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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

INTESA, IL CRAC ALITALIA E IL BANCHIERE “BELLA VITA”

Pubblichiamo un brano di “Capitani coraggiosi, i venti Cavalieri che hanno privatizzato l’Italia e affondato il Paese” (Chiarelettere)

Seduto su una poltrona all’hotel Ritz di Parigi in maniche di camicia, un’abitudine contratta negli anni in cui ha lavorato alle dipendenze di Carlo De Benedetti, il banchiere si offre ai fotografi assumendo una posa di maestosa serenità. È una splendida giornata di settembre del 2010 e Corrado Passera, dopo l’incontro con analisti e investitori stranieri, concede una confidenza al giornalista inglese Paul Betts, buon conoscitore degli affari italiani. “Questo è un periodo meraviglioso”. Ha avuto da poco una figlia, Luce, da una donna di vent’anni più giovane. Ha già due figli dal precedente matrimonio. “È un bel momento. Una rinascita anche per la banca che sta progredendo bene di nuovo, ma mi dispiace per il Paese” dice con orgoglio. Passera è l’amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo, la principale banca per dimensioni e sportelli in Italia. È stata forgiata sulle ceneri del vecchio Banco Ambrosiano di Roberto Calvi(...). La risalita è stata pilotata dall’avvocato bresciano Giovanni Bazoli, esponente di punta della finanza cattolica, che dal 6 agosto 1982 è presidente della banca. Il gruppo attuale è il risultato di diverse fusioni e acquisizioni(...). Passera va ripetendo che le banche italiane hanno retto meglio delle straniere alla crisi finanziaria mondiale esplosa nel 2008. E la sua ancora di più: “Siamo l’unica grande banca passata attraverso la crisi senza chiedere soldi agli azionisti o al governo (...)” dichiara nell’intervista parigina a Paul Betts, comparsa sul “Financial Times” con questo titolo: “Il banchiere che si gode la bella vita”.
(…) L’altra operazione di sistema, più controversa, è l’ingresso nella nuova Alitalia-Cai alla testa della cordata italiana lanciata da Silvio Berlusconi, che nei primi appelli anti-francesi nel marzo 2008 indica proprio Intesa come capofila. La banca subito smentisce, poi risulta essere il motore dell’operazione: è consulente del governo per trovare compratori e nello stesso tempo versa 100 milioni di capitale nella nuova società. Ma il suo impegno reale è superiore. La banca di Passera e Bazoli infatti finanzia o garantisce, in maniera non sempre palese, gli interventi di molti altri soci italiani o
le loro attività. Una conferma si ha nel maggio 2011, quando uno dei soci più piccoli di Cai – la Fingen dei fratelli Fratini – decide di vendere la sua partecipazione, l’1,33%. Secondo il lock up, cioè il vincolo previsto dallo statuto per salvaguardare l’italianità, fino al 12 gennaio 2013 le quote dei soci italiani non possono essere vendute se non le compra un altro degli azionisti della cordata dei patrioti. Per vendere, la Fingen deve offrire in prelazione le sue quote agli altri venti soci. Nessuno le vuole tranne Intesa(...) Ciò che sorprende è il prezzo pagato dalla banca, 15 milioni di euro, cioè lo stesso valore dell’investimento di Fingen alla nascita della Cai, tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009. Intesa si comporta come se il valore della nuova Alitalia non sia diminuito, nonostante i bilanci sempre in rosso e il patrimonio netto consolidato ridotto – al 31 marzo 2011 – a 459 milioni, meno della metà del capitale versato in partenza. È lecito dunque sospettare che i Fratini, già parecchio indebitati con Intesa con i loro immobili, si siano premuniti con un contratto paracadute, o piuttosto che il loro ruolo sia stato quello che in gergo finanziario si chiama portage: un prestanome, o una testa di legno, per conto di Intesa Sanpaolo. E c’è da chiedersi se siano i soli in questa posizione. La preoccupazione per “il Paese” è costante nelle paciose e ottimistiche esternazioni di Passera, che nel giugno 2010 dichiara in un’intervista al “Wall Street Journal”: “Quando sei la banca più grande del Paese ti devi sentire responsabile non solo nei confronti dei tuoi azionisti, ma almeno anche a un certo livello per l’intero Paese”. Se si guarda ai risultati economici, però, gli interventi di sistema di Intesa sono in perdita. Dopo il 2007 il valore dell’investimento in Telco è stato svalutato di circa 300 milioni, l’ultima rettifica nei conti semestrali al 30 giugno 2011 ha ridotto il valore della quota in Telco a 244 milioni (...). Nel maggio 2011 la banca, che è quotata e ha 330.000 azionisti, deve chiedere ai soci un aumento di capitale di 5 miliardi di euro per rafforzare il suo patrimonio, dietro sollecitazione della Banca d’Italia, per rispettare i coefficienti degli accordi internazionali detti Basilea 3. Un importo consistente, circa il 20 per cento del valore di Borsa dell’istituto al momento dell’annuncio. Un aumento di capitale non è mai una richiesta ben accetta dagli azionisti, soprattutto quando i conti peggiorano e le quotazioni sono deboli(...). Passera tuttavia continua a ostentare ottimismo. “Intesa Sanpaolo ha fatto la cosa giusta deliberando l’aumento di capitale in questo momento” dice il 13 maggio 2011. Nelle sue parole, insomma, l’aumento di capitale è un merito. Per la Borsa invece è una cattiva notizia e il titolo si deprezza anche prima della bufera finanziaria dell’estate 2011. I risultati economici negli ultimi anni si sono indeboliti, non solo per la crisi, ma anche per il peso degli impegni di sistema della “banca del paese”: partecipazioni che immobilizzano capitale ma non rendono, anzi, spesso sono in perdita. L’utile netto consolidato, dopo il balzo da 2.559 a 7.250 milioni nel 2007 (...) precipita sotto i 3 miliardi. Nel 2010 Passera ha uno stipendio annuo di circa 3,5 milioni di euro lordi.