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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

SPORTEGOLANDO 20111203

MAMMA. «Io sono fortunato perché gioco nel Milan e sono arrivato ad alto livello. Sapete mia madre cosa mi dice quando sente quanti soldi guadagno? “Ma questi sono pazzi a pagarti così tanto per fare il calciatore”. Però ai ragazzi voglio dire che i soldi non sono tutti, conta di più essere delle persone vere» (Rino Gattuso, al Milan dal 1999).
COMPAGNI. «Lippi ha detto che si rivede in questa Juve? Non dobbiamo dirlo noi, non è giusto parlare di scudetto adesso. Dobbiamo dimostrare sul campo che ci meritiamo di stare in testa. Chi mi ha impressionato di più è Pirlo: giocare assieme a lui è fantastico, in pochi al mondo hanno le sue qualità. E poi Marchisio, mio compagno dalle giovanili: sta facendo grandi cose, segna con regolarità e sono felice per lui» (Paolo De Ceglie, difensore della Juve).
ABBRACCI. «Ho letto che Moratti ha abbracciato il televisore e idealmente anche me quando ho fatto gol domenica scorsa contro il Siena: deve essere stata una scena bellissima. Quel gol non ha cambiato la mia vita, ma può averla cambiata all’Inter per questa annata: ci ha dato tre punti e un bel po’ di fiducia» (Luc Castaignos, prima stagione all’Inter).
PAROLACCE. «Quando mi arrabbio con i miei giocatori qualche volta non so che lingua parlare. Qualche volta l’inglese, più spesso l’italiano. I miei ragazzi conoscono molto bene le parolacce in italiano. Ma penso che anch’io imparerò qualcosa di polacco» (Andrea Anastasi, neo ct della nazionale polacca di pallavolo).
ORIGINI. «Io sono un pugile con la valigia, vivo tra Assisi e Milano, vengo da Caserta e ho sposato una napoletana. Eppure non ho combattuto molto a Caserta. Soprattutto perché quand’ero più giovane avevano tutti paura di affrontarmi. Dovevamo venire l’anno scorso a Caserta per la semifinale delle World Series ma le abbiamo fallite e ora devo ringraziare tutto il team per avermi dato questa occasione» (Clemente Russo, vicecampione olimpico dei pesi massimi).
BACETTI. «Nel tennis di oggi c’è l’ipocrisia di darsi i bacetti a fine partita. Ma siamo serie, tra avversarie basta una bella stretta di mano. Perché devo baciare chi mi ha sconfitto? Una volta le personalità e le diversità non si decoloravano. Non c’era questa uniformità che c’è oggi dentro e fuori dal campo» (Raffaella Reggi, ex tennista italiana).