Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Stamattina, intorno a mezzogiorno e mezza, la Camera vota la fiducia, o la sfiducia, a Berlusconi. I deputati dell’opposizione, ieri polemicamente assenti (tranne i sei radicali), oggi rientreranno per tentare di buttare giù il governo. I pronostici sono per una fiducia senza troppi problemi, e per un incidente di percorso – invece – la settimana prossima. Incidente che metterebbe fine all’agonia dell’esecutivo. Ma potrebbe esserci qualche sorpresa anche oggi: è venerdì e tanti parlamentari considerano il venerdì giorno di week-end. Possibile che una ragione tanto futile possa avere conseguenze così devastanti? Possibile, purtroppo, se si considera che la legislatura sta ancora in piedi soprattutto perché troppi parlamentari hanno fatto il conto dei soldi e dei vantaggi che perderebbero in caso di chiusura anticipata. Berlusconi e Verdini (l’uomo del pallottoliere) si dicono invece certi di una vittoria di proporzioni ampi, addirittura 320 voti, ben più della maggioranza assoluta (316). Hanno giurato che voteranno a favore i leghisti (Bossi: «Mi ha convinto»), i seguaci di Scajola, un certo numero di ex Responsabili (forse tutti, forse no). Contro, i radicali e Versace. La partita si giocherà sulle assenze.
• Che ha detto Berlusconi nel suo discorso?
L’aula era mezza vuota, e l’altra metà era tutta occupata
dal centro-destra. I banchi del governo essendo gremiti, Palma, Galan, Maroni e
Calderoli sono andati a sedersi sugli scranni dell’Idv. Tremonti ha preferito
lasciare una poltrona di distanza tra sé e Berlusconi. Il quale, quando è
entrato, è stato accolto da una specie di ovazione. Il Cav, presa la parola, ha
chiesto la fiducia e ribadito che non c’è nessun progetto di passi indietro. La
bocciatura del Rendiconto è stato un incidente parlamentare, di cui si scusa.
Però «non possono esserci conseguenze sul piano istituzionale», dato che il
governo in carica «è l’unico soggetto democraticamente abilitato a difendere
gli interessi nazionali dalle tensioni della crisi. Anche perché non ci sono
alternative».
• E se gli votano la sfiducia?
In questo caso, secondo Berlusconi, si deve tornare al voto.
«I governi tecnici non risolvono i problemi del Paese e non avrebbero la forza
di un governo democraticamente eletto». Il Cav è sicuro di «sconfiggere la
strategia della paralisi e del pessimismo portata avanti dagli sfascisti».
• Si può minimizzare la bocciatura del Rendiconto?
Il premier ha detto che «nell’approvare una legge sul
rendiconto il cui contenuto è inemendabile, il Parlamento conferisce una
copertura legislativa al procedimento di accertamento e di verifica dell’anno
precedente. In caso di votazione negativa di una Camera è del tutto improprio
parlare di sfiducia». Il governo invece «presenterà in Parlamento un nuovo
rendiconto» che passerà «all’esame della Corte dei conti e sarà poi trasmesso
al Senato». Il provvedimento sarà adottato «dopo la conclusione di questo
dibattito. Il governo ha il dovere di farlo». In pratica Berlusconi sta dicendo
quest poiché l’approvazione del Rendiconto è un atto dovuto, la sua
bocciatura non può che essere un incidente tecnico, sgradevolissimo ma quasi
privo di contenuto politico. Tutto il contrario di quello che sostiene
l’opposizione e di quanto si evince dai precedenti storici. Ma tant’è. Gira e
rigira, può darsi che il premier abbia persino una qualche ragione. Ieri lo
stesso Ainis, sul Corriere, pur criticando duramente la faccenda, ha però
scritt «Dopotutto la legge di bilancio è un atto costituzionalmente
necessario. E dopotutto la necessità è più forte della legge, anzi è essa
stessa legge. Domanda: ma spetta al governo Berlusconi quest’opera di sartoria
istituzionale? Costituzione alla mano (articolo 94), un infortunio parlamentare
non comporta l’obbligo delle dimissioni; la crisi di governo è doverosa
unicamente dopo un voto di sfiducia.» È vero che «la legge di bilancio tocca al
cuore il rapporto fiduciario». Ma appunto per questo Cicchitto ha detto subito
che bisognava farsi dare la fiducia, e Berlusconi non ha esitato a dargli
retta. Stamattina, nolente o volente l’opposizione, la maggioranza potrà
ricurcirsi addosso una specie di verginità.
• Ieri le Borse sono tornate a scendere, Milano ha
addirittura perso il 3,7, i bancari hanno vissuto una giornata tragica con
Unicredit a -12 per cento.
Non si capisce come le banche si ricapitalizzeranno. La Bce
ha ribadito che le difficoltà finanziarie soffocheranno quel po’ di crescita
ancora possibile. Su questo punto Berlusconi ha nuovamente espresso «la consapevolezza
che la politica di rigore senza contemporaneamente misure per la crescita
rischia di condurre alla stagnazione e a un conseguente peggioramento dei conti
pubblici».
• È un altro attacco a Tremonti.
Uscendo dall’aula il premier non lo ha quasi guardato
in faccia
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 14 ottobre 2011]
(leggi)