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 2011  ottobre 14 Venerdì calendario

Per apprezzare le piccole cose non serve aver fatto la guerra - Un’indagine ascoltata alla radio forniva un resoconto statistico sul periodo in cui gli italiani erano più felici: l’ultimo Dopoguerra

Per apprezzare le piccole cose non serve aver fatto la guerra - Un’indagine ascoltata alla radio forniva un resoconto statistico sul periodo in cui gli italiani erano più felici: l’ultimo Dopoguerra. Non tanto per quel senso di quiete dopo la tempesta che odora di pace e di tranquillità, quanto per aver con la guerra attraversato un periodo ove le piccole cose avevano un’importanza fondamentale, tale da fornire una gioia difficile da spiegare. Anche «Guerra e Pace» di Tolstoj ci ha insegnato un modo diverso di vivere: pensare che gli effetti della storia siano la sovrapposizione di tante piccole cose, che possono creare un grande uomo partendo da una personalità mediocre, o fare felice un popolo attraverso il raccordo di tanti piccoli momenti: oggi la politica non ci piace perché l’umiltà è dietro le quinte e la gioia solo il tentativo di eluderla. BRUNO RUSSO Mio nonno per anni rimpianse il primo pollo arrosto mangiato dopo il ritorno dalla prigionia in Germania e, rivolto alla nonna, si lamentava bonariamente: «Possibile che non siate più capaci di farlo così buono?». Gli doveva essere sembrato meraviglioso perché dalle parti di Norimberga si era ridotto a strappare ciuffi d’erba e a metterseli in bocca per cercare di placare i morsi della fame. Allo stesso modo, alla fine di ogni pasto, raccoglieva le briciole di pane rimaste intorno al suo piatto, ne faceva un mucchietto e poi se le portava alla bocca. Lo fece per tutta la vita, anche quando la povertà e la guerra erano ormai lontane e lui era diventato un imprenditore e viveva nel benessere. «Nulla deve essere sprecato», ci ripeteva, e se ci vedeva andare a far colazione al bar o a prendere un aperitivo scuoteva la testa: «Se avessi fatto come voi non avrei mai risparmiato a sufficienza per poter comprare una casa ai figli». Siamo stati un popolo affamato, ce lo siamo dimenticato e purtroppo abbiamo dimenticato anche tutte le conquiste fatte, non apprezziamo quello che abbiamo e pensiamo solo a giocare in difesa. Ma per apprezzare le piccole cose, per avere slancio e un po’ di sana fame (che ci spinga finalmente a ripartire) dobbiamo per forza aver mangiato l’erba e aver visto gli orrori di una guerra? MARIO CALABRESI