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 2011  dicembre 03 Sabato calendario

SOTTO TIRO FINISCONO 788MILA PERSONE, IL 2% DI CHI DICHIARA

Tre ipotesi sul tavolo, con la scelta finale che dipende dall’incrocio tra le esigenze rigide dei conti pubblici e quelle, ancora da discutere, dei partiti.
Il cantiere del decreto che sarà presentato domani a parti sociali ed enti territoriali mette gli occhi anche sull’architettura dell’Irpef, fermo dal 2007. La spinta sulle aliquote più alte nella piramide dei redditi potrebbe servire a creare una sorta di «contributo di solidarietà» uguale per tutti, per sostituire quello oggi riservato a pensionati e dipendenti pubblici che rischia la bocciatura alla Consulta perché è più severo di quello chiesto a privati e autonomi (si veda Il Sole 24 Ore del 30 novembre).
La strada più probabile, al momento, è quella che passa solo dall’aliquota più alta e interessa chi dichiara più di 75mila euro all’anno. Si tratta di 788mila persone, l’1,98% dei contribuenti italiani: 140mila, però, sono pensionati con redditi superiori a 90mila euro, e 26.472 sono statali, due categorie che si avvantaggerebbero per l’addio al loro contributo di solidarietà. Un passaggio dal 43% al 45% significherebbe un aumento del 2% nelle tasse pagate sulla quota di reddito che supera la soglia da cui parte l’ultima aliquota: nel caso di un contribuente che dichiara 80mila euro all’anno il rincaro sarebbe di 100 euro, e crescerebbe a quota 500 euro su chi ne dichiara 100mila, per attestarsi a 1.500 quando il reddito comunicato al Fisco arriva a 150mila.
Basterà? Se la risposta è negativa, il ritocco potrebbe essere più deciso, e portare l’aliquota più alta sulla vetta del 46 per cento. In questo caso, il conto per una dichiarazione da 80mila euro salirebbe a 150 euro all’anno, e nel caso di 150mila euro comunicati al Fisco la richiesta arriverebbe a 2.250 euro.
Sulla progressività, trattandosi di Irpef, non si discute (ovviamente solo all’interno del campo dei redditi dichiarati): in entrambe le ipotesi la progressione del prelievo sarebbe comunque più spiccata rispetto a quella dei redditi, perché chi guadagna fino a 75mila euro non sarebbe interessato dal problema e l’inasprimento risulterebbe proporzionale alla quota di reddito che supera la soglia. Risultato: da 100mila a 200mila euro la differenza di reddito è del 100%, ma la forbice nella richiesta sarebbe del 400% (da 500 a 2.500 euro all’anno con l’aliquota al 45%; da 750 a 3.750 con l’aliquota al 46%). Se questa curva risultasse troppo ripida per la politica e troppo poco feconda per i conti dello Stato, a via XX Settembre stanno preparando una terza ipotesi, che alza di due punti le ultime due aliquote: una mossa che, rispetto al 46% secco per chi dichiara di più, renderebbe meno duro il colpo da quota 120mila euro in su, ma chiamerebbe a raccolta tutti i contribuenti sopra i 55mila euro: una platea da 1,52 milioni di persone, il 3,81% di chi fa conoscere il proprio reddito al Fisco.