La Stampa 3/12/2011, 3 dicembre 2011
MENO IMPORTAZIONI MENO ESPORTAZIONI
Un disastro» anche nel lungo termine, secondo Franco Bruni. A prescindere dalle immediate «catastrofiche conseguenze» di un ritorno a una valuta nazionale, l’esperto di politica monetaria della Bocconi è convinto che l’abbandono dell’euro consentirebbe all’Italia di nascondere i suoi gravi difetti strutturali. E, contrariamente alla vulgata, «non è vero – osserva – che la prevedibile forte svalutazione iniziale e la possibilità di farlo anche successivamente farebbero bene all’export».
Si può tornare alla lira?
«Sarebbe un disastro. Proiettandomi, come dire, “a regime”, dopo le immediate, catastrofiche conseguenze, è evidente che il ritorno a una moneta unica precipiterebbe l’Italia di nuovo in una situazione in cui potrà nascondere i suoi problemi di sempre: il grave problema di competitività ed efficienza del sistema che la affligge da decenni».
Però in questi anni l’euro non sembra aver costretto l’Italia ad andare in questa direzione.
«C’è stato effettivamente un periodo troppo lungo in cui i mercati, i fondi, persino la Bce non hanno scontato i titoli dei Paesi deboli come il nostro con più severità».
Ma è vero che potremmo però esportare più facilmente con una moneta debole.
«No. In questo senso noi siamo più deboli degli altri Paesi europei e più esposti ai rischi di un’uscita dall’euro. Le nostre importazioni non sono sostituibili perché sono molto legate all’energia e alle materie prime. Che pagheremmo molto più care, senza euro. E il nostro export è legato a prodotti poco sensibili alla competitività di prezzo. Prodotti di qualità – si pensi al Made in Italy – con prezzi spesso internazionali».