Davide Colombo, Marco Rogari, Il Sole 24 Ore 2/12/2011, 2 dicembre 2011
NEL 2010 RECORD DI ANZIANITÀ
Alla vigilia del varo di un decreto che potrebbe chiudere il cantiere delle riforme previdenziali arriva dall’Inps una nuova serie di dati sui flussi dei pensionamenti destinati a far riflettere. Negli ultimi sette anni oltre un milione di lavoratori ha toccato il traguardo della pensione di anzianità con un’età media di 58 anni (57 per le donne). Negli stessi anni circa 900mila lavoratori hanno invece raggiunto il requisito per la pensione di vecchiaia tra i 65 e i 66 anni se uomini e tra i 60 e 61 anni se donne. La crescita dell’età pensionabile, ha commentato il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, è ancora «troppo lenta» e quando si va in pensione più tardi «le aziende aumentano la produttività».
Il presidente non ha voluto commentare le diverse ipotesi di interventi allo studio del Governo: «Se in azienda c’è un dipendente anziano - ha detto ai microfoni di Radio Anch’io - può diventare il tutor della persona che entra». Insomma, aumentando «l’anzianità», «aumenta la produttività e il benessere delle persone che sono in azienda, e il mondo - ha concluso - ha bisogno di produrre e di aumentare il Pil. Dobbiamo entrare in una visione globale e non esitare in conservatorismi che limitano la nostra produzione».
I dati di flusso partono dal picco di ritiri anticipati del 2010, frutto dell’onda lunga della recessione e della corsa al pensionamento prima dell’entrata in vigore della nuova finestra unica e del terzo scalino per l’anzianità previsto dalla riforma del 2007 (quota 96 per i dipendenti con 60 anni d’età e 97 per gli autonomi con 61). I nuovi ritiri per anzianità sono stati 174.426 (+73% rispetto ai 100.880 del 2009) di questi poco più di 58mila sono scattati con il ricorso al sistema delle «quote» mentre 116.000 con i 40 anni di contributi. Proprio questo aggregato è destinato a crescere nei prossimi anni di transizione demografica e, proprio per questo, il Governo sta riflettendo sull’ipotesi di introdurre un limite anche a questa strada di ritiro anticipato.
Le percentuali sono ancora più marcate nel Nord, dove le pensioni di anzianità liquidate con le «quote» rappresentano il 33% (contro il 21% del totale Italia) mentre le fatidiche pensioni di anzianità con 40 anni nel Nord raggiungono il 67% del totale rispetto al 42% della media relativa nazionale. Il divario tra il Nord e il resto del Paese si riduce se si guarda infine all’importo degli assegni di anzianità: il dato medio più alto si registra al Centro con 1.769,21 euro (dipendenti e autonomi), contro i 1.741,10 del Nord e i 1.359,94 del Mezzogiorno.