Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Stamattina alle 11 Berlusconi parla a una Camera semivuota, dato che le opposizioni hanno deciso di non partecipare. Esporrà un programma di governo e chiederà la fiducia, che l’aula voterà venerdì mattina, le opposizioni stavolta essendo presenti. Quanto sia sottile il filo su cui sta in equilibrio il premier dopo la bocciatura, martedì, del Rendiconto generale dello Stato lo dicono le parole di Giorgio Napolitano, autore ieri di due comunicati, il primo dei quali, diffuso in mattinata, dice: «La questione che si pone è se la maggioranza di governo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del Paese». Il capo dello Stato osserva anche che «l’innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate suscitano interrogativi e preoccupazioni». Quest’ultima parte si riferisce alla nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia, potere che è del presidente del Consiglio e che il presidente del Consiglio non si decide a esercitare. Come si ricorderà, Draghi ha indicato per quell’incarico Fabrizio Saccomanni, che Tremonti avversa con la candidatura di Vittorio Grilli. La lista dei guai di Berlusconi è a questo punto davvero lunga. Cinque processi, la Corte dei conti che ha bocciato la legge fiscale, Draghi che senza nominarlo lo attacca, Scajola che vuole la formazione - al limite - di un Berlusconi bis purché gli si ridia un ministero, Bossi che non tiene più la Lega, i Responsabili in dissoluzione, e adesso il guaio più grosso di tutti, cioè il Rendiconto bocciato dalla Camera, un groviglio che può trasformarsi in nodo scorsoio, come ha scritto Verderami.
• La prima domanda è: come ne esce?
Stamattina si riunisce il consiglio dei ministri. Varerà un nuovo
Rendiconto generale dello Stato che dovrà ricominciare il suo iter daccapo.
Questo Rendiconto dovrà necessariamente essere diverso dal primo, perché per
ripresentare la stessa legge il regolamento della Camera pretende un intervallo
di sei mesi. Sarà interessante studiarne i cambiamenti, dato che i numeri non
potranno essere toccati (sarebbe come confessare che nella prima legge,
approvata oltre tutto dal Senato, c’erano degli errori) e dunque si tratterà –
immagino - di sostituzioni di parole, di una ricerca meticolosa di sinonimi che
non cambino il senso di quello si deve in ogni caso dire.
• Problemi risolti, allora?
La strada del recupero appare comunque in salita. Ieri mattina la Giunta
per il Regolamento – in cui l’opposizione è maggioranza – ha sancito che con la
bocciatura dell’articolo 1 è caduta tutta la legge e ha chiesto a Fini di
riferire a Napolitano. Fini – accusato dal centrodestra di non essere super
partes – è salito al Quirinale alle quattro del pomeriggio e alla fine
dell’incontro il presidente della Repubblica ha diffuso un secondo comunicato
in cui tra l’altro sta scritt «È ai soggetti che ne sono costituzionalmente
responsabili, presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta
credibile». Ancora una volta il capo dello Stato ha chiarito, a chi lo tira per
la giacca, che non può intervenire in alcun modo in una dinamica che
istituzionalmente non lo riguarda.
• È vero che Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi?
Andreotti nel 1973 e Goria nel 1988 si dimisero
immediatamente. Senza bilancio lo Stato è paralizzato. Non so nemmeno come farà
Berlusconi, il 23, a partecipare al consiglio europeo dove si discuterà di
economia e, si suppone, gli altri leader europei si aspetteranno di capir
qualcosa relativamente al decreto sullo sviluppo. Al momento il decreto sullo
sviluppo è in mare altissimo, così come la legge sulle intercettazioni.
• Le borse però - Milano compresa - salgono.
Lo spread però resta a 356, che è molt prima
dell’estate stava ampiamente sotto i duecento. Ieri Draghi, ancora nelle vesti
di governatore della Banca d’Italia, ha richiamato l’attenzione di tutti su
questo punto. Ha dett gli aumenti dei tassi degli ultimi mesi, se protratti
nel tempo, «avrebbero l’effetto di vanificare in non piccola parte le misure
approvate con i decreti legge convertiti in settembre» con «un ulteriore
possibile effetto negativo sul costo del debito in una spirale che potrebbe
risultare ingovernabile». Ha continuato così: «La politica ha il compito
insostituibile di trovare il modo di rompere il circolo vizioso di privilegi,
coalizioni di interessi e veti prima che questo renda impossibili le misure
necessarie per la crescita».
• Un discorso chiaro, no?
Intanto a Bologna un gruppetto di 500 persone,
tumultuando davanti alla sede locale della Banca d’Italia, contestava il
sistema e il nome di Draghi, prescelto per rappresentarne le brutture.
Manifestazioni simili ce ne sono state anche altrove. La confusione regna
sovrana ovunque
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 13 ottobre 2011]
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