovevo fare il mafioso, non il magistrato”.
SONO GLI ULTIMI giudici toccati da inchieste. Ma un esame di coscienza forse dovrebbe farlo il Csm: le condanne più clamorose degli ultimi anni, quelle del gip Clementina Forleo e dell’ex pm Luigi de Magistris, sono state smentite da successive pronunce o indagini. Clementina Forleo – allontanata tre anni fa dal Tribunale di Milano per incompatibilità ambientale – s’è vista restituire, dal Consiglio di Stato, il posto che le avevano sottratto: il Csm aveva sbagliato, trasferendola a Cremona, perché la gip che s’era occupata della scalata di Unipol a Bnl non meritava l’allontanamento. Forse è il caso di ricordare, tra i torti che la Forleo ha subìto, la dichiarazione di Letizia Vacca, ex membro laico del Csm, che la definì “un cattivo magistrato”, prima che iniziasse il procedimento disciplinare. Anche Luigi de Magistris fu accusato d’essere un pessimo pm, quando indagava sugli sprechi in Calabria (“Poseidone” e “Why Not”) e su una cupola giudiziaria in Basilicata (“Toghe lucane”). A distanza di anni, dopo il trasferimento, si scopre che i suoi colleghi – l’ex procuratore capo Mariano Lombardi, scomparso mesi fa, l’ex aggiunto Salvatore Murone e l’ex procuratore generale Dolcino Favi – sono sotto processo, a Salerno, per “corruzione in atti giudiziari”. Il motivo: la revoca di Poseidone e l’avocazione di Why Not.
Nel frattempo, però, il Csm ha già punito e trasferito i pm di Salerno – Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e Luigi Apicella – che indagavano sui colleghi di de Magistris. Puniti perché sequestrarono i documenti che la Procura di Catanzaro, sulla quale indagavano, ritardava a consegnare. E se “Toghe Lucane” condotta da de Magistris – ma non conclusa da lui – s’è risolta in una raffica di archiviazioni, c’è da ricordare che la procura di Catanzaro ha aperto “Toghe Lucane bis”. Sotto indagine il procuratore generale Gaetano Bonomi e il suo aggiunto (in concorso per abuso d’ufficio e diffamazione) Modestino Roca, per reati che spaziano dalla violazione della legge Anselmi, alla corruzione, all’abuso d’ufficio, alla rivelazione di segreti. L’inchiesta Toghe lucane bis si occupa della diffamazione organizzata ai danni del pm Henry John Woodcock. Che indaga su un altro magistrato, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, protagonista dell’inchiesta P4 (il Csm lo ha sospeso, l’Anm ha avviato la procedura di espulsione).
SONO gli scandali della Cricca e della P3, però, che svelano il fenomeno. Il procuratore aggiunto della Capitale, Achille Toro (ormai ex), ha patteggiato una condanna a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta sugli appalti G8. Poi c’è il salotto della P3 dove va in scena il banchetto del settembre 2009. Nella casa romana di Denis Verdini si discute del voto della Corte Costituzionale sul lodo Alfano. Tra i commensali, oltre a Marcello Dell’Utri e Flavio Carboni, ci sono Arcibaldo Miller (capo degli ispettori del ministero della Giustizia, magistrato fuori ruolo, non indagato), Giacomo Caliendo (allora sottosegretario alla Giustizia, ex magistrato, indagato e difeso dall’attuale ministro della Giustizia, Paola Severino) e Antonio Martone, ex avvocato generale della Cassazione (non indagato). Gli ospiti fanno la “conta” di quanti giudici della Consulta siano “nostri” e votino a favore della legge salva Berlusconi. Nel frattempo Martone (padre di Michel, viceministro del Governo Monti) si è dimesso dalla magistratura. Ma gli indagati per l’inchiesta P3 frequentano tanti magistrati, anche a Milano. C’è, secondo gli inquirenti, il tentativo di spingere Alfonso Marra (non indagato, si è dimesso dalla magistratura) alla presidenza della corte d’Appello di Milano. Ma la P3 avrebbe messo il naso in altre nomine a uffici direttivi.
Ultima clamorosa inchiesta: il procuratore di Bari, Antonio Laudati, indagato a Lecce per abuso d’ufficio, tentata violenza privata e favoreggiamento per il (presunto) tentativo di rallentare la chiusura delle indagini sulle escort per il Cavaliere. La posizione di Laudati, come quella del pm Giuseppe Scelsi, che aveva avviato l’inchiesta, è al vaglio del Csm. C’è poi la storia controversa di Alberto Cisterna, uno dei vice del procuratore antimafia Piero Grasso, indagato per corruzione in atti giudiziari a Reggio Calabria. Un’inchiesta avviata dopo le dichiarazioni del pentito Antonio Lo Giudice.
Addebiti penali, ma a volte solo disciplinari. Il procuratore di Roma Giancarlo Capaldo è stato messo sotto inchiesta dal Csm per la cena del dicembre scorso con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo braccio destro, il deputato Marco Milanese, all’epoca indagato a Napoli.
Poi c’è la storia di Cosimo Ferri, figlio dell’ex ministro Enrico Ferri, giovane magistrato dai grandi traguardi e dalle molte poltrone. Il suo nome appare negli atti delle inchieste Calciopoli, Rai-Agcom-Annozero e P3. Ma nessun rilievo penale o disciplinare gli è stato mosso. In compenso i colleghi lo hanno eletto segretario di Magistratura Indipendente (corrente di centrodestra) con 553 voti. Un trionfo.