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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

Con 700 milioni per 50mila alloggi il Cav ha trovato casa agli italiani - Più tetti per tutti. Slogan facile facile, se solo si fosse comunicato a dovere quanto fatto di buono per le politiche abitative in tre anni di go­verno

Con 700 milioni per 50mila alloggi il Cav ha trovato casa agli italiani - Più tetti per tutti. Slogan facile facile, se solo si fosse comunicato a dovere quanto fatto di buono per le politiche abitative in tre anni di go­verno. D’altronde Silvio Berlusco­ni, in campagna elettorale, era sta­to chiaro: «La casa è un bene decisi­vo, primario. Come la salute: sen­za, non si va da nessuna parte». Co­sì nei primi 100 giorni (agosto 2008) viene varata la legge 133, che spiana la strada (e i cantieri) al più vasto piano di edilizia abitativa dal­­l’era Fanfani. Un progetto che ha portato e sta portando a compi­m­ento 47mila alloggi in tutto il terri­torio nazionale con investimenti pubblici pari a 718 milioni di euro. I beneficiari di tanto sforzo? I nu­clei familiari a basso reddito, le gio­vani coppie, gli anziani in difficol­tà, gli studenti fuori sede, sfrattati non per morosità e immigrati rego­lari residenti in Italia da almeno 10 anni e da cinque nella stessa Regio­ne. Un disegno che i tecnici del mini­stero delle Infrastrutture chiama­no «Piano Silvio», articolato quan­do la crisi non mordeva come oggi e lo «spread» era confinato nei ma­nuali degli analisti finanziari. Da subito la rivoluzione berlusconia­na del mattone si articola in tre di­rettrici. La prima linea di intervento va a fi­nanziare gli enti locali con un con­tributo a fondo perduto di 200 mi­lioni di euro. Si tratta, in sostanza, di sfornare 5mila alloggi di proprie­tà pubblica (eredità di vecchie ca­se popolari e comuni). Il decreto di attuazione porta la data del 18 no­vembre2009. L’obbiettivoècostru­ire o ristrutturare appartamenti sui quali i costi tra terreni e costi bu­rocratici sono abbattuti fino a ga­rantire affitti accessibilissimi, con canoni mensili tra i 350 e i 400 euro, o addirittura riscattabili in 10 anni con rate di mutuo a livelli di equo canone. Traguardo già centrato in molti quartieri delle grandi città: a Milano basta far­si un giro in via Lulli 32 ( nel tondo uno scorcio rimesso a nuovo ) o nel quar­tiere Calvairate. Il cambio di pro­s­pettivaèpurefor­male: per la prima voltaparolecomevi­vibilità, sicurezza e so­stenibilità ambientale ed energetica entrano in una legge dello Stato. È il social housing . Ba­sta casermoni del degrado e rioni­ghetto, anche perché si punta a ri­qualificare i centri storici. La portata della seconda tranche del piano casa emerge scorrendo le tabelle del ministero relative agli accordi di programma Stato-Re­gioni, che attivano fondi statali, re­gionali e altre risorse pubbliche­private per nuove costruzioni e/ o il recupero di palazzi e corti d’epoca. Sulla scrivania del Cavaliere, il 20 ot­tobre scorso, arriva il dossier con gli impegni di 14 Re­gioni più la Pro­vincia autonoma di Trento. Il totale degli investimenti raggiunge la cifra re­cord di 2 miliardi e 750 milioni di euro per la costru­zione, il restyling e l’acquisto di 15.515 alloggi. Ma il numero degli appartamenti è destinato ad au­mentare se si considera che devo­no essere ancora perfezionati i pat­ti con Lazio, Abruzzo, Friuli V.G., Valle d’Aosta e Provincia di Bolza­no. Sembra solo questione di tem­po, poiché si conta di raggiungere quota 20mila alloggi «cantierabi­li ». Il terzo e ultimo passo del piano, vo­luto fortemente da Berlusconi, è forse quello più «esplosivo» se vi­sto in prospettiva futura. Il gover­no ha messo sul piatto 140 milioni di fondi e incentivato gli investitori istituzionali e privati per creare una rete tra un fondo nazionale e fondi immobiliari locali. Il Giorna­le è entrato in possesso della prati­ca aggiornata in «tempo reale»:sve­la che a oggi il Fondo investimenti per l’abitare (Fia) ha già ricevuto sottoscrizioni per 1 miliardo e 908 milioni di euro. La Cassa depositi e prestiti Sgr ha assunto investimen­ti per complessivi 463 milioni, di cui 372 riferiti a delibere prelimin­a­ri e non vincolanti in 13 fondi locali (come ad esempio a Roma, a Cre­ma, nella Provincia di Rieti) nelle mani di 7 società di gestione del ri­sparmio. Diciassette iniziative im­mo­biliari hanno ottenuto il via libe­ra definitivo, è il caso di via Chiava­r­i a Parma o del Borgo Figino di Mi­lano. Se tutte le delibere prelimina­ri si trasformassero in definitive, sa­rebbero pronti 10.500 alloggi. Ma, tenendo conto della pipeline più avanzata dei progetti da sottopor­re a delibera preliminare, la stima degli appartamenti da realizzare sale a 22mila unità. L’exsottosegretarioalleInfrastru­t­tureesenatorePdlMarioMantova­ni non ha dubbi: «L’intuizione di Berlusconi per cui la casa è l’ele­mento fondante del benessere dei cittadini è più che mai azzeccata in tempi di crisi. E senza casa non puoi parlare di valori e famiglia. Il nostro governo in tre anni ha stan­ziato qualcosa come 1,6 miliardi di euro per le abitazioni degli italiani, considerando anche i fondi per il sostegno alle locazioni- 530 milio­ni dal 2008 al 2010 - nessun gover­no aveva mai fatto tanto, nel silen­zio della grande stampa e delle par­ti sociali». Quando Berlusconi si insedia a Pa­lazzo Chigi per la quarta volta, a maggio 2008, da quasi vent’anni nonesistonodifattopolitichedi so­cial housing . In Italia abbiamo il 6% di case popolari rispetto al 20% dell’Europa. Servono 620mila al­loggi per 2 milioni e 400mila perso­ne. Solo tre anni dopo, un battito di ciglia per la burocrazia italiana, 50mila famiglie vedono aprirsi la serratura dei sogni.