Marco Dolcetta, il Fatto Quotidiano 3/12/2011, 3 dicembre 2011
ARIBERT HEIM, L’ULTIMO NAZISTA
In tutta la letteratura internazionale, compreso “I medici nazisti” di Robert Lifton, sino al 2000, il suo nome non era mai apparso da nessuna parte, lo stesso Simon Wiesenthal non lo aveva mai individuato e indicato come criminale da perseguire.
Secondo il Wiesenthal center di Gerusalemme, come Mengele, Aribert Heim fu l’apoteosi del sadismo.
Durante la guerra era stato per un breve periodo nel campo di Mauthausen a praticare esperimenti su cavie umane, per lo più repubblicani spagnoli imprigionati. Con dei modi estremamente educati, chiedeva ai prigionieri di calarsi i pantaloni, rassicurandoli che non avrebbe fatto loro del male, per poi iniettagli del benzene nel corpo, lo stesso tipo che si usava come carburante per gli aerei. Durante l’agonia dei suoi pazienti, il dottor Heim, appuntava minuziosamente tutte le fasi dell’esperi-mento su un taccuino, dove tra le tante atroci descrizioni, risulta anche l’uccisione di due fratelli ebrei di 18 e 20 anni, di cui aveva poi usato il cranio come fermacarte.
COSÌ DAL 2005, il Centro Simon Wiesenthal ha lanciato una campagna mondiale chiamata “ultima chance” per cercare di trovarlo.
Heim scomparve subito dopo la guerra e da quel punto si conoscevano solo alcuni frammenti di quella che era stata la sua vita.
Nel 1945 era stato arrestato dagli americani ma poi rilasciato. Successivamente a Berlino, aveva acquistato un edificio di 42 appartamenti, dove aveva aperto una clinica ginecologica.
Nel 1962, i giudici tedeschi finalmente decidono di andarlo a cercare a Baden Baden, senza trovarlo, ma da quel momento si scoprono tracce che lo collegano ai nazisti in America. Quasi certamente la sua prima destinazione era stata l’Uruguay, dove negli anni Sessanta dovrebbe aver aperto una clinica psichiatrica della città di Paysandu, dopo di che sarebbe andato in Patagonia.
Nel 2005, anno dell’operazione “ultima Chance”, le prove che indicano il nazista in Sudamerica sono molte: sua figlia maggiore, Waltraudt, vive a Puerto Montt, nel sud del Cile, e almeno quattro persone giurano di averlo visto lì e a Bariloche, dall’altra parte del crinale andino in terra Argentina (dove risiedeva Priebke prima dell’estradizione in Italia, ndr). Quando la polizia cilena ha gestito il caso, ha scoperto che Waltraudt si era recata in Europa almeno cinquanta volte in venti anni, senza che questa sapesse spiegare in modo convincente la motivazione di questi frequenti viaggi. Anche sui conti bancari di Heim, fino ad allora, si erano registrati frequenti movimenti.
Un avvocato, che ancora oggi ha in affitto tutto il fabbricato degli appartamenti a Berlino, ha detto che alcuni testimoni lo avevano incontrato in Spagna, descrivendolo stupito perché avevano cominciato a indagare seriamente su di lui e curioso di sapere a che punto erano le indagini. La famiglia afferma che morì nel 1992. La morte, secondo Rudiger suo figlio, si era verificata a causa di un cancro nei pressi del Cairo, dove era scappato con il nome Tarek Farid-Iussein. Naturalmente il corpo non è mai stato trovato. Secondo le dichiarazioni di suo figlio, Heim era stato iniziato all’islam nella moschea Tar El del Cairo, ed era stato quindi sepolto in una fossa comune nel deserto, seguendo l’antica tradizione islamica della sua nuova religione. Ma la verità probabilmente è un’altra.
SEGUENDO la pista della sua fuga che va dal continente Europa al Sudamerica e non a quella più misteriosa verso il medio oriente, si possono individuare alcune azioni comuni all’operatività del programma “Odessa”, il sistema di fuga progettato dai nazisti per rifugiarsi verso terre sicure, sembra infatti che dopo il 1945, Heim abbia usufruito della protezione e dell’appoggio degli alleati occidentali. Arrestato subito dopo l’armistizio viene poi rilasciato dagli americani per vivere liberamente nella neonata Repubblica federale tedesca, questo significa che anche i giovani servizi segreti della Germania occidentale filo americana, l’“organizzazione Gehlen”, dal nome di Reinhardt Gehlen, capo dei servizi segreti della Wehrmacht sul fronte russo, lo aveva preso in simpatia. L’attività contro di lui riprende intorno agli anni Sessanta, quando Gehlen si ritira dall’organizzazione, costringendo Heim a una fuga verso il Cile, quando per lui l’aria tedesca era diventata ormai irrespirabile. La sua destinazione sarebbe stata a Colonia Dignidad, in terra cilena, a sud di Santiago. Bisogna aggiungere che quel territorio non era cileno, bensì ancora di pertinenza giuridica del defunto Terzo reich, infatti era abitato esclusivamente da tedeschi.
Io personalmente ho girato un filmato sulla vita quotidiana della colonia nel 1980. A suo tempo un ambiente lindo e ordinato con abitanti che parlavano la lingua e vestivano un abbigliamento tipico degli anni 40, quasi tutti ex orfani di guerra, furono invitati a risiedere là dall’organizzazione Gehelen, gestita allora da un certo Paul Schafer.
Nel piccolo ospedale ebbi occasione di imbattermi nel dottor Aribert Heim, circondato da avvenenti infermiere , dove svolgeva attività medica nel pronto soccorso, col nome di Aribert Heim appunto…
NON ESSENDOSI nuovamente scatenata la caccia globale e pubblica ad Heim, con tanto di taglia, lui viveva apparentemente tranquillo e soprattutto senza dover nascondere la sua vera identità. In quell’occasione abbiamo avuto la possibilità di parlare della sua gioventù in Germania. Mi colpì molto quando mi disse: “Lei ricerca verità che riguardano una generazione che l’ha preceduta, quello che è successo è un mistero, mi creda... pensi che Heydrich era discendente di ebrei, il nonno materno si chiamava Suss, ma lui falsificò le carte, Eichmann parlava correttamente l’yiddish, Rosemberg, Jodl, Frank, tutti di sangue ebreo”. Interdetto e sorpreso, seppi solo replicare che non tutti quelli che hanno avuto questi nomi fossero necessariamente ebrei.