La Stampa 3/12/2011, 3 dicembre 2011
IPERINFLAZIONE E TASSI A DUE CIFRE
Preparatevi a tornare agli anni ’70, ma negli aspetti che ci siamo felicemente lasciati alle spalle come l’iperinflazione e i tassi di interesse a due cifre. E, nel breve, al 1992, quando l’Italia uscì dallo sistema monetario europeo (Sme) e per evitare il peggio arrivò la famosa stangata Amato da 90 mila miliardi di lire. Luigi Guiso insegna all’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief): ecco i suoi scenari per la secessione dall’Eurozona.
Qual è lo scenario più probabile per l’uscita dall’euro?
«Il primo è quello immediato, doloroso, di una forte volatilità dei mercati, di una generalizzata fuga dal debito e un aumento esponenziale dei tassi di interesse. Un po’ quello che abbiamo vissuto nel 1992, quando l’uscita dallo Sme scatenò un’ondata di speculazione micidiale contro il Paese. Per tentare di tamponare quella ondata Amato fece la famosa “stangata” da 90 mila miliardi. Uscimmo da quella crisi con tassi di interesse al 15 per cento».
Inimmaginabile in un contesto in cui da 13 anni oscillano attorno al 2 per cento...
«Fummo costretti, allora, a inventarci, per riconquistare i mercati, titoli di debito a lunghissima scadenza con tassi alle stelle che cercammo di vendere all’estero. Ne collocammo in Cina a tassi del 12-13 per cento che paghiamo ancora!».
A lungo termine nessun beneficio dalla possibilità di poter svalutare?
«Se vogliamo fare un altro paragone storico, possiamo dire che nel lungo termine torneremmo negli anni ’70, ai suoi aspetti deteriori. Iperinflazione e tassi di interesse a due cifre. E non avremmo più incentivi ad affrontare il problema di sempre: la competitività».