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 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

NON CI ACCOLLIAMO LA CRISI" E NEL VOCABOLARIO DEI RIBELLI SPUNTANO BOND E DERIVATI - ROMA

Agli indignati di via Nazionale, che nella versione italiana diventano "Incazzados" e appiccicano il nuovo conio sul blindato della polizia, ci si arriva riprendendo dal mondo quello che gli si era prestato. Quando torna, un anno dopo, il prestito è trasformato, è più grande. Si contestava la scuola italiana di destra, ora si contesta il mondo. Anche da noi, dove tutto è nato l´otto ottobre del duemilaedieci, la marcia dei trentamila studenti a Roma contro la Gelmini, adesso ci si accampa come si è fatto alla Puerta del Sol di Madrid: si picchettano le tende canadesi sulle vie di fuga dei sampietrini, si sistemano i generatori di corrente, si blocca il traffico a oltranza. Un gazebo verde di fronte ai furgoni della celere diventa il luogo delle interviste e Francesco Raparelli, uscito da poco dall´università romana con i suoi studi di Filosofia, dice: «Vogliamo i bond europei e non vogliamo uscire dall´euro, ma siamo riottosi ad accollarci una crisi creata dai ceti dirigenti mondiali. Lo gridiamo per le strade da un anno e ora vediamo che non siamo più soli».
In Italia il bolo della protesta precaria s´intuì sarebbe diventato un movimento con le assemblee affollate di Lettere all´università La Sapienza, giugno 2010. A ottobre la Generazione P., sta per Precaria, marciò in 85 città, occupò 99 facoltà. Era un anno fa. In dodici mesi la rivolta contro la precarietà ha contagiato il mondo. Le tasse triplicate nelle università inglesi, il ceto medio impoverito che affianca gli studenti nelle piazze di Tel Aviv. E i ragazzi di Santiago del Cile che provano a smantellare la scuola classista sopravvissuta a Pinochet. Un anno dopo, da ottobre a ottobre, la rivolta del mondo torna a casa e la protesta contro la Gelmini diventa l´assalto al santuario della finanza italiana, Bankitalia. «Attraverso il sito dei Draghi ribelli e Global Project stiamo chiedendo a chiunque abbia una tenda e una rabbia dentro di venire qui sotto», spiega Guelfo Carbone, studente della Sapienza. Sono in mille sui sampietrini, con il corpo di ballo che li accompagna. Sulle scalinate del Palazzo delle Esposizioni hanno sistemato la redazione militante: due computer portatili.
Gli indignados d´Italia e le Generazioni P. di tutto mondo chiedono il default selettivo: «Basta finanziamenti alle banche creatrici della crisi dei subprime, lo Stato tuteli solo i risparmiatori». Chiedono la scuola pubblica, la Tobin Tax sugli affari di Borsa. «Nel mondo il valore dei derivati è otto volte l´economia reale e gli Stati sovrani tagliano il pubblico impiego in Grecia e tolgono otto miliardi alla scuola italiana». Lo sostiene Giuseppe De Marzo, uno degli organizzatori del "Rise up" romano di sabato prossimo. All´Infedele di Gad Lerner ha detto in maniera esplicita: «Il capitalismo è finito, cerchiamo una nuova economia».
Da ottobre a ottobre agli studenti italiani si sono affiancati gli operai specializzati e il sindacato di base, e ora qui in via Nazionale c´è Giorgio Cremaschi, gli intramontabili leader dei Cobas scuola. Ma non guidano loro. I giovani "Draghi ribelli" hanno costruito l´assedio a Bankitalia su Facebook e Twitter. «Tutto spontaneo, senza vertici né portavoce», dice Andrea Alzetta, consigliere comunale di Roma in Action, «un vecchio no global come me che sa solo mandare le mail è tagliato fuori da ogni organizzazione». Luca Cafagna, leader degli universitari romani: «Abbiamo paura di una fase di transizione politica affidata all´ordine pubblico in strada». Vive nello studentato occupato di "Point Break", al Pigneto.
Ieri, non a caso, il movimento ha scelto tre studenti della Sapienza, una maschera da drago calata sul volto, per consegnare una lettera al presidente Napolitano. La Generazione P. italiana nella sua stagione di protagonismo si è mossa in parallelo con la politica ufficiale, contro il governo Berlusconi che inoculava nella società decreti di privatizzazione e competitività, «di classe ed esclusione». Ora, in una nuova mobilitazione rischiosa, sfida il presidente della Banca europea, Mario Draghi, e un governo nemico sempre più in difficoltà. «Vediamo chi cade prima», diceva lo striscione dello scorso autunno. Loro, indignados d´Italia, un anno dopo sono fermi sulle gambe.