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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

«Basta processi show e pm ai comizi» - Ricevendomi, Luciano Violan­te ha l’aria di chi è fuori dalla mi­schia politica tanto da non ricolle­garlo al «piccolo Vishinsky» di cui parlava Cossiga, accostandolo al perfido accusatore dei processi staliniani

«Basta processi show e pm ai comizi» - Ricevendomi, Luciano Violan­te ha l’aria di chi è fuori dalla mi­schia politica tanto da non ricolle­garlo al «piccolo Vishinsky» di cui parlava Cossiga, accostandolo al perfido accusatore dei processi staliniani. Neanche ti ritorna in mente che puntò per primo il dito contro An­dreotti preteso mafioso, né il lega­me gatto e volpe col pm Caselli o il fatto che, da ex giudice, sia stato il Lord Protettore in Parlamento del­le toghe «progressiste». A vederlo oggi, settantenne, nella suite-ufficio di Montecitorio che gli spetta come ex presidente della Camera, la sua fama di rigido giu­stizialista sfuma nella nebbia dei tempi. Giocherellone non è nep­pure adesso, non è il suo genere, ma ha piccole attenzioni - fa delle pause per darmi il tempo degli ap­punti - e savoir faire . Mi accoglie sulla soglia all’inizio,mi accompa­gna all’ascensore alla fine. Dà la mano alla prussiana: stretta virile, scatto della testa alla von Kopf, bat­tere di tacchi. «Osservo senza essere parte in cau­sa », ha detto quando gli ho chiesto se fosse contento per l’uscita di scena del Cav. È lo stato d’animo che manifesta durante l’intervista. Se anche si chiama fuori, si allena però da ri­serva della Repubblica. Ha una sua fondazione, «Italia Decide», è nella direzione del Pd, dirige il Fo­r­um riforme costituzionali del par­tito. Ci siamo visti a Roma ma veniva da Milano ed era in partenza per Palermo. Giorni prima era a Gros­seto dove ha detto in un convegno ciò che ha attratto la mia curiosità: «La vera separazione delle carrie­re deve essere quella tra magistra­ti e giornalisti tra i quali, a volte, ci sono rapporti incestuosi». Cosa l’ha spinta a denunciare il fenomeno? «Bisogna separare la Giustizia dal­lo spettacolo. Il sistema giudizia­rio non ha compreso che siamo nel secolo della comunicazione e che rischia di rimanerne vittima. Non è un caso se in Usa, Francia, Germania, le tv non entrano nelle aule di giustizia». Quali intrecci magistrati-me­dia l’hanno colpita? «È innegabile una propensione dei magistrati a costruirsi una im­magine. Questo non va. Ci sono al­tri magistrati di cui non si sa nulla e che fanno altrettanto bene». Ci sono giornali più amici del­le Procure? «C’è un blocco informativo che fa del collateralismo giudiziario la propria linea editoriale. Questo non giova». (Non gli chiedo di far­mi i nomi dei giornali, non li fareb­be. Ovviamente sono il Fatto ecc. Per tutta l’intervista, monsignor Violante seguirà la regola curiale: si dice il peccato non il peccatore). Magistratura e politici si dete­stano ... «È così in tutto il mondo ed è logi­co. L’importante è il rispetto delle regole». Era considerato il capo del par­tito delle toghe. Esisteva que­sto partito e lei ne era davvero il capo? «Il partito non c’è. Quanto a me, mi sono battuto per la responsabi­lità c­ivile dei giudici e durante Tan­gentopoli ho denunciato l’invasi­vità della magistratura nella socie­tà e nella politica». Si moltiplicano le inchieste al­la Woodcock, fuori dalla com­petenza. «Le norme sulla competenza terri­to­riale sono imprecise e si può sba­gliare in buona fede. Auspico al più presto una norma chiara. Un altro punto è però essenziale». Ossia? «La Procura deve cominciare l’in­dagine solo di fronte a una notizia di reato, comunque pervenuta, e non per accertare se il reato c’è.Lo Stato dà ai magistrati enormi pote­ri sulla libertà, i beni e la reputazio­ne delle persone ma in base solo a presupposti certi. Il magistrato ac­certa responsabilità, non cerca re­ati. Questo è compito della polizia che ha, infatti, meno poteri». Sulle intercettazioni le Procu­re sono un colabrodo. «A indagare sulla fuga di notizie deve essere un ufficio diverso da quello in cui è avvenuta.L’autoin­dagine non funziona. Se la fuga è a Roma, tocca a Perugia. Se a Mila­no, Brescia, eccetera. Spero prov­veda questo governo». Sospensione dei processi ai po­litici durante la carica, tipo Lo­do Alfano? «Sono contro. Propongo, invece, meccanismi in cui la politica si au­tocorregga. Partendo dal presup­posto­che il patrimonio di un politi­co è la credibilità e che i suoi obbli­ghi superino quelli medi, chiedo degli organismi parlamentari che valutino se comportamenti, sia pure non illeciti, incidano negati­vamente sulla stimabilità politica dei singoli. Come negli Usa». Tornerebbe all’ampia immu­n­ità parlamentare prevista dal­la Costituzione del ’48 e aboli­ta nel ’93? «Mancano perfino le condizioni per parlarne. Presupporrebbe una fiducia dei cittadini nella poli­tica che non c’è e non ci sarà per un po’». Separazione delle carriere dei magistrati? «Sono contrario, oggi sono già molto separate». Subordinazione gerarchica al­­l’interno delle Procure, per evi­tare che ogni pm faccia di testa sua? «Le condizioni perché il capo del­la Procura possa farsi valere ci so­no già. Dipende dalla sua capacità e voglia. Se è a fine carriera, proba­bilmente non vorrà scontrarsi ogni giorno». Economicamente, magistrati e parlamentari sono equipara­ti. Con la crisi, bisogna chiede­re sacrifici alle toghe come si fa con i politici? «Premesso che i parlamentari prendono molto meno rispetto ai magistrati al cui livello sono equi­parati, penso che gli stipendi più alti dei togati possano subire ta­gli ». Gli Ingroia & Co che comiziano alle feste di partito? «Eviterei di farlo e lo sconsiglio cal­damente ». Negli ultimi lustri, nella magi­stratura è cambiato qualcosa? «Incapaci in magistratura, ci sono sempre stati. Oggi, però, tutto è più visibile e i vizi emergono con più nettezza». Per un anno, il Pd si è limitato a dire: «Berlusconi faccia un pas­so indietro». Non ribolliva di idee. «L’importante era che Berlusconi lo facesse». Non l’ha fatto per Bersani ma per l’attacco dei mercati. «Ma Bersani coglieva il punto. La cultura politica di Berlusconi - o sei con me o sei nemico- non fun­zionava. Era necessario che faces­se un passo indietro per normaliz­zare i rapporti tra maggioranza e opposizione». Non risulta che la sinistra faces­se capriole per migliorare il cli­ma. «È la sua versione. Per me, Berlu­sconi è il primo premier che viene dal mercato, monopolista per giunta, in cui il concorrente deve sparire, e ha introdotto in politica queste regole». Il Cav ha fatto il passo indietro e Bersani pure. Così la politica è stata commissariata da Mon­ti. «Penso altro. I partiti hanno capi­to che ci voleva una maggioranza molto ampia e sapendo di non po­te­rla fare direttamente dopo 17 an­ni di liti, hanno deciso di stare in­sieme sostenendo un governo fuo­ri dai partiti. Molto lungimirante». L’Ue che ci mette in braghe di tela? «È un grande traino per l’Italia. Ci costringe a essere virtuosi». Dispiaciuto,essendo fuori dal­l’agone, di non potersi battere in un momento simile? «L’ho già fatto e non sono assedia­to dal protagonismo. Do il mio contributo, non con la lotta politi­ca, ma con la riflessione, offrendo soluzioni e parlando con gli avver­sari ». (Mi guarda con intenzione). A Violante già in piedi, dico: «An­cora una domanda prima di fini­re ». «Sì?». «Nota una differenza di stile tra lei quando era presidente della Camera e il presidente Fi­ni? ».«A questo risponderò la pros­sima volta», replica. Dicendo tut­to.