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 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

Prendere un gol brucia e rimediarne tre come è successo alla Scozia contro la Spagna, per giunta nella partita che li ha esclusi dagli Europei, dovrebbe essere un’umiliazione

Prendere un gol brucia e rimediarne tre come è successo alla Scozia contro la Spagna, per giunta nella partita che li ha esclusi dagli Europei, dovrebbe essere un’umiliazione. Però, quando uno di quei gol è una sinfonia la prospettiva cambia. Il lutto sportivo diventa quasi subito ricordo: «E il fatto di essere riusciti a giocare a sprazzi in quel dominio ti fa pensare di non essere andato poi tanto male». Fase uno, la negazione. Perché davanti a una rete come quella che porta (quasi per caso) il nome di David Silva non resta altra difesa. La palla passa dai piedi di tutti gli undici giocatori della squadra campione del mondo, cioè tutti partecipano a un’azione che segue lo spartito e non prevede interruzioni. La musica dura esattamente un minuto e 34 secondi, il tempo di 42 scambi. La Spagna è la regina del possesso palla, le statistiche a fine gara sono quasi sempre scioccanti per l’avversario. Nell’incontro precedente, con la Repubblica Ceca, il bollettino diceva 80 per cento di controllo della Roja nel primo tempo e 77 per cento nel secondo. Ma questo è diverso, davanti alla messa in scena di un gol è come non esserci. Come se la Scozia non fosse stata schierata a contrastare, piuttosto a guardare. Darren Fletcher, uno che gioca nel Manchester United, non un pivellino, chiarisce il concetto: «Il punto è che non vorresti mai dover giocare con la Spagna, soprattutto una partita decisiva come nel nostro caso. Peccato ci sia toccata proprio lei». Fase due, rabbia. A quella ci pensa il portiere Allan McGregor, a lui tocca lasciare le impronte digitali su quel pallone incantato, a lui tocca svegliare lo stadio dallo stupore e riportare la gara alla normalità, è lui che non sa con chi prendersela e urla a vuoto. E pensare che ha un passato da bad boy, una reputazione da difendere: lo avevano bandito dalla nazionale per comportamenti scorretti e l’ultimo ct lo ha reintegrato per mancanza di talento. Il Cassano della Scozia che si ritrova ad essere un banale ingranaggio del concerto spagnolo. Fase tre, patteggiamento. Il gioco deve ripartire anche dopo una magia e se non vuoi che l’azione successiva sia un altro assolo ti tocca spremerti al massimo. Nello spogliatoio ci ha pensato il tecnico Craig Levein a risollevare gli animi: «Non dovevamo farci condizionare. Ci sono gli extra, quei momenti speciali e incontrollabili che non possono metterti ko. Quel gol va solo applaudito, la Spagna del resto ha vinto tutte le partite del girone». La Scozia ha saltato la fase della depressione ed è passata all’accettazione. Non c’è alternativa, la Spagna ha segnato il gol maravilla e tanto vale digerirlo. Era una ragnatela, traiettorie collegate a priori: finire in mezzo a quel disegno perfetto è una beffa. Meglio rimuovere le colpe. Gary Caldwell, vice capitano, il numero cinque che guarda incredulo mentre gli spagnoli se la intendono sotto il suo naso, firma la resa: «Se ti trovi davanti all’eccezionale c’è poco da stare a pensare. Bravi. Il punto è che abbiamo vissuto quel minuto di smarrimento e poi non ci siamo fatti tramortire. Non so come spiegarlo, ma quel gol è quasi un’ispirazione».