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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

«La quarta sponda», «gli organizzati libici», «vacanze di guerra» sono alcune delle espressioni che contrappuntano una delle più incredibili vicende della II guerra mondiale

«La quarta sponda», «gli organizzati libici», «vacanze di guerra» sono alcune delle espressioni che contrappuntano una delle più incredibili vicende della II guerra mondiale. È il giugno 1940: la Germania sta travolgendo le truppe francesi. Mussolini decide di partecipare al conflitto al fianco dell’alleato nazista. Sei navi della Marina Militare lasciano la Libia. Nel viaggio di andata trasportano militari, in quello di ritorno 13.000 bambini, tra i quattro e i dodici anni. Sono figli di quei contadini convinti dal regime ad andare a coltivare la «quarta sponda» d’Italia. Italo Balbo, prevedendo il peggio, ha deciso di allontanarli dal fronte bellico. Il luogo di destinazione delle navi sono le colonie estive dell’Adriatico dove passare le vacanze. Ma il soggiorno durerà anni. Le colonie di Cattolica, Igea Marina, Cesenatico e di altre località sull’Adriatico diventano le loro nuove case. Così, in un’Italia sicura dell’imminenza della vittoria, i bambini gonfiano i piccoli petti nell’alzabandiera quotidiano sulle spiagge delle colonie estive; ma, a mano a mano che le nubi si addensano all’orizzonte, i loro spostamenti si fanno convulsi. Vengono evacuati o addirittura abbandonati a loro stessi e finiscono dispersi tra le città del Nord Italia: alcuni sono ospitati in orfanotrofi, altri scappano e i più grandi si arruolano tra i partigiani o tra i saloini. La loro migrazione somiglierà sempre più ad una fuga di fronte ad una sconfitta che si profila inevitabile. «Vacanze di guerra»: s’intitola così questo interessantissimo documentario scritto e diretto da Alessandro Rossetto, prodotto da GraffitiDoc con l’Istituto Luce e «La Grande Storia» di Rai3 (History, canale 407 di Sky). È un incredibile esempio di sradicamento totale, di educazione coatta (i bambini venivano chiamati «organizzati libici»), di malnutrimento, di un’odissea dell’infanzia che ha pochi riscontri nella nostra storia. È successo anche questo: per fortuna, ogni tanto, la tv sa restituirci un po’ della nostra coscienza.