Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 03 Sabato calendario

LODI TRA POETI (NONOSTANTE LE LITI) IN UN FILMATO RAI

Il frammento in bianco e nero risale al 1968, quasi certamente al mese di febbraio quando Giuseppe Ungaretti compì 80 anni. Dura otto minuti ed è un inedito assoluto, mai montato in un programma, uscito fuori dalle Teche Rai dirette da Barbara Scaramucci per preparare il materiale per i due nuovi portali (www.arte.rai.it e www.letteratura.rai.it) varati due giorni fa da Rai Educational, diretta da Silvia Calandrelli. Siamo a Palazzo Chigi, la camera da presa si sofferma su decine di invitati in piedi (si riconoscono Giorgio Mondadori e Leone Piccioni). Al centro, quattro poltrone dorate: Aldo Moro, che presiede il suo terzo governo, Giuseppe Ungaretti e, ai lati, Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale. È l’unico documento audiovisivo che ritrae tutti insieme i tre grandi poeti italiani del Novecento. Festeggiano, appunto, Ungaretti e i suoi ottant’anni. Il clima è celebrativo, ostentatamente affettuoso e cordiale. I tre poeti si abbracciano, si baciano. Parla per primo Quasimodo. «È un segno preciso di civiltà che il governo italiano renda omaggio alla poesia in un periodo in cui l’uomo è in crisi spiritualmente, socialmente, sociologicamente». Definisce Ungaretti «uno dei maestri della poesia contemporanea... Che cosa la letteratura italiana deve a Ungaretti, l’ha già detto la critica. Le nuove generazioni non possono dimenticare questo grande nome». Chiude infine così: «Ungaretti, mio amico da gran tempo e fratello in poesia». Montale è meno ampolloso e più diretto: «Ungaretti ha scritto "Il porto sepolto" nel 1916 e ora, a ottant’anni, sta scrivendo poesie d’amore... È piuttosto raro che un poeta continui a scrivere a ottant’anni, ma ciò non è mancato, Victor Hugo ha scritto le sue migliori poesie proprio a ottant’anni. E che Ungaretti scriva d’amore è ancora più sorprendente, ciò dimostra quanto sia grande la sua vitalità e la sua fede nella vita e nella poesia». Ungaretti si alza, chiede scusa a Moro che ringrazierà prima i poeti: «Hanno voluto dimostrare venendo qui che tra i poeti c’è una solidarietà non solo umana ma la solidarietà di persone che sperano in un avvenire dove la poesia, la libertà, l’uguaglianza umana finiscano col trionfare». Visto con gli occhi dei nostri giorni, e con la conoscenza dei loro veri rapporti, fa sorridere. Nell’autunno del 1959, quando Salvatore Quasimodo venne laureato col Nobel per la letteratura, Ungaretti andò su tutte le furie e descrisse il suo «collega» come un «pappagallo, un pagliaccio» scrivendo al suo traduttore francese Jean Lascure. Sostenne anche (sbagliando) che Quasimodo venne «fatto professore dal governo Mussolini quando Mussolini era già a Salò» (invece Quasimodo diventò docente per chiara fama al Conservatorio Verdi di Milano nel 1941). In quanto a Montale, nominato senatore a vita nel 1967 (pochi mesi prima di quel filmato) Ungaretti, come ricordò Carlo Bo, non si trattenne: «Montale senatore / Ungaretti fa l’amore». E Montale lo prendeva in giro, parlando di Ungaretti come del «Vate». Altro che abbracci e baci.
Paolo Conti