Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 03 Sabato calendario

I riflessi sul mutuo per chi abbandona l’euro – Sono titolare di un mutuo sulla mia abitazione (350 mila euro, 30 anni, Euribor a un mese + 1,4 di spread con cap al 5,5%) e mi pongo alcuni quesiti alla luce del contesto finanziario nel quale stiamo vivendo

I riflessi sul mutuo per chi abbandona l’euro – Sono titolare di un mutuo sulla mia abitazione (350 mila euro, 30 anni, Euribor a un mese + 1,4 di spread con cap al 5,5%) e mi pongo alcuni quesiti alla luce del contesto finanziario nel quale stiamo vivendo. Per evitare controverse discussioni emotive sul futuro dell’Italia, vorrei astraimi soltanto leggermente dal mio caso personale. Poniamo che un cittadino greco avesse un reddito uguale al mio (e un mutuo uguale al mio), che il referendum in Grecia fosse andato avanti e il voto del referendum avesse portato il paese ellenico a uscire dall’euro. Adesso, il mutuo è chiaramente in euro, come da contratto. La nuova valuta greca si svaluterebbe sicuramente in maniera macroscopica rispetto all’euro (è proprio questo l’obiettivo di uscire dalla moneta unica). Per via del tasso di cambio, l’importo del mutuo e quindi della sua rata crescerebbero pertanto in maniera macroscopica rispetto al salario del mio omologo greco, fino a diventare probabilmente insostenibile. È corretta la mia analisi? Come andrebbe a finire? Giuseppe - (Milano) Il quadro evocato, al di là di delineare il peggiore scenario possibile per l’area euro, ma anche per altre parti del mondo a causa della globalizzazione dei mercati, rappresenta la vera preoccupazione che tormenta migliaia di investitori, soprattutto quelli italiani. Se la presenza dell’euro nei mercati valutari dovesse gradualmente volgere al termine, spiega Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz, e dovessero ripresentarsi le monete locali, non v’è dubbio che si assisterebbe a situazioni molto complesse. Ciò non soltanto a livello di quotazioni di strumenti azionari o obbligazionari ma in tutti gli ambiti della quotidianità. A iniziare dai valori da attribuire agli immobili, naturalmente. Al valore dei debiti contratti e dei relativi crediti. Agli stipendi. Alle pensioni. Si potrebbe obiettare che il passaggio dalle valute locali all’euro produsse, in taluni casi, un aumento dei prezzi considerevole. Il dubbio è che, percorrendo il cammino inverso, si potrebbe assistere a un andamento di segno opposto. A un calo del valore degli immobili, per limitarsi all’esempio proposto ma, paradossalmente, a un aumento del costo per ammortizzare il mutuo a suo tempo ottenuto, laddove l’uscita dalla parità tra l’euro e la moneta locale, a suo tempo definita irrevocabile, fosse decisamente sfavorevole alla moneta locale stessa. Gli effetti indicati dal lettore potrebbero divenire realtà, producendo, nella fase iniziale, un generale impoverimento del Paese. Al tempo stesso, se quel Paese non soltanto svalutasse la moneta ma anche il valore dei prestiti collocati, si troverebbe in condizione di affrontare il futuro con costi finanziari decisamente inferiori e con minore pressione da parte dei mercati. Ma a questo scenario è meglio evitare di pensarci.