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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

Cota: “Dal premier una provocazione verso noi leghisti” - Gli sherpa sono in azione e Roberto Cota si dice fiducioso che alla fine sarà trovata la quadra che permetterà al presidente del Piemonte e al suo collega veneto, Luca Zaia, di partecipare sia alla riunione del parlamento padano che alla prima conferenza stato-regioni sotto la presidenza di Mario Monti

Cota: “Dal premier una provocazione verso noi leghisti” - Gli sherpa sono in azione e Roberto Cota si dice fiducioso che alla fine sarà trovata la quadra che permetterà al presidente del Piemonte e al suo collega veneto, Luca Zaia, di partecipare sia alla riunione del parlamento padano che alla prima conferenza stato-regioni sotto la presidenza di Mario Monti. In caso contrario, la scelta di andare a Vicenza con Bossi invece che a Roma sarà confermata. Accuse comprese: «È una provocazione, uno sgarbo istituzionale. Da quindici giorni avevamo chiesto un incontro dando la massima disponibilità di date e orari. Domenica compresa, tranne che nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio. E, guarda caso, alla fine è stata scelto un orario che coincide con un appuntamento di politico organizzato da tempo». Anche se «sarebbe bastata una diversa sensibilità istituzionale nell’organizzazione di questa riunione». Purtroppo «non è andata così». Il Piemonte diserterà la riunione di Roma? «No. Ci saremo per dovere istituzionale e ci andrà il nostro assessore al Bilancio. Ma se si cambia l’orario io sono pronto a correre a Palazzo Chigi anche se la riunione durerà pochi minuti e avrà le caratteristiche di un appuntamento formale». Una riunione inutile? «Le Regioni andranno lì per ascoltare. Non ci sarà spazio per modifiche o per aprire una trattativa. È un incontro formale dove si va per prendere atto di scelte che saranno adottate da un premier e da ministri che, a differenza di noi presidenti, non sono stati eletti dal popolo. E per quanto mi riguarda il popolo è sovrano». Per il Pd questa scelta è la dimostrazione che Cota governa privilegiando il suo partito invece che gli interessi dei piemontesi. Fassino invita chi ha responsabilità istituzionali a «concorrere ad ottenere gli obiettivi di risanamento e rilancio del governo Monti». Che cosa intende fare? «Alla sinistra, che non perde occasione di fare la prima della classe e che poi non difende le pensioni, non mi interessa rispondere. Il Pd dovrà spiegare ai suoi elettori il motivo del suo sì ad una riforma fatta solo per far cassa sulle spalle dei lavoratori. A Fassino dico che dal punto di vista istituzionale sono pronto a dare la massima collaborazione e lealtà al governo Monti. Ma aggiungo anche che se le misure adottate avranno conseguenze negative per i piemontesi nessuno mi impedirà di oppormi. Lo farò come leghista ma anche come presidente». Fin dove è pronto ad arrivare? «Sono pronto a scendere in piazza e a parlare con tutti. Se serve anche con la Fiom e la Cgil, da cui però mi separa una visione completamente diversa della società. Non farò sconti. Sono molto preoccupato per quanto riguarda il trasporto locale e la sanità. Se le voci saranno confermate, è previsto il taglio del 75% dei fondi statali: saremo costretti a disdettare i contratti di servizio con Trenitalia e non faremo girare i treni per i pendolari. La sanità piemontese non può sopportare altri tagli».