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 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

IN CRISI IL PALAZZINARO DELLA CASTA

Nonostante i lauti gettoni che gli vengono versati dalla casta politica, Sergio Scarpellini non sembra vivere un momento troppo esaltante. L’immobiliarista, che attraverso la sua Milano 90 srl detiene tutti i principali immobili al centro di Roma affittati ogni anno a camera e senato, in questi giorni pare intenzionato a varare un corposo programma di licenziamenti.

A rischiare il posto sono circa 350 dei 531 dipendenti della Milano 90. La motivazione, formalmente, consisterebbe nella necessità di far fronte alla prospettiva di una riforma costituzionale che in questa legislatura dovrebbe portare al dimezzamento della struttura rappresentativa della camera dei deputati. Il fatto è che se si va a dare un’occhiata un po’ più profonda alla situazione finanziaria di Scarpellini emergono anche altri aspetti.

Il suo patrimonio immobiliare, grazie alle norme sulle rivalutazioni messe in campo nel 2008 da Giulio Tremonti, è sempre ingentissimo. Si tratta della bellezza di 1,2 miliardi di euro (a fine 2007, prima della rivalutazione, il pacchetto era iscritto in bilancio al valore di 494 milioni). Su buona parte di questo «tesoretto», però, pendono in abbondanza ipoteche a favore delle banche. Del resto nei confronti degli istituti di credito, a fine 2010, la Milano 90 aveva debiti per di 462,4 milioni di euro, in aumento rispetto ai 453,7 dell’anno precedente. Ma a pesare sulle spalle di Scarpellini sono anche i debiti nei confronti del fisco. Anche se considerevolmente diminuiti, questi continuano a incidere per ben 59,8 milioni. All’interno di questa voce, come si apprende dal bilancio 2010 della società, c’è un po’ di tutto: 9 milioni di Iva ancora non versata, 15,1 milioni di Irap (la cui restituzione è stata rateizzata), 8,4 milioni di Ires (anch’essi da restituire a rate), 3,6 milioni di Ici, 1 milione da versare ancora per i condoni fiscali del 2002, 40 mila euro per il condono edilizio di un immobile romano di via Flaminia, 20 milioni di euro a titolo di imposta sostitutiva da versare come conseguenza delle rivalutazioni operate nel 2008 sugli immobili di proprietà.

Insomma, il fisco fa paura a Scarpellini. A tal punto che la Milano 90 ha ritenuto di accantonare fondi che a fine 2010 ammontavano a 18,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai 12,9 stanziati a fine 2009. In particolare, spiegano i documenti contabili, 14 milioni sono stati accantonati per «sanzioni relative agli omessi versamenti delle imposte dirette, indirette e dell’Ici». Altri 4,2 milioni fanno invece riferimento agli «interessi di mora calcolati sugli omessi versamenti».

C’è poi il capitolo derivati, particolarmente spinoso per chi vive di finanziamenti bancari così cospicui. Qualche anno fa, per far fronte al rischio connesso ai tassi d’interesse, Scarpellini ha stipulato 3 interest rate swap su un capitale di riferimento di 212 milioni. Ebbene, a metà 2010 i contratti avevano fruttato una perdita di 22 mln e sono stati chiusi. Ed è questo l’esborso che ha causato il rosso finale di 16 milioni con cui la Milano ’90 ha chiuso l’esercizio (nonostante i ricavi si siano mantenuti sui 76 milioni, di cui ben 54 derivanti dagli affitti). Chissà, magari è anche per colpa di questi dati che Scarpellini sta pensando di licenziare 350 dipendenti. L’Usb (Unione sindacale di base), che ha denunciato questa intenzione, ha comunicato che nelle lettere inviate ai lavoratori ci sarebbe appunto un riferimento all’eventuale riforma che potrebbe dimezzare la struttura rappresentativa della camera. E per questo l’Usb ha chiesto un incontro ai questori di Montecitorio, perché ora «gli unici tagli alla casta vengono pagati dai lavoratori».