Alessandro Penati, la Repubblica 3/12/2011, 3 dicembre 2011
Altro che "Btp Day". Per banche e assicurazioni, il 29 novembre è stato "L´Affrancamento Day". Affrancando 636 milioni di avviamenti, Fonsai dichiara di risparmiare imposte per 218 milioni, migliorando di 5 punti il margine di solvibilità
Altro che "Btp Day". Per banche e assicurazioni, il 29 novembre è stato "L´Affrancamento Day". Affrancando 636 milioni di avviamenti, Fonsai dichiara di risparmiare imposte per 218 milioni, migliorando di 5 punti il margine di solvibilità. Banco Popolare affranca attività per 1,2 miliardi, aumenta gli utili di 203 milioni nel 2011 e rafforza la sua posizione patrimoniale. Intesa stima un aumento degli utili di 1 miliardo nel quarto trimestre grazie a un affrancamento da 6,2 miliardi; dopo averne fatto uno da 6,7 nel terzo. La lista è molto più lunga. Ma credo di aver reso l´idea. Da secoli gli alchimisti cercano la pietra filosofale, capace di trasformare i metalli vili in oro. In Italia l´abbiamo trovata: si chiama "affrancamento". Con un tratto di penna, le perdite si trasformano in utili e il patrimonio si rafforza senza aumenti di capitale. Gli alchimisti sono però ricordati come cialtroni; penso che la stessa sorte toccherà a chi ha creato l´affrancamento, e a chi lo avalla, tardivo lascito del governo Berlusconi a favore delle grandi società (non solo banche). Alla vigilia di una nuova manovra, il governo Monti dovrebbe ricordarsi che il sistema fiscale italiano è anche un intricato sistema di aiuti e privilegi, incomprensibile ai più, e ignoto all´opinione pubblica. L´affrancamento funziona così: ipotizziamo che la società X compri la società Y, pagandola 300. Per creditori e azionisti, X predispone un bilancio "consolidato" (come se X e Y fossero una sola società). Ogni società però paga le tasse separatamente: così, ai fini fiscali, Y è una partecipazione che vale 300 nel bilancio di X. Nulla cambia fino a quando X decide di vendere o svalutare Y. Entra in scena lo Stato. Ipotizziamo che il patrimonio contabile di Y sia 100: la differenza rispetto ai 300 pagati è il valore dell´avviamento. Lo Stato, con l´acqua alla gola, offre a X di affrancare i 200 di avviamento, pagando subito al fisco 32 (il 16%). In cambio, X potrà sottrarre dal calcolo delle imposte l´ammontare affrancato per 10 anni, in rate costanti di 20: se X è una banca, questo vantaggio è di 6,43 l´anno (32,15% di Ires più Irap moltiplicato 20). Quindi, X paga 32 oggi, ma ne riceve indietro circa 64 negli anni successivi. Nei casi delle tre società citate all´inizio, lo Stato incassa subito 2,4 miliardi, ma perde introiti fiscali futuri che valgono 3,9 miliardi (attualizzati al 5%): un regalo da 1,5 miliardi per lustrare la facciata dei conti pubblici. Non è finita. Sempre per abbellire i conti dello Stato, l´affrancamento del 2011 e 2012 è deducibile a partire dal 2013, anno del promesso pareggio di bilancio. Quindi, chi affranca sta anticipando imposte future, e accumula un credito verso lo Stato. Se la capogruppo è in perdita, altro provvedimento, l´affrancamento permette di compensare il credito con qualsiasi onere verso lo Stato, e di contabilizzarlo come utile; rafforzando così il patrimonio. L´affrancamento non ha giustificazione economica: non cambia ricavi, margini, prospettive o struttura finanziaria delle società. Produce utili e rafforzamenti patrimoniali di carta. È un regalo ai grandi gruppi in cambio di una cosmesi dei conti pubblici. Per le imprese può anche essere dannoso, riducendo l´incentivo ad adeguare il valore degli avviamenti da acquisizioni fatte a prezzi eccessivi. Confindustria giustamente reclama la riduzione delle imposte sul capitale; dovrebbe avere anche l´onestà di accettare l´eliminazione di privilegi fiscali riservati per lo più ai grandi gruppi. Abi e Ania giustamente lamentano una fiscalità vessatoria (Irap maggiorata, perdite da sofferenze non deducibili), ma la soluzione non sono favori in cambio dei torti subiti. E il governo dovrebbe capire che il risanamento passa anche per una fiscalità semplice e trasparente. A vestire i panni dell´alchimista per mettere il belletto ai conti pubblici si finisce per fare la figura dei cialtroni. La lotta all´evasione è sacrosanta. Ma non ci si dimentichi di sanare l´elusione legalizzata.