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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

I clan dietro le sbarre si riconoscono dalla griffe - Armani, Hogan, Prada. Ma anche Rolex, Cartier e Samsonite

I clan dietro le sbarre si riconoscono dalla griffe - Armani, Hogan, Prada. Ma anche Rolex, Cartier e Samsonite. Il dresscode della camorra è rigido e spesso serve a distinguere una fazione da un’altra. Perché al padrino della camorra, a differenza del capomafia, piace ostentare la sua ricchezza. Come ai boss dei Casalesi che costruiscono ville simile a quelle viste nel film «Scarface», oppure lastricano il giardino di casa con il simbolo del dollaro, o come il narcotrafficante napoletano che in casa aveva della carta igienica con sopra impresse banconote da cento dollari. Se spesso i gusti in fatto di arredamento sono particolarmente kitsch, i guardaroba dei camorristi sono sempre pieni di abiti raffinati e accessori di lusso. Prendete ad esempio il boss Eduardo Contini, forse il primo a trasformare la camorra in una multinazionale in grado di fatturare milioni di euro. Al giorno s’intende. Il padrino, latitante e ricercato dalle forze dell’ordine di mezzo mondo, fu sorpreso il 31 dicembre dai carabinieri mentre si preparava ad una festa in uno degli alberghi più lussuosi della zona. Da quel giorno divenne il boss in smoking, visto il capo firmato che indossava. E poi Maria Licciardi, una delle prime lady della camorra partenopea: in uno dei covi della latitante, furono ritrovati abiti da sera firmati, scarpe con tacchi vertiginosi e un lussuoso pianoforte a coda. Chiedete poi al collaboratore di giustizia Nicola Cangiano, ex affiliato al clan dei Casalesi. Per il pentito gli abiti e gli accessori sono utilizzati per distinguere gli affiliati di una «famiglia» dagli altri. Mentre le gang utilizzano borchie e tatuaggi, le bande della camorra indossano scarpe Hogan o Samsonite. «Nell’ambiente afferma Cangiano - certe cose si capiscono subito ed il gruppo Zagaria anche nel carcere ha un modo di comportarsi e di stare insieme che si nota subito ed è diverso da tutto il resto della platea dei detenuti. Peraltro è anche un gruppo all’interno del quale anche per noi alleati è difficile entrare». «Stanno sempre fra di loro - prosegue nel racconto Cangiano - e tendono a non aprirsi con gli altri. Addirittura nel vestiario si distinguono. Vestono tutti scarpe Samsonite, vestiti di marca e finanche calzini di cachemire. Si vede in sostanza che continuano a percepire cospicui stipendi da parte del clan». Se il gruppo Zagaria, il cui capo Michele è l’ultimo latitante di spessore del clan dei Casalesi, ha adottato una sorta di divisa ufficiale, «le Hogan - spiega Cangiano - sono prerogativa degli Schiavone come la barba curata e i capelli senza gelatina, come imposto da Schiavone Nicola (figlio di Francesco detto Sandokan)». Il potente narcotrafficante Cesare Pagano, considerato una sorta di ministro degli esteri del gruppo degli scissionisti, era soprannominato Angioletto e soprattutto Paciotti, visto la vera e propria passione che aveva per le scarpe firmate dallo stilista. E sempre restando tra le fila degli scissionisti, molti affiliati si riconoscevano tra di loro perché al polso indossavano Rolex da diversi migliaia di euro. Ma per alcuni non bastava, tanto che iniziarono a spuntare sui polsi tatuaggi «a corona», il simbolo della casa svizzera. Restando in tema di tatuaggi, proprio in quel periodo, quando si ammazzavano i familiari per cercare di stanare il nemico, molte camorristi di Secondigliano si fecero tatuare sull’avambraccio la scritta «Don’t touch my family».