Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

La moneta, alle sue origini, è una merce come le altre, solo più diffusa, come il bestiame o più preziosa, come l´oro

La moneta, alle sue origini, è una merce come le altre, solo più diffusa, come il bestiame o più preziosa, come l´oro. Funge da intermediario degli scambi, evitando le complicazioni del baratto. Misura il valore delle merci. Diventa più tardi ricchezza essa stessa. Può essere emessa da chiunque, ma è ovvio che questa funzione delicatissima sia assunta prima da autorità religiose e poi, sempre più dagli Stati: prìncipi o repubbliche, che approfittano largamente dei vantaggi del "signoraggio"(il profitto che si ricava dalla coniazione delle monete): e che, soprattutto, si valgono del prestigio che deriva dall´imprimere su quei dischetti preziosi la loro effigie simbolica. Così Atene imprime su milioni di dracme l´immagine della sua civetta e più tardi Roma sui suoi denari il profilo dei suoi imperatori. La sua coniazione tende quindi ad essere monopolizzata dal potere politico come accadde col potere di Roma. Quando l´impero è travolto dai barbari si instaura in Europa un´anarchia monetaria che Carlo Magno nel nono secolo riesce a ricomporre coniando la prima moneta europea, il primo euro: una libbra d´argento (la lira) di 327 grammi composta di venti parti chiamate soldi e ciascuna di esse di 12 denari. Il progenitore dell´euro però non sopravvisse allo sfascio dell´effimero impero carolingio, e l´Europa ripiombò nell´anarchia, interrotta solo dalle successive egemonie di grandi monete cittadine come il fiorino di Firenze (il dollaro del Medioevo) o nazionali come la sterlina britannica. Fu solo al termine della doppia catastrofe europea delle guerre mondiali che si presentò a una Europa esausta la grande occasione dell´unità. Non politica ma economica. E tuttavia l´unione economica europea incontrò nella avventura dell´euro la prima esperienza autenticamente federale. È una esperienza che l´Italia ha affrontato con responsabilità e coraggio audacissimi, di cui bisogna dare tutto il credito a Romano Prodi e a Carlo Azeglio Ciampi. Il rappresentante tedesco nella Banca Europea Stark, quando venne in discussione l´entrata dell´Italia nell´euro, si mise a ridere. Ma a Chambery a un giornalista che avanzava dubbi sull´Italia, il Presidente francese Chirac rispose: «Monsieur, il n´y a pas d´Europe sans l´Italie». Prodi e Ciampi avevano vinto la loro battaglia. L´Italia ha saputo affrontare e vincere la sfida dell´euro, ma non solo. Tra i paesi europei è quello che ha saputo interpretare quella sfida nella sua naturale prospettiva di una premessa essenziale dell´unità politica. La moneta dunque, nata come merce si è trasformata in istituzione che regola il mercato. Ma, al di là di quella, ha assunto il significato trascendente di simbolo di una comunità, insieme con altri simboli: l´inno e la bandiera. Quando la Germania ha rinunciato all´amato marco per il nuovo euro ha compiuto una scelta decisiva per il suo destino. Questa scelta impone costi coerenti, senza quelle esitazioni che pregiudicano il risultato con interventi tardivi e insufficienti. Nell´antica Roma, quando i barbari l´assaltarono di notte la dea Giunone, offesa da quello che, come protettrice della città, riteneva un insulto personale, destò, agitando le sue oche, i romani che ricacciarono il nemico. E i romani, grati, eressero un tempio consacrato a Giunone l´ammonitrice, Giunone Moneta. Sapranno gli europei essere all´altezza della nuova sfida?