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 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

Primarie, Romney stacca i “sette nani” - I dibattiti televisivi tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca sembrano avere tutti la stessa caratteristica: la persona che ha avuto più successo nei sondaggi degli ultimi giorni viene attaccata da tutti i colleghi, e poco dopo ha una flessione

Primarie, Romney stacca i “sette nani” - I dibattiti televisivi tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca sembrano avere tutti la stessa caratteristica: la persona che ha avuto più successo nei sondaggi degli ultimi giorni viene attaccata da tutti i colleghi, e poco dopo ha una flessione. Chi ne trae vantaggio è Mitt Romney, che consolida sempre di più il suo ruolo di «front runner» inevitabile. È andata così anche martedì sera, quando gli otto candidati del Gop si sono trovati di fronte nell’Auditorium del Dartmouth College, una università dell’Ivy League in New Hampshire. Stavolta, essendo l’economia il tema del dibattito, sulla griglia ci è finito Herman Cain, ex manager di un’azienda che vendeva pizza. Lui, per rilanciare l’America, propone un piano chiamato 9 - 9 -9, con cui in sostanza vorrebbe rivoluzionare il sistema fiscale. L’obiettivo sarebbe eliminare tutte le tasse sui capital gain, le eredità, le ritenute sugli stipendi, e sostituirle con tre voci fisse: una imposta del 9% per le aziende, una analoga sui redditi personali, e una nuova tassa federale del 9% sul consumo, cioè una specie di Iva. «Le risposte semplici sono sempre molto utili, ma spesso inadeguate», gli ha detto Romney, che invece ha presentato un piano di rilancio economico in 59 punti, e ha difeso la riforma sanitaria varata quando era governatore del Massachusetts e accusata ora di aver ispirato quella di Obama. Michele Bachman ha preferito la simbologia biblica del numero attribuito all’anticristo, 666, per attaccare Cain: «Rovescia i numeri del piano 9 - 9 - 9, e scopri che il diavolo si nasconde sempre nei dettagli». Jim Huntsman invece ha sfottuto Cain per i suoi precedenti manageriali: «Quando l’ho sentito la prima volta, pensavo che 9 - 9 - 9 fosse il prezzo di una pizza. No Herman, ci servono soluzioni fattibili». Cain sostiene che con il suo piano pagherebbero tutti e pagherebbero meno, generando più entrate, riducendo il debito e stimolando la ripresa, attraverso gli investimenti delle aziende e le spese dei consumatori. Molti economisti, anche di matrice repubblicana come Bruce Bartlett, gli rispondono che in realtà il piano 9 - 9 - 9 diminuirebbe le tasse dei più ricchi ma aumenterebbe quelle dei poveri, penalizzati in maniera maggiore dalla nuova tassa sui consumi. Non ci sono calcoli, poi, che garantiscano una crescita delle entrate fiscali grazie a questo schema, e quindi una riduzione del debito. Negli ultimi giorni, però, Cain è salito nei sondaggi, arrivando spesso secondo dietro Romney, e quindi il suo piano si è ritrovato al centro degli attacchi. Questo potrebbe penalizzare l’unico candidato nero del Gop, ma anche regalargli una nuova pubblicità gratuita. Dalla scena invece è quasi sparito il governatore del Texas Perry, che dopo tre dibattiti insipidi o negativi ha visto precipitare in fretta le sue fortune. Ha promesso anche lui un piano dettagliato che presenterà domani, ma non ha offerto dettagli, e i blog più feroci si sono chiesti se martedì sera fosse seduto al tavolo o dormisse. Dopo il match televisivo del New Hampshire, dove Romney ha adottato la nuova strategia di ignorarlo, il governatore del Texas ha sbagliato anche la data della Rivoluzione americana, anticipandola al Sedicesimo secolo. È presto per sapere se gli attacchi contro Cain eroderanno il suo consenso, ma finora le debolezze degli avversari hanno finito per consolidare l’immagine di Romney come il candidato inevitabile. Lo hanno aiutato anche le polemiche scatenate da un pastore evangelico vicino a Perry, che ha detto di preferire un presidente cristiano a uno mormone, mentre martedì ha incassato il prezioso sostegno del governatore del New Jersey Christie. Fino a qualche giorno fa Christie era un potenziale candidato, ma dopo la rinuncia ha sostenuto Mitt. Questa scelta copre le spalle di Romney con l’elettorato conservatore, e dimostra che l’establishment del partito si sta spostando dalla sua parte.